I Classici Cattivi Disney

di Fabrizio Spurio

Parte 2

Lasciando da parte i quattro cattivi soprannaturali, ci sono anche una terna di villains umani che hanno veramente poco da invidiare a quelli già presi in considerazione. Mi sto riferendo a Lady Tremaine (“Cenerentola“), Frollo (“Il Gobbo di Notre Dame“) e Shan Yu (“Mulan“). Sono questi dei cattivi che rientrano nei canoni già esaminati per i loro colleghi magici: spietati, senza scrupoli nei confronti delle persone che prendono di mira, e per due di loro non esistono freni, giungendo anche all’omicidio. Lasciano un ben misero margine all’ironia e sono pronti a qualunque bassezza pur di far trionfare le proprie ragioni. Ecco quindi tre umani da tenere d’occhio e da non sottovalutare: a volte l’apparenza può ingannare.

Lady Tremaine è la più anziana del gruppo in senso cronologico, apparsa nel film “Cenerentola” del 1950, animata da Frank Thomas. E’ una donna vedova, giunta a seconde nozze con un nobile già padre di una bambina. Anche Lady Tremaine ha due figlie, e ben presto rivelerà il suo vero carattere nei confronti della figliastra. Morto il padre della fanciulla la relegherà in una torre appartata del castello paterno e la tratterà come una serva. Tremaine farà di tutto per farla sfigurare davanti alle sue bambine. Cenerentola diventerà la sguattera della casa, serva nella sua stessa dimora, mentre le sorellastre la fanno da padrone, sperperando e mandando in rovina quanto il padre di Cenerentola aveva costruito di buono. Il tutto naturalmente sotto il beneplacito della madre. Lady Tremaine non perde occasione per umiliare la figliastra, anche beffandosi di lei, esemplare in questo senso il suo acconsentire che la ragazza possa partecipare al ballo al palazzo da re, sempre se riuscirà a trovare un vestito adatto. Naturalmente farà in modo che la ragazza non riesca a trovare un vestito, sottoponendole servizi su servizi, impedendole di ritagliarsi il minimo spazio di tempo libero. Ma non ha fatto i conti con i piccoli amici di Cenerentola, i topi e gli uccellini: saranno loro, con inventiva ed insospettate capacità sartoriali, a confezionarle un abito all’altezza della situazione. La reazione di Lady Tremaine alla vista della figliastra, vestita con un abito di gran lunga migliore di quello pomposo ma ridicolo delle figlie, le scatenerà un attacco di crudeltà raffinata: con poche parole, quasi vaghe e insinuanti, spingerà le figlie a stracciare con ira e violenza il vestito di Cenerentola, riducendolo a brandelli. La perfidia dell’azione di Tremaine è perfettamente calcolata. Aveva promesso alla ragazza di poter venire al ballo se fosse riuscita a trovare un vestito, e come dice lei stessa, dopo averla vista con l’abito : “io non mi rimangio mai la parola!” In questo è sottilmente crudele, stimolando l’invidia delle figlie, di fatto non proibisce a Cenerentola di andare al ballo, ma scatena le reazioni, molto più grezze, delle sorellastre, spingendole a compiere lo scempio sul vestito. Lei rimane pulita, non si sporca le mani con questo tipo di azioni, ma le fa sporcare ad altre… Ad un certo punto della pellicola il personaggio di Tremaine assume tratti quasi luciferini. In seguito all’annuncio della prova della scarpetta, per convolare a nozze con il principe, Cenerentola si lascia andare, con una bella dose di incoscienza, ad atteggiamenti che lasciano capire a Tremaine che era lei la misteriosa ragazza, che la sera del ballo a palazzo aveva conquistato il cuore del principe. Il momento dell’intuizione rivelatrice è simboleggiato dall’improvviso scurirsi, quasi fino al nero, del volto di Tremaine, solo gli occhi, verdi e crudeli, stretti in una fessura accusatrice, rimarranno luminosamente visibili. Tremaine ha capito e deve agire velocemente. Ed in questo momento, tramite un’inquadratura dall’alto, altamente minacciosa, la vediamo salire le scale della torre dove vive Cenerentola. La sequenza trasmette un forte senso di minaccia, e come nella scena precedente, la figura di Tremaine è immersa nell’oscurità, ma rimangono ben visibili gli occhi. La scena è ricca di tensione, che giunge all’apice nel momento in cui vediamo il riflesso della matrigna nello specchio, dove Cenerentola si sta sistemando per ricevere il granduca con la scarpetta per la prova. Cenerentola fa in tempo a voltarsi, solo per vedere Tremaine chiuderle la porta a chiave. Nonostante questo, ancora una volta grazie all’intervento dei suoi piccoli amici, Cenerentola riuscirà ad incontrare il granduca, e Lady Tremaine compirà il gesto estremo: fa inciampare il paggio che ha la scarpetta, facendola cadere a terra e frantumandola. Se le sue figlie non potranno sposare il principe allora neanche Cenerentola dovrà farlo! Ma c’è il colpo di scena finale a vanificare tanta perfidia: Cenerentola possiede la seconda scarpa di cristallo. Lady Tremaine è sconfitta con un ultimo sguardo di sgomento. Per lei non c’è altro da fare e tutti i suoi sogni di gloria per le odiose figlie svaniscono in un istante. Tremaine è una donna autoritaria, anche con le figlie. E’ lei che comanda, che sorveglia l’andamento della casa e le sue finanze. Di fatto trasforma il suo castello in una prigione per Cenerentola, che non vediamo mai uscire oltre il recinto delle mura domestiche. E la stessa stanza di Lady Tremaine è praticamente la sua sala del trono: la prima volta che la vediamo Tremaine è a letto. Il letto è enorme, e non sfigurerebbe accanto ai troni di Grimilde o di Malefica (per non parlare di quello poverissimo di Cornelius…).

Alla larghezza fa eco una profondità che incute timore reverenziale, come se quel materasso esageratamente largo avesse il compito di mantenere le distanze tra la matrigna e la plebe. L’effetto inquietante è ottenuto anche dal baldacchino che sormonta la testa del letto, che oscura l’immagine di Lady Tremaine, facendola emergere dal buio lentamente, presentandocela con un effetto efficace che la rende, già in quel momento, potente e crudele agli occhi dello spettatore, come a voler sottolineare che davanti a lei non c’è speranza di appello. Lei giudica e punisce, e non si ribattono le sue scelte. Quando dovrà elencare i doveri giornalieri che attendono Cenerentola, li enumererà uno alla volta, ed ogni ordine è pronunciato come fosse una frustata sulla schiena di Cenerentola. La violenza psicologica castrante che usa sulla figliastra è peggiore di qualunque punizione fisica.

Altro umano, freddamente asservito alle sue convinzioni, è il giudice Claude Frollo. Il personaggio, animato da Kathy Zielinski nel 1996. E‘ forse uno tra i personaggi più complessi sul piano psicologico. Un ministro di chiesa, che ha votato la sua vita alla cattura degli zingari, che lui vede come incarnazione della devianza morale dalla strada della rettitudine, come esternazione degli istinti più peccaminosi dell’animo umano.

Frollo ha indetto una vera e propria crociata contro gli zingari, che giudica portatori di disordine all’interno della città, e della società in generale. Userà ogni mezzo per stanarli e per distruggerli. Il suo scopo principale è la ricerca della Corte dei Miracoli, il loro covo. Sarà proprio durante una retata che provocherà la morte della madre di Quasimodo, bambino ancora in fasce, sul sagrato della cattedrale. E non esiterebbe a gettare il neonato in un pozzo, giudicandolo un mostro, se non fosse per l’intervento dell’arcidiacono. Allora Frollo vuole nascondere le tracce della vergogna dell’omicidio perpetrato, decidendo di rinchiudere Quasimodo nel campanile della cattedrale. Lo terrà lì rinchiuso, lontano dagli occhi di tutti, in un mondo fatto di statue e campane. Intanto compirà su di lui un lavaggio del cervello, giorno per giorno, instillando nella sua mente l’idea di essere un mostro, un essere di cui tutti avrebbero paura, ribrezzo. Il piano è perfetto se non fosse per l’intromissione di Esmeralda. Quando Frollo avrà un incontro con lei, allora le sue barriere cadranno. In quel momento conosce il piacere dei sensi, un piacere che per tutta una vita aveva mantenuto relegato dentro sé stesso, non cedendo mai a quelle che lui crede essere tentazioni, ma in realtà solamente esternazioni naturali di un animo sano. Ma c’è anche la presa di coscienza che la sua passione è indirizzata proprio verso una persona che lui odia, verso una zingara, e cioè la razza che da sempre cerca di distruggere. In questo senso è indicativa la canzone di Frollo. Le canzoni dei cattivi, nei film Disney, sono sempre portate ad avere in sé un lato umoristico, mostrando anche una dichiarazione d’intenti del personaggio, come del resto succede per le canzoni dei protagonisti. Questa di Frollo, a confronto delle altre, risulta però essere quella più drammatica, più seria, quindi in linea con il personaggio. Con Frollo non ci sono battute, scherzi o intermezzi divertenti, ma solo dramma. La sequenza è costruita con maestria, con visionarietà e spettacolarità notevoli. Frollo è divorato dal conflitto interiore, vorrebbe essere giusto, ma sa che l’animo vuole la carne della ragazza. Intorno a lui un conclave immaginario lo condanna ad un “mea culpa” che comunque lui sa di non poter fare. Non da la colpa a se stesso per questa passione, ma ad Esmeralda che lo avrebbe stregato, per questo la vede come spirito infernale, tentatore, tra le fiamme del caminetto. Lui, come dice nella canzone, è il più puro “di tutta questa plebe intorno a me”! Quindi lui si mette su un piano di perfezione, di rettitudine che gli altri non potranno mai raggiungere. Ma il suo destino è segnato quando, metaforicamente, le fiamme dell’inferno lo avvolgeranno, quasi replicando l’idea della scena del Monte Calvo in cui Chernabog si faceva avvolgere dalle fiamme del sabba. Alla fine della canzone pronuncerà alcuni versi che sono significativi: “Dio sii buono con lei, Dio sii buono con me! Ma lei sarà mia o morirà!” Due versi che si oppongono, che si annullano; il secondo verso annulla il primo. Vuole il perdono di Dio, per sé e per la zingara, ma solamente perché il suo essere uomo di chiesa gli impone di dirlo. Nel secondo verso c’è tutta la verità di Frollo, vuole la zingara a qualunque costo. Di fatto con questa canzone si decreta quella che sarà la sua dannazione.

Da quel momento diventerà ancora più spietato: darà alle fiamme Parigi, comanderà la morte di persone innocenti pur di trovare Esmeralda. Alla fine riuscirà nell’intento con un inganno, riuscendo ad avere con un colpo solo sia Esmeralda che la Corte dei Miracoli. Davanti al sagrato di Notre Dame appronterà il rogo per bruciare Esmeralda, a meno che lei non acconsenta di diventare la sua donna. Al rifiuto della ragazza Frollo scatenerà tutta la sua furia. Arriverà anche a dare l’assalto a Notre Dame, incurante di quello che rappresenta quest’azione: un rifiuto alla chiesa, quindi alla stessa santità del proprio animo. Non ha più alcun freno, capisce che la sua anima è condannata e non gli interessa. Nel finale inseguirà Quasimodo ed Esmeralda tra gli spalti della cattedrale, e sarà proprio sulla balconata che si compirà il destino di tutti. In una sequenza, durante lo scontro, vediamo un particolare paragone che ci riporta all’inizio della pellicola, come si trattasse di un riflesso della memoria: Quasimodo, mentre cerca di difendersi dai colpi di Frollo, si trova in piedi sulla balaustra della balconata. Frollo in quel momento gli lancia il suo mantello, avvolgendolo e strattonandolo, cercando di farlo precipitare nel vuoto. In questo preciso istante Quasimodo sembra essere di nuovo avvolto nelle fasce, come quando da bambino Frollo lo voleva gettare nel pozzo. Si ripresenta quell’immagine simbolo del braccio teso del ministro mentre sta per gettare, li nel pozzo, qui nel vuoto, Quasimodo. Ma la fine attenderà proprio il ministro, e sarà lui a precipitare “…in un oceano di fiamme!”, come aveva pochi istanti prima decretato, quale fine dei perversi. E cadrà aggrappato ad un gargoyle, animatosi diabolicamente, quasi a volergli dire che ormai la sua anima corrotta appartenga ora all’inferno, quell’inferno dove Frollo precipiterà, fisicamente e metaforicamente. Un inferno creato indirettamente da lui stesso, quando, a seguito del suo attacco, Quasimodo, per difendere sé stesso e i suoi amici, farà precipitare dagli spalti della cattedrale una colata di ferro fuso.

Un discorso a parte merita il palazzo di Frollo, il palazzo di Giustizia. E’ un vero e proprio castello del male, con le segrete che risuonano delle urla dei prigionieri, mandati a tortura dal perfido ministro. Il palazzo non ha nulla da invidiare ai castelli dei classici cattivi, da Grimilde a Cornelius, ed è simbolicamente rappresentato come contraltare di Notre Dame, come a dire che il Bene e il Male si fronteggiano in continuazione: in più di una scena vediamo uno dei due palazzi ripreso dalle finestre dell’altro. Le due costruzioni verranno idealmente ad unirsi e quindi a scontrarsi, durante la canzone di Quasimodo\Frollo, nella quale il primo canta la speranza, mentre il secondo cede alla tentazione e quindi alla dannazione dell’anima. Un filo tra due palazzi che si taglierà presto con la follia del ministro.

