Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel (Netflix, 2021), di Joe Berlinger.

di Roberta Lamonica

“Sei sempre perseguitato dall’idea di sprecare la tua vita”. (Chuck Palahniuk)

Crime Scene Netflix | re-movies
Locandina

Sulla scena del delitto – Il caso del Cecil Hotel: premessa

Che fine ha fatto Elisa Lam? Joe Berlinger prova a ricostruire la storia e a ragionare su come, da un caso di cronaca che ha tenuto a lungo gli Stati Uniti con il fiato sospeso, abbia preso vita una leggenda metropolitana ancora oggi, a indagini concluse, difficile da smontare. Ron Howard è tra i produttori esecutivi – con lo stesso Joe Berlinger e Sara Bernstein, tra gli altri – di questa docu-serie statunitense in 4 puntate della durata di circa un’ora ognuna, allo stesso tempo avvincente e inquietante.

Sulla scena del delitto – Il caso del Cecil Hotel: la storia e il video

È nel gennaio del 2013 che la ventunenne Elisa Lam, studentessa canadese di origini asiatiche, decide di partire per il primo viaggio da sola alla scoperta della West Coast statunitense. Una ragazza come tante, introversa e sensibile, Elisa affida sogni, paure ma anche la più banale quotidianità a Tumblr, social su cui scrive continuamente, ‘diario personale’ che raccoglie tutti i moti della sua anima, letteralmente. Giunta a Los Angeles, Elisa alloggia allo Stay on Main, precedentemente The Cecil Hotel, grande albergo in stile Beaux Arts con una lunga storia di gloria e declino, elegante destinazione alla moda negli anni ‘40 e in seguito location di suicidi, crimini, stupri, smercio di droga e addirittura dimora di serial killer (‘The Night Stalker’ Richard Ramirez e il reporter austriaco Jack Unterweger), forse anche favoriti dalla vicinanza di The Cecil a quella ‘terra desolata’ che è la Skid Row, una delle zone più malfamate di Los Angeles.

The Cecil Hotel | re-movies
Una foto dall’alto di The Cecil Hotel

Elisa Lam scompare dopo qualche giorno di permanenza all’ex Cecil Hotel. Le strane circostanze della sparizione e la mancanza di sviluppi verso la soluzione del caso portarono la Polizia di Los Angeles a compiere una mossa del tutto inusuale e inaspettata: il rilascio del video da una telecamera di video sorveglianza dell’ultimo avvistamento di Elisa in uno degli ascensori del Cecil. Il video – che mostra Elisa comportarsi in modo alquanto bizzarro – negli anni ha avuto più di venticinque milioni di visualizzazioni e subito dopo il rilascio scatenò l’interesse dei ‘web sleuth’, investigatori del web che analizzarono il video nei mimimi dettagli, in maniera morbosa, contribuendo in maniera decisiva alla creazione dell’atmosfera gotica da film horror, da ghost story, intorno alla scomparsa di Elisa.

Elisa’s footage | re-movies
Elisa nel video delle telecamere di sorveglianza del Cecil

Sulla scena del delitto – Il caso del Cecil Hotel: un progetto riuscito in parte

Il progetto di Berlinger è sicuramente interessante ma funziona fino a un certo punto, purtroppo. Interviste inedite ai protagonisti del caso – l’investigatore capo della polizia, la direttrice dell’albergo, l’anatomopatologo – non aggiungono molto al caso di Elisa Lam, né contribuiscono a confutare e smontare i risultati delle indagini. L’intento dichiarato è dimostrare che oggi, nell’era della ‘post verità’ – come il regista stesso la definisce – chi fa una narrazione più convincente, più avvincente, assurga al ruolo di detentore della verità, quale essa sia. Una storia dai tratti inquietanti e misteriosi non deve necessariamente far saltare a conclusioni sulla base di prove molto deboli e poco circostanziate, essenzialmente frutto della suggestione e della fantasia di qualcuno. Le dichiarazioni dei diversi ‘novelli Holmes’, le loro certezze, i loro pellegrinaggi telecamera in mano al Cecil, la ricostruzione degli ultimi momenti di vita di Elisa, se all’inizio incuriosiscono e avvincono, dopo un po’ diventano irritanti. Berlinger cerca di smontare le tesi cospirative e i misteri creati dagli infiammati investigatori del web intorno al caso di Elisa, usando purtroppo la loro stessa insistenza sugli stessi ‘forzati’ dettagli del caso. Il regista afferma di voler ‘riportare Elisa in vita’, cercando di far emergere la persona reale rispetto al personaggio creato in seguito alla divulgazione e alla ossessiva analisi di quei quattro minuti di video, in cui il comportamento di Elisa è quantomeno anomalo, certo. E per far ciò lascia ampio spazio alla lettura dei suoi scritti, di quei pensieri a cui non trovava altra ‘casa’ che la ‘permanente inconsistenza’ del web.

