Gatto nero, gatto bianco, di Emir Kusturica (1998)

di Girolamo Di Noto

Nell’universo variegato e un po’ folle di Kusturica, Gatto nero, gatto bianco, Leone d’argento a Venezia ’98, emerge incontrastato come esempio di cinema surreale, magico. C’è qualcosa nel cinema del regista bosniaco che sprigiona una forza visiva e un’apertura di sguardo inconsuete. I suoi film non possiedono una chiave di lettura razionale, ma sono un susseguirsi di immagini che invitano al sogno, alla fantasia.

Matko, un gitano buono a nulla, sembra aver trovato l’affare della sua vita: rubare un treno carico di benzina per poi rivenderlo al mercato nero. Suo socio sarebbe Dadan Karambolo, boss degli zingari scoppiato e cocainomane. Qualcosa va storto e Dadan, furioso, chiede come risarcimento che Zare, il figlio di Matko, sposi sua sorella Afrodita, meglio conosciuta come Bubamara, coccinella, per la sua bassissima statura. Ma Zare nel frattempo si è innamorato, ricambiato, della bella Ida. Il matrimonio viene comunque organizzato, ma i colpi di scena sono solo cominciati.

Raccontato e lasciato sullo sfondo il dramma della ex Jugoslavia, così ben rappresentato nei film precedenti, Kusturica rende omaggio in questo film al mondo dei gitani e lo fa mettendo in atto una fiaba che parte dallo Shakespeare di “Sogno di una notte di mezza estate” e arriva ai fumetti di Alan Ford, per poi citare Fellini e arrivare a comprendere molto dell’immaginario del cinema del passato. Già la prima sequenza – l’incontro tra Matko e Grga che si svolge in un cortile stracolmo di oche – rimanda all’incipit di La guerra lampo dei fratelli Marx.

L’illustrazione di questo mondo fiabesco, in cui si spara molto ma non ci sono praticamente morti, ha comunque il valore di una dichiarazione poetico-politica. Kusturica dipinge anche qui, come nel bellissimo film Underground, un mondo alla deriva, sgretolato dalla violenza, dall’avidità, in cui regna la corruzione, ma lo racconta in chiave grottesca e surreale. Gatto nero, gatto bianco è un film che ritrae in modo malinconico e allegro le contraddizioni della ex Jugoslavia. La scena del maiale che sgranocchia la carrozzeria di una vecchia automobile è la metafora lampante di un mondo senza più riferimenti. Il denaro è sempre la molla che fa scattare ogni gesto, la corruzione e la criminalità dilagano, la società patriarcale è imperante, i clan sono armati, le leggi ingiuste degli adulti sembrano regnare incontrastate, eppure in questo film il tono divertito e scanzonato mette da parte per un momento il dolore di un popolo martoriato, offre la speranza di trovare un piccolo pertugio per fuggire dall’orrore. Kusturica sembra scegliere il registro comico non per fuggire dalla realtà ma per guardare con altri occhi le sue contraddizioni.

Unico possibile rifugio, sembra volerci dire il regista, è la fantasia. Il mondo di Gatto nero, gatto bianco sembra uscito dai quadri di Chagall e dal realismo magico dei romanzi di Gabriel Garcia Marquez: se i morti di Underground erano straziati e offesi, qui i deceduti resuscitano e partecipano alle feste senza nessun bisogno di spiegazione; è un mondo in cui la fantasia impera, dove sugli alberi possono crescere anche i musicisti, un mondo picaresco, grottesco, dalla smodata allegria, dalla musica balcanica incalzante, un western gitano incentrato su due famiglie e sulle loro faide contraddistinto da una baraonda di colori, da banchetti nuziali che trionfano di cibo, alcool e musica, popolato da personaggi esagitati, sovraeccitati, ingenui e con la disperata voglia di sentirsi vivi.

I personaggi di Kusturica sembrano vivere in un mondo sospeso, galleggiano o fluttuano in una dimensione leggera e onirica. È proprio questa leggerezza e voglia di ribellarsi alla realtà oppressiva la caratteristica principale dei giovani innamorati del film di Kusturica. Il sentimento d’amore, quello vero, che lega i giovani risiede nel loro essere opposti l’uno con l’altro. Zare è bruno, carnagione scura, lento, sognatore, Ida è bionda, sempre in movimento, sveglia, pragmatica. Così come è piccola e indomita Afrodita e spilungone e idealista Grga. Dichiarano il loro amore in mezzo alla natura: tra i girasoli, in mezzo al fiume, in un bosco. In una felice condizione di isolamento dalle insidie del mondo. La meravigliosa scena d’amore nel campo dei girasoli non rappresenta altro che il candore come unica via d’uscita dal mondo criminale.

Il film è un caleidoscopio di immagini eccessive, pervaso da una serie di personaggi che sembrano uscire dai fumetti e da situazioni strutturate sul grottesco. Indimenticabili il ras Dadan (lo strepitoso Srdjan Todorovic) che porta il crocifisso che contiene la cocaina, la zingara incinta che chiede l’elemosina doppia perché l’ecografia fa prevedere due gemelli, il telefonino che funziona se si innaffia il palo di legno, la sedia da paralitico di Grga Pitić che si trasforma in scoppiettante veicolo, il corpo morto ora pesante ora leggero del corrotto doganiere bulgaro che continua ad alzarsi e abbassarsi in relazione ai tentativi di Matko di strappargli la valigetta.

La grande forza di Kusturica è data dalla dimensione poetica ed evocativa che riesce a creare sullo schermo, dalla straordinaria capacità di creare affollati quadri in movimento, favole che, seppur di tono amaro, possono far sognare. Succedono cose strane in questo film, immagini di speranza si alternano ad altre più cupe. Ancora una volta immagini contrapposte emergono per raccontare com’è bella e complicata la vita. Immagini che concentrano soprattutto l’attenzione sulla figura della sposa, tanto cara e presente nei film del regista bosniaco. Come le spose di Chagall hanno un che di lieve e spirituale, così quelle di Kusturica sembrano voler scomparire da un mondo che non appartiene più a loro.

Michele Affinito on Twitter: "Uguale ai personaggi del film Gatto nero  gatto bianco di Kusturica.… "

In Gatto nero, gatto bianco non sarà però l’aria, ma l’acqua ad accompagnare il volo, la fuga delle spose. La presenza dell’acqua come elemento di purificazione, il battello che permetterà a Zare e Ida di allontanarsi dai conflitti, la dote in denaro nascosta nella fisarmonica che consentirà alla giovane coppia di affrontare il futuro senza troppi problemi, rappresentano infine la summa degli innumerevoli simboli sparsi in questo frizzante film, opera geniale di un autore che dà vita alla possibilità che si realizzi un amore felice e sereno e che ritiene fondamentale come solo nell’arte, nella poesia e nella musica possa risiedere la vera ricchezza.

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