Siamo quindi arrivati al 1998, e facciamo la conoscenza di un altro cattivo, che potremmo definire come l’anello di congiunzione tra l’uomo e l’animale: Shan-Yu, dal film “Mulan”, animato da Pres Romanillos. Shan-Yu è il capo dell’armata Unna, che muoverà contro l’impero cinese, penetrando oltre la muraglia. E’ una macchina da guerra, un animale con l’intelligenza spietata del condottiero, una forza enorme al servizio di un fisico da conquistatore. Il corpo è possente, gli occhi due fessure di furia implacabile, dalle pupille gialle. Non si ferma davanti a nulla, neanche ai bambini: tramite una bambolina, portatagli dal suo falco, riuscirà a capire le caratteristiche di un villaggio e delle forze dell’armata che in quel villaggio ha fissato il campo base. Naturalmente sarà tutto raso al suolo, nessuno sarà risparmiato. Sorprende quanto un corpo tanto massiccio possa avere un’agilità felina, scattante e precisa. E letale. I particolari del volto riportano all’idea dell’animale: come detto gli occhi gialli sono ferini. Inoltre non esiste la sclera, ma solo una zona d’ombra a circondare la pupilla. Già questo lo potrebbe accomunare ad un animale.

Questo particolare è indicativo del fatto di come gli occhi siano lo specchio dell’animo in alcuni personaggi, e potremmo paragonare Shan-Yu con il personaggio della Bestia, del film “La Bella e la Bestia” del 1991. In quel film gli occhi erano il riflesso di un animo umano, nel corpo di un animale, in questo avviene l’opposto, e cioè, la bestia nel corpo di un uomo. In effetti anche le misure dei due personaggi sono simili, ed osservando bene la bocca di Shan-Yu possiamo notare che ha i canini più sviluppati. Naturalmente il suo essere barbaro, la sua spietatezza e forza, fanno da contrappunto a Mulan, una donna minuta, sicuramente priva di forza ma ricca di intuito e intelligenza. Lo scontro tra i due non è impari come potrebbe sembrare: dove difetta una qualità primeggia l’altra, i due nemici sono praticamente alla pari. Non c’è molto da dire su Shan-Yu, perché poco si sa di lui, a parte la sua fama di distruttore. Torna in questo film l’utilizzo di un animale particolare per il cattivo: questa volta è un falco, Hayabusa, elegante ma preciso e letale, che rispecchia ed incarna l’animo del cacciatore che si agita dentro Shan-Yu. Un animo che lui riesce a malapena a controllare, e che nelle sequenze di battaglia libera in tutta la sua devastante, ma precisa, potenza. Il suo primo incontro\scontro con Mulan sarà tra i monti innevati. Sulla sommità del colle lo vedremo stagliarsi in tutta la sua maestosità, in sella al suo cavallo. Per un attimo l’immagine ci fa pensare che lui si sia presentato solo allo scontro contro l’armata cinese: la sua sicurezza potrebbe suggerirci che lui si sente capace di affrontare tutti e vincere comunque. Solo qualche istante dopo ci rendiamo conto che dietro di lui c’è un vasto esercito di barbari che lo segue.Quando viene sconfitto per la prima volta da Mulan, durante la battaglia tra i monti, lo troviamo sepolto sotto una valanga di neve. Da quella neve uscirà, lui ed i pochi sopravvissuti della sua possente armata, come uno zombi che sbuca dalla sua tomba: la mano schizzerà fuori dalla neve, aperta, bramosa di vendetta e lui pian piano si farà strada tra il manto bianco, con gli occhi pieni di un odio che è rigurgitante d’ira. Quando alla fine riuscirà a penetrare nel palazzo dell’imperatore della Cina, scoprirà che Mulan in realtà è una donna, e quindi in lui si raddoppia il sentimento di vendetta: quando fu sconfitto sotto la neve aveva creduto che quello che lo aveva bloccato era un soldato, mai avrebbe pensato di essere fermato da una donna. E quindi all’odio si somma anche la vergogna: nessuno deve sapere questa cosa, quindi quella ragazza va eliminata. Non ci possono essere testimoni della sua vergogna! Lo vediamo quindi inarrestabile, sfondare porte, spaccare pilastri di legno, far saltare anche il tetto del palazzo reale, pur di inseguire Mulan che si era rifugiata li sopra. Ma sarà ancora una volta l’ingegno della ragazza ad avere la meglio, mandando il capo degli unni contro un deposito di fuochi d’artificio, facendolo saltare in aria, eliminando per sempre le tracce della minaccia Unna. Naturalmente per questo cattivo non ci sono canzoni nel film, non sarebbe stato possibile crearne una per lui. Sarebbe stato svilente, ed il personaggio avrebbe perso tutta la sua inumanità. Un essere così non merita nessun tipo di immedesimazione da parte del pubblico, che anzi lo odia senza alcuna remora. L’unico modo per parlare a questo personaggio è solo con la violenza, l’unico linguaggio che comprende e che conosce.

Continua…

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