L’Arminuta, di Giuseppe Bonito (2021)

di Roberta Lamonica

“Mia sorella. Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia. Da lei ho appreso la resistenza. Ora ci somigliano meno nei tratti, ma é lo stesso il senso che troviamo in questo essere gettate nel mondo. Nella complicità ci siamo salvate”.

(L’Arminuta)
Locandina de L’Arminuta

L’Arminuta, diretto da Giuseppe Bonito, tratto dall’omonimo romanzo di Donatella Di Pietrantonio e unico italiano nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma, è un film splendido. Scarno, con dialoghi essenziali e atmosfere rarefatte, con suggestioni estetiche che ricordano il capolavoro rurale di Ermanno Olmi, L’Arminuta racconta una storia dura, fatta di sentimenti repressi e istinti fin troppo espressi; di solide tradizioni contadine e di nascoste vergogne piccolo-borghesi; di istruzione che libera da un destino di deprivazione e povertà e di ignoranza che rende schiavi e spesso incapaci di distinguere il bene dal male.

Meravigliose le donne di questo film delicato e bellissimo in costante equilibrio tra silenzi, sguardi pieni di domande e momenti di dolore incontenibile. Alle due giovanissime protagoniste, scelte tra più di tremila ragazzine abruzzesi, Sofia Fiore e Carlotta De Leonardis, si affiancano le ‘due madri’ Vanessa Scalera e Elena Lietti. Tutte magnifiche. Tutte unite dal bisogno di essere accettate, riconosciute, amate.

Vanessa Scalera e Sofia Fiore

Una mano che spalma con delicatezza la crema solare, un’altra che allaccia con dignità la cintura di un abito liso; sorrisi di vergogna per un comune abbandono e goffi tentativi di chiedere perdono per il male fatto. Città e campagna, ricchezza e povertà, mare luminoso e lunare entroterra montuoso abruzzese, ruvido e aspro. Poli opposti che cercano una conciliazione, anime forgiate dalla terra su cui hanno camminato e dalla vita che hanno avuto in sorte. Tutto è polarizzato, nel film: luce ed ombra, lingua e dialetto, amore e… perdita.

Le due mamme, in particolare, incarnano questa polarità: quella incapace di sorrisi e coccole ma capace di sopportare il lutto più grande e di proteggere quella figlia ‘arminuta’ dalla delusione di una scoperta troppo dolorosa; e quella che invece sorride, dà denaro e opportunità per il futuro, ma che resta impigliata in un matrimonio violento in modo strisciante, moderno e incapace di difendere l’amore per quella figlia non generata e forse non abbastanza amata.

Elena Lietti

Tra abbracci dati, negati, sperati si compie la formazione dell’Arminuta, la ‘ritornata’, una ragazzina di 13 anni di cui non viene mai pronunciato il nome, novella Alice, ricondotta alla sua famiglia biologica nelle montagne abruzzesi dopo aver vissuto in affido presso la famiglia piccolo borghese di due lontano parenti in città. ‘Un’aliena’, come lei stessa si descriverà alla sorella Adriana, un ‘pacco da spostare’ come griderà alla madre in un momento di rabbia. Sarà un lento avvicinamento verso questa famiglia che non l’ha voluta – una madre respingente, un padre indurito dalla fatica (Fabrizio Ferracane), un fratello grande (Andrea Fuorto) che fa carezze poco fraterne e altri due che la detestano platealmente – a determinare il futuro di questa ragazzina dai capelli rossi e dagli occhi verdi, stupore e terrore sul suo viso innocente. Sale e scende le scale della vecchia casa di campagna, L’Arminuta. Un saliscendi di emozioni contrastanti, segnatempo della sua crescita personale. Scale che la portano lì dove c’è turbamento, lì dove si gioisce per un piccolo successo, o lì dove una macchia gialla sul materasso significa sì fragilità e tenerezza ma anche la scoperta di e la crescente intimità con una sorella l’amore per la quale va oltre ogni altro possibile sentimento.

Carlotta De Leonardis (Adriana) e Sofia Fiore (L’Arminuta)

Emozioni su una giostra al luna park, che quando si ferma, si ferma anche l’emozione e scende un velo di tristezza sugli occhi. Emozioni nel bianco di un paesaggio innevato dove un mattone caldo consola e conforta. Emozioni davanti alla terra che scende tra le dita di un ‘alieno’ come lei su una bara bianca o sulle lacrime di Madonna di una madre devastata. Ma in un’esperienza corale di dolore -quello femminile più tangibile, quello maschile trattenuto e sordo- tutti imparano a donare qualcosa di sé, a togliere la terra da sentimenti soffocati, a indossare un cuore d’oro di forza e consapevolezza.

Sofia Fiore

E in un tuffo al mare, nell’affidarsi completamente l’una all’altra, le due giovani protagoniste troveranno forse la pace; nella sorellanza, quel legame di sangue e d’amore più forte di tutto, troveranno quella sintesi che è l’anelito di tutto il film, la semplicità e la assoluta limpidezza di Adriana e la maturità cristallina e consapevole dell’ Arminuta che guardano mano nella mano verso un’orizzonte che ha nel loro affetto la più grande prospettiva e la luce più splendente.

🛑 Trailer ufficiale

5 risposte a "L’Arminuta, di Giuseppe Bonito (2021)"

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      1. Cara Roberta… a Sassari mica è arrivata L’Arminuta! 😡 Dire che sono arrabbiata è un eufemismo!
        Che città del 🥦🥦🥦! Spero sia questione di giorni e che sia prevista in programma!
        Buona giornata a te 😘

        "Mi piace"

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