Tramonto. L’orrore dietro la bellezza

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Di tali tramonti, quello dai tratti più distinti, il «tramonto del mondo antico», lo abbiamo dinanzi agli occhi, mentre già oggi cominciamo a sentire in noi e intorno a noi i primi sintomi di un fenomeno del tutto simile quanto a decorso e a durata, il quale si manifesterà nei primi secoli del prossimo millennio, il «tramonto dell’Occidente». (Oswald Spengler)

Un microcosmo individuale come riflesso di quel macrocosmo chiamato Europa. Un dramma personale che riflette il declino di una civiltà e la distruzione che imperversa sul Vecchio Continente. 1913, Budapest, Ungheria, nel cuore dell’Europa. La giovane Irisz Leiter giunge nella capitale ungherese inseguendo il proprio sogno: lavorare come modista nella leggendaria e rinomata cappelleria Leiter, appartenuta ai suoi genitori prima che morissero in un incendio. Ma il suo ritorno non è accolto favorevolmente e genera un concatenarsi di eventi imprevisti e violenti dietro cui si celano figure misteriose e sovversive, come il fratello che Irisz non sapeva di avere, Kálmán. La ragazza viene incitata da chiunque a fuggire e lasciare la città, ma ormai è tardi, Irisz ha bisogno di recuperare le macerie di ciò che rimane del suo passato e niente potrà dissuaderla dal seguire le tracce del fratello.

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Alle luci di un mondo elegante e sontuoso, frequentato da ricche dame ingioiellate e aggraziate fanciulle alla moda, si contrappongono le ombre di vicoli bui e luoghi segreti, dove si trama per realizzare cambiamenti radicali. Irisz si addentra in queste due realtà senza mai retrocedere, silenziosa e confusa, ma quanto mai ostinata. La prima inquadratura del film è un suo primo piano: indossa un cappello e una delle modiste del negozio alza la veletta per scoprirle il viso. Un’immagine molto suggestiva per un film che ruota intorno allo svelamento del mistero e alla mancanza di trasparenza. Riuscirà la giovane protagonista a vedere la verità negli occhi? Lo spettatore è da subito invitato a condividere lo stesso stato di confusione emotiva e intellettiva della donna, scaraventato come lei in un labirinto di informazioni contraddittorie e insoddisfacenti da cui sembra impossibile ricostruire una verità sensata. Così le atmosfere e la tensione di un thriller hitchcockiano e di un noir si riversano sulle ambientazioni di un film che per certi versi ricorda visivamente Il filo nascosto.

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La regia è dell’ungherese László Nemes, che ha ottenuto la fama mondiale con Il figlio di Saul, intenso film sull’Olocausto vincitore nel 2016 dell’Oscar come Miglior film straniero. Tramonto, presentato in concorso alla 75esima Mostra di Venezia, è un film esteticamente impeccabile e di grande grazia. I suoi chiaroscuri sono eccezionali e la fotografia in generale merita un encomio speciale, così come i costumi e le scenografie. Lo stile di Nemes rende palpabile l’intimismo della vicenda, la personale ricerca della donna nel proprio passato, inquadrandola elegantemente, con primi piani e riprese di spalle effettuate in movimento. Un vagare disorientato verso la scoperta di ciò che si cela dietro il fasto e la bellezza e di quali forze oscure siano pronte ad agire. Il ritratto allegorico di una civiltà in rovina, apparentemente sempre splendente e prosperosa, ma ormai consunta e giunta al proprio tramonto, come quello che sublimemente illumina il viso di Irisz.

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Una notte interminabile si affaccia sull’Impero austro-ungarico, destinato all’autodistruzione, in procinto di essere annientato da forze interne invisibili e minacciose, vittima dell’orrore da se stesso generato. Già, l’orrore. Una parola chiave più volte adoperata nel film per esprimere un male mai del tutto manifesto eppure percepibile e claustrofobico. Dietro la bellezza si nasconde l’orrore, ci fa intendere Nemes. Un orrore che sfocerà in una violenta deriva inevitabile: la Prima Guerra Mondiale. Il percorso interiore di Irisz non riguarda solo la scoperta e consapevolezza del male esistente, ma la scelta di come rapportarsi a esso, ignorandolo, combattendo con altrettanta violenza o immergendosi coraggiosamente nel dolore altrui. In tal senso Tramonto è anche un interessante storia di formazione sul rapportarsi del singolo individuo con la Storia e l’ambiente circostante, giungendo a una conoscenza molto più profonda di se stesso e del proprio ruolo nel mondo.

Corinne Vosa

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