The Brink: sull’orlo dell’abisso.

di Andrea Lilli

Chi è Steve Bannon? Semplice: un abile uomo d’affari. Un venditore, che ha messo sul mercato un’ideologia e la offre in tutto il mondo ai partiti politici interessati, in un pacchetto che contiene un metodo già rodato, una macchina elettorale, una strategia mediatica dimostratasi vincente nelle elezioni presidenziali USA, e una lista di relazioni con alcuni protagonisti della politica e della finanza mondiale.

Nel poster di questo straordinario docu-film, è inquadrata la sagoma da ragazzone sovrappeso e trasandato dell’ex capo consigliere di Trump mentre osserva pensieroso il pianeta Terra, rivolto a noi dalla parte del continente americano. L’osserva dall’alto, come un pallone che rimbalza ai suoi piedi, pronto a calciarlo sorridente. Il sorrisetto furbastro non è visibile nell’icastica locandina, ma pervade tutto il film. Un ghigno costantemente stampato nell’ispido faccione di sloppy (sciatto) Steve, il più celebre propagandista e stratega del pensiero alt-right (da alternative right, la nuova destra americana).

Come tutti i comunicatori, lui sa che un sorriso non costa nulla e ottiene molto, perlomeno la curiosità di dare un’occhiata alla merce che vuole propinarci.

Dobbiamo riconoscerlo: Stephen Kevin Bannon, studi ad Harvard, brillante ufficiale di Marina, banchiere, produttore e regista cinematografico, presentatore, impresario di successo nei network radiotv e nei new media, teorico del mercato politico come variante del mercato economico, ha imparato bene l’arte di essere velenoso e insieme simpatico. Due anni fa ha ribaltato tutti i pronostici portando Donald Trump alla Casa Bianca, manipolando abilmente i media, soffiando sul fuoco suprematista e nazionalista, agitando lo spauracchio dell’immigrazione dai paesi poveri, alimentando l’odio razzista e religioso, insultando violentemente la rivale favorita Hillary Clinton, deridendo con battute feroci qualunque critico. Ma sempre con quel sorriso sul faccione bonario.

Questo spregiudicato metodo Bannon “ridi e fotti” tanto estraneo al politically correct, ce lo svela sorprendentemente Alison Klayman.

La giovane documentarista, insieme alla produttrice Marie Therese Guirgis, profittando dell’amicizia risalente ad una precedente collaborazione professionale con Bannon, ha fatto leva sul suo lato debole: l’egocentrismo. Bannon è un incorreggibile narcisista, tanto intelligente quanto schiavo di una smisurata presunzione di poter vincere ogni sfida, soprattutto con le donne. Lui ben sapeva quanto le opinioni politiche della Klayman fossero opposte alla propria, ma ugualmente le ha concesso il permesso di pedinarlo. E lei, armata di videocamera, lo ha seguito come un’ombra tra l’autunno 2017 e il 2018, ovvero tra la fine dell’esperienza presidenziale nel team Trump e l’inizio della nuova scommessa: l’aggregazione delle estreme destre europee in un nuovo movimento federativo populista, vincente alle prossime elezioni per il parlamento di Strasburgo. Aggregazione che Bannon sta tuttora cercando di patrocinare e dirigere sotto l’egida della sua nuova creatura politica: l’organizzazione The Movement.

Sono state dunque due donne, la regista e la produttrice di questo film, ad ottenere la fiducia del vecchio volpone mediatico e a smascherarlo: colui che ad ogni selfie di gruppo mette una donna tra due uomini e ripete sempre la stessa trita battuta, “una rosa tra due spine”, per una volta è stato fregato da due abili rose. “Si è certamente pentito di aver consentito questo film, che non gli fa alcuna propaganda” – ha detto la regista Klayman, presente in sala in occasione dell’anteprima a Roma – ma nessuno si illuda. Siamo certi che, abituato com’è a giocare con la politica e la finanza del pianeta sul crinale dialettico del paradosso, a cercare il successo personale sull’orlo (the brink) del fallimento, Steve Bannon in qualche modo diabolico cercherà di usare anche questo film, come ogni critica dei suoi oppositori, a suo vantaggio.

Nelle sale italiane dal 29 aprile

Distribuito da Wanted Cinema e Feltrinelli Real Cinema

 

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