di Andrea Lilli –
Deliziosa commedia dal ritmo veloce e felicemente autoironica, Un messicano sulla Luna giunge oggi nei cinema e nel sudore delle arene estive opportuno come un sorriso sotto l’ombra, una fetta di cocomero fresco, un mojito in ciabatte, un tuffo al tramonto, insomma è un momento di puro relax da suggerire e condividere.

Il paesino di Wapakoneta, USA, e il borgo di Llano Grande, Messico, fino al 1930 non avevano avuto probabilmente nulla in comune, se non il numero ridotto di abitanti e gli innumerevoli astri da ammirare nel cielo boreale, luna compresa, che a luglio quando è piena sembra così calda e croccante da far venire voglia di tirarla giù e mangiarla con una birra gelata. Poi venne Neil Armstrong, il primo terrestre a passeggiarci sopra. 55 anni fa: un piccolo passo per un uomo, ma… Uomo americano o messicano? Nato il 5 agosto 1930 a Wakaponeta, Ohio, o a Llano Grande fra equatore e Tropico del Cancro? Lo sapremo definitivamente grazie a questo film.

Luglio 1969. Nel mese della missione Apollo 11, Simón (Héctor Jiménez) è un ingenuo giornalista di belle speranze che sbarca il lunario facendo il cameriere nel locale gestito da Mary, moglie pragmatica al nono mese di gravidanza. Un quotidiano di Guadalajara potrebbe assumerlo a tempo pieno ed elevarlo a maggior rango, realizzando il suo sogno, se solo riuscisse a scrivere un buon articolo prima del giorno dell’allunaggio, e lui intuisce uno scoop clamoroso nel corso di una cena tra amici: sembra che Neil Armstrong – uno dei tre astronauti dell’Apollo 11 – sia in realtà El Güero (il Biondo), un messicano emigrato da ragazzo negli Stati Uniti in cerca di fortuna, ma i suoi compaesani non vogliono parlare di questo segreto di Pulcinella. Perché la sua vera identità è tabù? Quale misteriosa ragione impone che non debba essere svelata? Simón corre a Llano Grande, il paesino natìo di El Güero, a compiere il suo dovere di giornalista, oltre che di messicano.
“Un messicano sulla Luna è motivo di orgoglio nazionale. Immagina cosa direbbero i russi! È una notizia che deve girare in tutto il mondo. Ci dev’essere un motivo se vogliono nasconderla. Il dovere del giornalista è la ricerca incessante della verità!”.

L’imperativo categorico inciso sul dorso della sua agenda – DUBITA INDAGA VERIFICA – lo spinge senza esitare ad interrogare l’omertosa comunità locale, accompagnato dall’amico italiano Carlo (Alessio Lapice). Ben presto Simón raggiunge Juanita, la vecchia madre di El Güero, e si impossessa delle prove della verità negata, malgrado gli ostacoli frapposti in particolare dal minaccioso prete, l’inquietante Padre Raymundo (un bravissimo Roberto Ballesteros), e dal sindaco, il cornuto Don Enrique, che sguinzaglia un improbabile segugio alle calcagna del giornalista. Nemmeno Mary, la moglie supergelosa riesce a fermarlo, finché l’impavido Simón non inciampa nella sua stessa impulsività e viene arrestato come ladro, rischiando il linciaggio (la pubblica autodifesa in versi è una sequenza irresistibile). L’intera verità verrà comunque fuori, seppure diversa da quella supposta da Simón: l’articolo apparirà, il giornalista scarcerato, assunto e premiato, e finalmente sarà riconosciuto al nome di Neil Armstrong ciò che è di messicano.
Prodotto con partecipazione italiana, nato dall’omonimo romanzo scritto nel 2010 da Manuel Sánchez de la Madrid, scrittore di Colima, la regione in cui è ambientato, Un messicano sulla Luna distribuisce i ruoli della commedia classica con un humour tutto suo senza mai cadere nel macchiettismo scontato. Per giunta, coinvolgendo nelle riprese col giusto dosaggio gli abitanti del posto, il suo intreccio paradossale guadagna in agilità e credibilità.
Il regista Francis Levy Lavalle lo aveva appena iniziato a girare quando è scomparso improvvisamente, per un malore cardiaco durante i sopralluoghi. Il film è stato dunque realizzato dal suo assistente José Luis Yáñez López alla prima prova di regia, positiva senz’altro.
Collocabile nella categoria delle cosiddette commedie per famiglie, è un film gradevole e ben fatto, da vedere magari insieme allo stralunato L’uomo che comprò la luna (2018) e al più noto, uscito in questi giorni intorno al tema del primo allunaggio e relativi pseudosegreti, Fly Me to the Moon (2024).
- In Italia dal 19 luglio



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