Weekend, di Andrew Haigh (Regno Unito, 2011)

di Nicole Cherubini

Due ragazzi si svegliano nello stesso letto, in un piccolo appartamento di Nottingham. Hanno passato la notte insieme, ma non si conoscono: si erano incontrati in un locale la notte prima, ed il resto era venuto da sé. Ora che è mattina, Glen mette un registratore davanti al viso di Russell (il proprietario dell’appartamento) e gli chiede di parlare del loro incontro notturno. Già da questo primo scambio di battute si cominciano a delineare i caratteri dei ragazzi: Glen spiega che sta raccogliendo testimonianze sui suoi incontri sessuali per un progetto artistico e che Russell, la notte prima, era stato solo un ripiego. Russell, più timido, non si sente così lusingato, e i due si salutano in fretta.

Nonostante ciò, il giorno dopo Glen va a prendere Russell alla piscina dove lavora come bagnino. Glen rimarrà a Nottingham solo per i prossimi due giorni, poi partirà per Portland per studiare arte. Perché non passare quest’ultimo weekend insieme?

Una premessa semplicissima per un film tutt’altro che semplicistico. Girato in soli 17 giorni, con un budget irrisorio, Andrew Haigh confeziona un film sulla quotidianità dei sentimenti, sulla loro instabilità, sull’epifania dell’incontro. Pur essendo i due protagonisti omosessuali, non si tratta di una pellicola “a tema queer” o sulle lotte della comunità lgbt. Come ha detto Tom Cullen (attore che interpreta Russell) in un’intervista, “E’ un film sull’amore, e il desiderio, e il bisogno, quei tratti umani. Non sulla sessualità.” Il regista (anche sceneggiatore e montatore) crea questa empatia con lo spettatore tramite i dialoghi. I dialoghi tra i due ragazzi permettono di mostrare due diversi approcci all’amore, alla società, alla vita. Glen è molto aperto, non nasconde a nessuno di essere gay, parla della sua vita privata anche nei suoi progetti artistici e trova che gli etero accettino gli omosessuali solo se omologati e addomesticati. Secondo lui nessuno vuole vivere apertamente e lasciare che gli altri lo facciano, “meglio dare una colata di cemento e prendersi un barbecue…Ma perché volere il cemento quando potresti avere quello che vuoi?” Il personaggio di Russell è più introverso, e vive con disagio la propria omosessualità. Frequenta solo un gruppo di amici fidati tra cui Jamie, il miglior amico e confidente di sempre.

Le 48 ore della finzione narrativa e i 97 minuti di film sono sufficienti al regista per ritrarre con minuzia di particolari i due protagonisti. Ce li mostra la sera, a ballare in un locale o alle macchine a scontro. Russell racconta di come sia cresciuto in famiglie affidatarie, Glenn di come le nudità maschili di “Camera con vista” gli abbiano fornito l’illuminazione finale sulla sua identità…Li ritroviamo infine a casa a parlare, tra alcol e droghe varie, ma con molta lucidità, nel cuore della notte.

La domanda è sempre la stessa: che cos’è l’amore? E’ qualcosa di fugace? Una relazione? Un matrimonio? Glen non sopporta l’ostinazione degli etero a formalizzare i sentimenti; sposarsi solo “per comprarsi casa e prendere un cane di nome Buster” ; Russell trova che non ci sia nulla di più radicale di due uomini che decidono di passare la vita insieme, nonostante i pregiudizi altrui. All’ostinazione di Glen, che crede di vivere l’amore liberamente, salvo poi negarsi alle relazioni, Russell non può che ribattere:”Ma non capisci che alcune persone vorrebbero solo provare ad essere felici?

A domande come questa non possono esistere risposte univoche, tuttavia il regista confeziona un film intimo, che, pur riflettendo la sua personale esperienza di uomo gay, allo stesso tempo parla a tutti. I personaggi sono giovani che vivono alla giornata, senza un futuro prestabilito, ma che anelano a trovare la loro idea di felicità, di libertà.

Così, quando Russell correrà alla stazione per un ultimo saluto, anche il cinico Glen dovrà ammettere:”Beh, questo è il nostro momento alla Notthing Hill, giusto?”

Al secondo lungometraggio, il regista Andrew Haigh scrive e dirige un film in cui la carenza di fondi e di grandi star sono soppesate da un’ottima scrittura e da un’intensa e partecipata interpretazione dei due attori protagonisti, Tom Cullen e Chris New. Molto presente è anche la rappresentazione della nudità, della fisicità dell’amore, che pure evita il voyerismo e pruderie varie. Presentato in molti festival internazionali e vincitore di numerosi premi (due assegnati dal British Indipendent Film Awards), la pellicola ha avuto in Italia una distribuzione difficoltosa.

Distribuito nelle sale da Teodora nel 2016, il film è stato proiettato in pochissime sale a causa dell’opposizione della Commissione nazionale per la valutazione dei film della Conferenza Episcopale Italiana, la quale ha etichettato i film come “Sconsigliato/Scabroso.” Di fatto, pare che le linee guida adottate da tale Commissione debbano essere rispettate anche nelle sale “laiche,” cioè non gestite da ecclesiastici. Questo permette di fatto alla Cei di intervenire sulla fruizione di film che comunque erano già stati visionati e controllati dal Ministero dei Beni Culturali.

Considerati tali fatti, è lecito auspicare una maggiore circolazione di pellicole capaci di parlare del presente e, perché no, di essere “problematiche,” di osare; ricordare quanto il diritto alle proprie scelte individuali non sia negoziabile.

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