Nelle tue mani: un Billie Elliot… musicista.

Ludovic Bernard firma un lungometraggio pieno di buoni sentimenti e di messaggi edificanti, adatto in particolare agli adolescenti in un ottica di ‘romanzo di formazione’.

Nelle tue mani (AU BOUT DES DOIGTS) racconta la favola di Mathieu Malinski (Jules Benchetrit), adolescente eccezionalmente dotato e talentuoso delle banlieues parigine che si eleva rispetto una condizione di disagio socio-economico-culturale grazie alla musica e all’aiuto delle ‘fate madrine’ Pierre Geithner(Lambert Wilson), direttore del conservatorio di Parigi e la Contessa ( Kristin Scott Thomas) che lo seguirà nel suo percorso di miglioramento tecnico e caratteriale.

Nelle tue mani è proprio il film di cui gli adolescenti hanno bisogno, in questo momento storico. Abituati a vedere i loro sogni sviliti e infranti nella cronaca e anche sugli schermi, storie di gioventù rubata, violata, disperata, i ragazzi che vedranno questo film usciranno dal cinema con la speranza e l’ottimismo che è giusto che abbiano alla loro età.

Una struttura narrativa lineare e semplice con un uso minimo dell’ellissi e con qualche flashback funzionale a spiegare e giustificare una certa irascibilità del protagonista, rende la visione del film fruibile a un pubblico ampio e diversificato.

Bernard non si addentra nell’analisi sociale del fenomeno delle periferie, in questo caso della periferia parigina, e dell’impatto che l’emarginazione ha sugli equilibri sociali. Con leggiadria e voluta superficialità ci mostra la parabola positiva di un unico fortunato giovane che grazie a un dono e all’incontro con un buon maestro riesce dove milioni avrebbero fallito.

Il cineasta francese non si addentra nemmeno nell’analisi delle dinamiche relazionali e interiori dei personaggi, caratterizzando in modo unidimensionale ognuno dei protagonisti.

In definitiva è una bella favola, Nelle tue Mani, un po’ Cenerentola, un po’ Billy Elliot dove le belle cose trionfano senza ombra alcuna, dove l’amore tra un ragazzo ai margini della società e una bella violoncellista borghese è possibile grazie all’intercessione del ‘dono’, dove non c’è nemmeno l’Antagonista e dove gli amici abbandonati e un po’ traditi si trasformano in aiutanti e compaiono provvidenzialmente al momento giusto… per portare Mathieu incontro al suo sogno e per applaudirlo nel momento del trionfo in un teatro pieno di tutto ciò che il film ci ha raccontato. Si piange, ci si commuove, si ‘tifa’ e si esce più leggeri e positivi perché nonostante tutto “… vissero felici e contenti”.

Roberta Lamonica

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