Amy Price Cecil | re-movies
La allora direttrice del Cecil, Amy Price

Certo, piuttosto che speculare così a lungo sulle teorie più disparate, la docu-serie avrebbe potuto centrarsi maggiormente sulla perniciosità silente della malattia mentale, della vergogna sociale che ancora la circonda e del vortice di solitudine in cui cade chi ne è affetto. Elisa era malata e la malattia era il suo fantasma, quello più reale e tangibile, quello che scacciava con le sue mani da quel corridoio dell’albergo in cui sarebbe andata incontro alla morte. Coincidenza che il test per un’epidemia di tubercolosi scoppiata poco dopo a Los Angeles si chiamasse LAM ELISA e coincidenza che le circostanze della sua morte abbiano punti in comune con la trama del film horror del 2005 Dark Water, remake americano di un film giapponese con lo stesso titolo, basato su un racconto del 1996 di Koji Suzuki. Elisa Lam aveva un disturbo bipolare e forse questo è ciò che l’ha portata alla morte. Nessuna traccia, nessuna evidenza scientifica di ciò che per anni è stato speculato sulla sua morte.

The canishing at The Cecil hotel  | re-movies
A scene from the docu drama

Sulla scena del delitto – Il caso del Cecil Hotel: l’importanza della location nel making up di una leggenda metropolitana

Molto interessante è invece il discorso di Berlinger relativo all’elezione di un luogo a location perfetta per fatti criminosi. È innegabile che la storia del Cecil Hotel, la sua struttura austera e silenziosa, i corridoi labirintici che si intersecano, creino l’atmosfera adatta alla percezione che sia ‘naturale’ che LÌ abbiano avuto luogo i più truci crimini e misteri. Al Dakota di Manhattan a New York – l’edificio in stile gotico utilizzato per l’horror Rosemary’s Baby di Roman Polanski – si sostituisce un austero edificio Beaux Arts in California; alle atmosfere inquietanti del ‘tranquillo’ e silenzioso motel Bates nel mezzo del nulla, si sostituisce un severo monito di cemento in mezzo alla vita frenetica della Los Angeles contemporanea; allo Stanley Hotel, situato nel mezzo del nulla di Shining, si sostituisce il centralissimo albergo a buon mercato nella downtown di LA. Luoghi perfetti per raccontare storie maledette.

Fatto sta che Elisa Lam è morta e che – insieme quelle della sua famiglia – anche altre viste siano state distrutte. Sì pensi a Pablo Vergara, death metal rocker, accusato di essere l’assassino di Elisa dai sedicenti investigatori, le cui sentenze mediatiche sembrano pesare di più di quelle dei tribunali.

Eh ere the streets have no  name  | re-movies
The U2

Netflix ha messo a segno un altro colpo con un prodotto che in definitiva ‘narra’ gli eventi allo stesso modo di coloro che vuole in qualche modo mettere sotto accusa. Del Cecil Hotel vorremmo poter ricordare soprattutto il video con le suggestive inquadrature dall’edificio accanto, dove gli U2 improvvisarono un concerto dal vivo nel 1987, per l’uscita, guarda caso, della canzone “Where the streets have no name”, strade anonime, dimenticate come Elisa non voleva fosse – ma temeva fortemente sarebbe stata – la sua vita.

🟥 https://youtu.be/GzZWSrr5wFI

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