Rosa L.’ (Die Geduld der Rosa Luxemburg, 1986) di Margarethe von Trotta.

Dopo un secolo, la Rosa è ancora fresca e aulentissima.

di Andrea Lilli
Nel centenario dell’assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, abbiamo potuto (ri)vedere ‘Rosa L.’, stavolta in versione originale sottotitolata, seguito da un appassionato confronto con la regista presente in sala.
Oggi la riduzione in sceneggiatura di eventi e personaggi storici è normale prassi televisiva: commerciale, indolore, spesso anestetizzante. Si direbbe quasi che le docufiction tv siano la formula sterilizzante più efficace, per neutralizzare eventuali ‘rischi di contagio’ nelle ricognizioni della storia dei movimenti rivoluzionari.
Ma quando uscì trentatré anni fa, questo film sulla donna socialista più amata/odiata in Germania, destò scandalo nell’ortodossia intellettuale della sinistra e fece discutere a lungo. Aveva riaperto antiche ferite mal cicatrizzate: le divisioni tra socialdemocratici moderati e marxisti rivoluzionari, tra guerrafondai e pacifisti, effetto del disorientamento popolare e parlamentare conseguente ai disastri della prima guerra mondiale. Una crisi politica tra i partiti e i movimenti operai preliminare alla fragile Repubblica di Weimar e alla presa del potere di Hitler nel 1933.

La storia della Luxemburg colpisce ancora cent’anni dopo, e ancor più al cuore in questo film che di Rosa la Rossa racconta la vita
personale, intima, il carattere orgoglioso, impetuoso, entusiasta. Donna indomabile, nella sfera privata così come nelle sue battaglie
politiche. Finalmente raccontata a 360 gradi in un film femminile.
Margarethe Von Trotta, anche lei apolide, colta, allergica alle egemonie maschili, raccogliendo un progetto inizialmente concepito da Rainer Werner Fassbinder, cerca e trova un’altra Luxemburg: oltre la filosofa, la politica, la martire marxista. Scova migliaia di lettere scritte in libertà o in galera da Rosa alle sue amiche e ai suoi amanti. Rintraccia e parla con donne che collaborarono con Rosa. E ne rappresenta empaticamente le passioni private, non meno travolgenti di quelle politiche, grazie anche all’appassionata interpretazione di Barbara Sukowa (che a Cannes le valse la Palma d’oro come miglior attrice).
Von Trotta riesce a fare un film intrigante seppure intricato, dove pubblico e privato risultano inestricabili. Dal congresso dell’Internazionale Socialista del 1893, al feroce e vile assassinio nel 1919 per opera dei Freikorps (le squadracce paramilitari pre-naziste), ci restituisce la sfida di Rosa, la sua battaglia quotidiana per un mondo migliore, più giusto, senza confini né ostacoli alla libertà di tutti.
Un secolo fa… sembra un millennio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: