Mia e il leone bianco, un lucido ed emozionante sguardo sul futuro (di Laura Pozzi)

“Tra tutti gli animali l’uomo è il più crudele. E’ l’unico a infliggere dolore per il piacere di farlo”

(Mark Twain)

Sudafrica, una porzione di mondo remota, affascinante, complessa associata ad un ideale di purezza e libertà, messo costantemente alla prova dall’inarrestabile sete di potere e avidità dell’essere umano. Mia e il leone bianco pellicola diretta da Gilles De Maistre e presentata in concorso alla Festa di Roma 2018, è un opera apparentemente innocua, riconciliante, destinata ad un target commerciale ben preciso (quello dei ragazzi) e volta a riprodurre quel mondo idilliaco dove il rapporto uomo natura sembra aver trovato il giusto equilibrio nel garantire e preservare la sopravvivenza di ogni specie. In realtà De Maistre (già fine e apprezzato documentarista) grazie alla preziosa collaborazione di Kevin Richardson uno dei massimi zoologi viventi denominato l’uomo che sussurrava ai leoni, trasforma una storia di buoni sentimenti in un vero e proprio atto d’accusa dove la banalità del male irrompe in tutta la sua agghiacciante normalità. Il film uscito nelle sale il 18 gennaio ha fatto registrare un consistente afflusso di pubblico confermandolo campione d’incassi nel weekend. Il successo di una pellicola considerata erroneamente e approssimativamente solo per famiglie rappresenta un ottimo punto di partenza per chi si batte da sempre in difesa dei più deboli (anche se nel caso specifico trattandosi di leoni, suona vagamente contraddittorio), ma soprattutto per chi è all’oscuro o quasi delle raccapriccianti dinamiche celate dietro al destino di questi magnifici esemplari. Mia è un intrepida dodicenne costretta a trasferirsi in Sudafrica per seguire l’attività di famiglia che vede impegnati i genitori nell’allevamento dei leoni a scopo conservativo (o almeno così lei crede). Animata da uno spirito inquieto e ribelle poco propenso al compromesso fatica non poco ad adattarsi alla nuova condizione, ma l’arrivo di Charlie un cucciolo di leone bianco mitiga gradualmente il suo ostracismo, portandola ad instaurare con il giovane felino un rapporto profondo ed esclusivo. Ma il tempo si sa è tiranno e alle volte poco sensibile ai moti del cuore e non fanno certo eccezione i due improbabili amici improvvisamente cresciuti e alle prese con inevitabili e irrisolvibili problemi di convivenza. Non per l’indomita Mia che dopo aver scoperto la grave minaccia incombente sul futuro di Charlie deciderà di correre qualsiasi rischio per portare in salvo il suo amico. Gilles De Maistre è un regista audace, dotato di coraggio appassionato e feroce risolutezza, capace di dedicarsi per tre lunghi anni alla realizzazione di un progetto ambizioso e a suo modo spericolato. Il risultato è un’opera sorprendente, volutamente sperimentale dove ogni elemento rispecchia con assoluta fedeltà il tema trattato concedendo allo spettatore la rara opportunità di vivere e sentire la storia nella più totale autenticità. Nessun trucco, nessun effetto speciale solo emozione e suspence. Per arrivare a questo la veemente Mia interpretata da una coinvolgente Daniah De Villiers si è sottoposta insieme a Charlie ad un vero tour de force che li ha visti crescere insieme sotto l’occhio attento, ma mai invasivo della macchina da presa, ricalcando per certi versi le orme lasciate da Richard Linklater nel suo Boyhood. La supervisione di Richardson si è rivelata fondamentale nel far interagire i protagonisti e parte del cast con un leone in carne ed ossa e nel costruire una relazione complicata costellata da innumerevoli rischi. La scommessa si è rivelata ardua, ma vincente soprattutto perchè il film si spinge oltre la tematica ecologista per analizzare temi più spinosi, quale il difficile rapporto padre figli caratterizzato alle volte da opportunismo e ipocrisia letali come un veleno. Se è vero come professava la grande Elsa Morante il mondo sarà salvato dai ragazzini, l’unico antidoto per dare una chance al nostro pianeta sembra risiedere proprio nello sguardo vergine e cristallino di Mia, nella sua ostinata determinazione e nella sua comprensibile voglia di futuro.

Laura Pozzi

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