America Latina, di Damiano e Fabio D’Innocenzo (Italia/2021)

di Vincenzo Laurito

America Latina - Film (2021) - MYmovies.it

La nuova vita di Littoria comincia. Sono sicuro che i coloni qui giunti saranno lieti di mettersi al lavoro anche perché hanno in vista, fra 15 o 20 anni, il possesso definitivo del loro podere. Io dico ai contadini e ai rurali, che sono particolarmente vicini al mio spirito, che essi, da vecchi soldati, debbono affrontare fieramente le difficoltà che si incontrano quando si comincia una nuova fatica. Debbono guardare a questa terra che domina la pianura e che è un simbolo della potenza fascista. Convergente verso di essa troveranno, quando occorra, aiuto e giustizia!” (discorso per l’inaugurazione di Littoria , Benito Mussolini . 1932)

Latina, oggi. Lo schermo si apre con la cinepresa che corre vorticosa attraverso un paesaggio spoglio, campi di grano abbandonati, canneti qua e là. Macchie grigie che nella visione accelerata dei titoli di testa giacciono su una tavolozza di colori informi, mescolati freneticamente. L’occhio dello spettatore è disturbato da queste prime immagini nervose, con le quali a fatica intuisce il sentiero tracciato dalla soggettiva che, attraverso la macchina da presa, ci conduce infine sul luogo ove il racconto inizia.

L’ouverture di “America Latina” è folgorante , potente, ci immerge subito nel cuore del racconto filmico, sebbene non lasci trasparire nulla di ciò a cui stiamo per assistere. Ma già si capisce che siamo ben lontani da quell’irreale luogo immaginifico inventato dalla retorica mussoliniana, luogo di belle speranze e di pionieri che con l’aratro e il sudore avrebbero solcato trionfalmente quella paludosa pianura pontina, Eldorado mai esistito e presto dimenticato. È ben altro ciò che vuole mostrarci il terzo film dei fratelli d’Innocenzo, uscito il 13 gennaio in tutte le sale dopo il passaggio in concorso all’ultimo Festival di Venezia, partendo da un’ossessione irreale attraverso gli occhi di un personaggio molto reale e apparentemente anonimo.

Massimo Sesti, protagonista principale del film, interpretato con assoluta grazia e bravura da Elio Germano, certezza ormai inossidabile nel panorama recitativo italiano, è un tranquillo dentista che vive alla periferia di Latina, in una bella villa isolata da tutto e tutti, assieme al resto della propria famiglia. Tutto sembra perfetto nella vita di questo normalissimo professionista, una moglie devota, due splendide figlie adolescenti ,bionde e dal volto angelico che suonano il piano facendo commuovere il benevolo animo paterno. Egli incarna appieno la rispettabilità guadagnata con il sudore e la fatica del proprio lavor , in silenzio e senza eccessivi clamori. E’ tutto ovattato, lineare, senza sbavature, il percorso di vita del sig. Sesti. Magari può apparirci un po’ noiosa questa routine familiare ma tant’è, al protagonista va bene così e ne sembra affatto appagato. Ma poi un bel giorno, Elio Germano/Massimo Sesti scende nel seminterrato della sua fastosa casa di design per un banale incidente domestico, e scopre che nulla nella sua vita sarà più come prima (o forse non lo è mai stato). Vi troverà una bambina legata alle tubature dell’acqua, probabilmente rapita, che per qualche oscuro motivo ora si trova nell’abitazione del dentista.

Non possiamo dire altro, non dobbiamo dirlo, anche perché lo svolgimento ulteriore di questo racconto non segue una coerenza logica, e tutto ciò che appare sullo schermo potrebbe essere soltanto il frutto della nostra immaginazione, o delle allucinazioni dello stesso protagonista, con il quale lo spettatore vive una inevitabile simbiosi, e che al pari del personaggio principale appare sin da subito confuso, spiazzato da ciò che vedrà in quell’oscuro seminterrato, e comincerà a porsi delle ovvie domande e a mettersi in discussione.

All’uscita del film i due talentuosi registi/fratelli hanno spiegato America Latina con queste semplici parole: raccontare la luce di un amore attraverso le tenebre. Ma non c’è alcuna luce, nessun amore in questa storia. Esistono delle ossessioni, quelle del protagonista, incapace di accettare la realtà, inadeguato a vivere nel consesso civile, pur riuscendo ostinatamente a indossare la maschera del padre e marito ideale, dell’uomo perbene schivo, ma sempre gentile con gli altri. Ma al contrario, egli è nell’intimo profondamente lacerato da vecchi traumi infantili, e da un amore quello sì, ma negato dal padre, verso cui ora nutre un odio profondo che al contempo lo fa stare male.

Massimo Sesti,  è l’evoluzione moderna del fascista Marcello Clerici, personaggio ambiguo che Alberto Moravia descrisse in maniera lucida e folgorante nel suo capolavoro Il Conformista. Al pari del personaggio creato dalla penna di Moravia, Massimo è, come Clerici, un conformista alienato e bisognoso di approvazione, che indossa una maschera per potersi sentire finalmente accettato. In entrambi i casi essi sono la trasfigurazione del male che vuole uscire dalle tenebre dell’emarginazione, dopo un’infanzia infelice costellata da traumi e padri assenti. Ma a differenza del cinico e spietato Clerici, Massimo Sesti è fragile, un uomo debole che vorrebbe soltanto dare e ricevere amore, ma restituisce soltanto violenza e dolore a chi gli sta accanto, in primis alla sua famiglia, che inerme assisterà ai suoi deliri mentali e ai frequenti vuoti di memoria che non gli consentono di stabilire il momento esatto in cui il mostro, la belva latente che è in lui, ha potuto provocare ciò che ha (apparentemente visto) nel seminterrato.

Luce e tenebre, alto e basso, ascesa e inferi, visibile e invisibile, sono questi i livelli e le geometrie variabili con le quali dobbiamo leggere il film dei fratelli D’Innocenzo, e sui quali si regge l’intero plot narrativo. Il film a volte fa fuori fuoco, come le immagini che riprendono la desolante pianura pontina e alcune volte la trama fa dei giri a vuoto, come la sceneggiatura molto piena di carne al fuoco che purtroppo si perde poi nei rivoli irrisolti della messa in scena. America Latina ci lascia dunque spiazzati, forse un po’ delusi, ma siamo sicuri che tutto ciò che abbiamo appena visto, sia realmente accaduto? Allucinazione? Delirio? Sogno? Primo piano stretto su un volto angelico (la moglie, forse esistita soltanto nella mente del protagonista), buio dissolvenza. Fine

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