’Lanterne rosse’, di Zhang Yimou, (1991)

Nel suo saggio ‘L’avorio ideologico di Jane Austen’ (1974), Silvano Sabbadini evidenzia come per la scrittrice inglese il matrimonio corrisponda alla ‘morte’ per le protagoniste dei suoi romanzi. E infatti ogni romanzo di J. Austen si conclude con un matrimonio. Dopo, per la donna del diciottesimo secolo, non c’è più nulla da dire, più nulla da raccontare: la casa, il marito, il matrimonio diventano pozzo senza fondo, prigione senza aria, notte senza fine.

Nel film ‘Lanterne rosse’ di Zhang Yimou, basato sul romanzo Mogli e Concubine di Su Tong, la situazione è anche più drammatica, se possibile. Alle donne protagoniste del film non è data la gioia del racconto di un passato felice ( ed esso è solo tratteggiato in qualche frase occasionale o in qualche oggetto simbolico) ed è invece imposto e raccontato un presente amaro e senza prospettive.

Cina del nord, inizi del ventesimo secolo: la giovanissima Songlian (Gong Lì) si sposa, spinta dal bisogno, con un facoltoso signore feudale, diventandone la quarta moglie. Una volta che si saranno chiuse le porte del lussuoso palazzo del marito dietro di lei, per Songlian inizierà una lotta senza quartiere con le altre tre mogli per i favori e i privilegi del ‘padrone’.

Il film si svolge interamente negli spazi claustrofobici e labirintici del palazzo. Luogo senza identità, come senza identità è il padrone del quale non viene mai inquadrato il volto. Senza identità sono anche le donne passate nel tempo nel palazzo e di cui resta traccia in un paio di vecchie pantofole impolverate in una stanza chiusa, nelle urla e nella pazzia di Songlian.

Le lanterne rosse del titolo racchiudono tutti i temi dell’opera. La violenza con cui vengono appese ai ganci che le sostengono e il primo piano che Zhang Yimou gli dedica, stabiliscono immediatamente una relazione tra la violazione ( fisica e morale) di Songlian e la solidità incrollabile dei riti e delle tradizioni che quelle lanterne rappresentano. Lanterne accese che portano passioni: invidia, gelosia, bramosia, morte. Tutta la gamma delle passioni, in quelle lanterne accese…tranne quella amorosa, totalmente assente e come rappresentazione e come suggestione. Per le quattro coniugi esse sono contemporaneamente segno di potere e di sottomissione. Di potere e prestigio perché colei la cui casa le possiede illuminate ha in quel momento dei privilegi (il massaggio ai piedi, la decisione del menù, il rispetto e la buona disposizione della servitù). Ma al contempo le lanterne sono una specie di simbolo di sottomissione, segno che le mogli sono per il marito ‘una sorta di oggetto da scartare o da scegliere a suo piacimento’.

A tal proposito è interessante notare come Yimou stabilisca un rapporto simmetrico tra gli spazi oppressivi e senza vita del palazzo e le lanterne che sono portatrici di una fiammella di vita, in qualche modo, secondo la logica del mondo feudale del Palazzo.

Nella scena del loro primo incontro, Songlian è in piedi tra due lanterne. Il padrone le chiede di alzare la lanterna che tiene in mano per poterle vedere meglio il viso. La giovane moglie obbedisce. Si crea così una perfetta simmetria tra le due lanterne e Songlian. Si stabilisce anche a livello visivo la perfetta delimitazione dello spazio vitale di Songlian, si definisce la sua subalternità e la minorità relazionale.

Il padrone dice con profetica ironia: “Le ragazze istruite sono diverse”.

È in quel momento preciso, è con quell’inquadratura precisa, che viene deciso il destino della ‘quarta moglie’.

Capolavoro.

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