Futura, di Pietro Marcello, Francesco Munzi e Alice Rohrwacher (2021)

di Nicole Cherubini

“Nascerà e non avrà paura nostro figlio
Su quali strade camminerà
Cosa avrà nelle sue mani, le sue mani
Si muoverà e potrà volare
Nuoterà su una stella…”
(Lucio Dalla)

E’ una materia incandescente, non ancora plasmata, quella di cui si occupa questo documentario, approdato recentemente nei cinema dopo la prima a Cannes e il passaggio alla Festa del Cinema di Roma. Sono i giovani, anzi, i divenenti, il soggetto di questo “film libero dalla meta”, che intende indagare i sogni, le ambizioni e le insicurezze  dei ragazzi di oggi.

Intenzione dei 3 autori era di realizzare una fotografia dei ragazzi italiani tra i 15 ed i 20 anni: l’obiettivo non era dare un giudizio sui giovani d’oggi, ma produrre un documento per un ideale archivio dell’immaginario, in cui dare carta bianca ai protagonisti. Per fare ciò i registi hanno rinunciato all’autorialità, lavorando congiuntamente e montando il girato insieme. L’unica impronta che rimane dei registi è quella della voce fuori campo che pone ai ragazzi la domanda delle domande: ma tu come lo vedi il futuro?

La stessa domanda viene posta a ragazzi residenti nelle grandi metropoli (Roma, Milano, Torino, Napoli) e in periferia, in campagna ed in città. La macchina da presa (il documentario è stato girato in pellicola) indugia sui volti ancora acerbi, a volte imbarazzati, ma anche spontanei, aspettando di cogliere le loro opinioni… Un dato interessante che emerge è la grande varietà e complessità, a sottolineare il fatto che non esiste “un giovane tipo” e che espressioni come “bamboccioni” o “sdraiati” sono perlopiù etichette superficiali. Nonostante la giovinezza sia spesso considerata l’età più spensierata, i ragazzi intervistati sono tutto fuorchè ottimisti, soprattutto riguardo al lavoro. Molti di loro pensano che non avranno mai l’opportunità di affermarsi e di farsi una famiglia in Italia, perciò sperano in un futuro migliore all’estero. Altri favoleggiano sulla carriera di calciatore o attore. Ciò che emerge dalle interviste, anche a detta dei registi, è come i ragazzi siano influenzati dal contesto sociale: la mancanza di lavoro, di opportunità e di accesso di cultura non fanno che erodere i sogni e le ambizioni dei divenenti.

Un altro elemento che è entrato a forza nel film, così come nella realtà di tutti, è la pandemia. Le riprese, iniziate nei primi mesi del 2020 sono state interrotte, per poi proseguire a singhiozzo a seconda dei livelli di allerta delle regioni italiane. Ed ecco che i volti dei ragazzi, anche loro muniti dell’immancabile mascherina, sembrano ancora più angosciati non tanto dall’avvenire, ma da un presente statico, che rischia di lasciargli in eredità anche un immaginario contaminato.

Tuttavia, il documentario di Munzi, Marcello e Rohrwacher non intende presentare una foto dei “giovani precari”, né un elenco di lagnanze. Dal loro lavoro (ispirato alle inchieste di Comencini e Soldati) emergono anche lo slancio, l’energia di questi ragazze e ragazzi: alcuni affermano che la cultura è ciò che ci protegge dalla paura dell’ignoto, altri che il razzismo è un retaggio di un passato ormai obsoleto. Un ragazzo dice: “C’abbiamo l’energia, c’abbiamo tutto quello che serve, la buona volontà… Paure sì, chi se ne frega, dai, no?”.

Difficile aggiungere altro. Lo spettatore finisce per affezionarsi a questa meglio gioventù sconosciuta e che presto si evolverà in altro. “Futura” è in realtà la testimonianza di un canovaccio ancora da scrivere.

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