‘A Tor Bella Monaca non piove mai’, ma le nuvole nascondono il sole

di Valentina Longo

A tor bella monaca non piove mai copertina

Sarebbe stato facile rappresentare una periferia romana cupa, fatta di criminalità e angoscia. Molto più complicato renderla un posto pulito e sede di speranza in qualcosa di migliore. La vera sfida, però, sarebbe raccontarla per quello che è, senza filtri o effetti scenici. Rendendola un luogo in cui convive della gente reale, con tutto ciò che una vita vera comporta: scelte giuste, scelte sbagliate e tanti compromessi. E, nel frattempo, intrattenere il pubblico senza annoiarlo o portandolo a credere che sia l’ennesimo film neo-neorealista. In questo senso, “A Tor Bella Monaca non ‘piove’ mai” (trailer), nei cinema dal 28 novembre, ha decisamente vinto la partita. Una squadra vincente condotta da un Marco Bocci alla sua opera prima, il quale è riuscito nell’impresa in cui, molto spesso, chi è più navigato di lui si incaglia.

55527_hd

La trama di “A Tor Bella Monaca non ‘piove’ mai” ruota tra le storie di due fratelli, Mauro (Libero De Rienzo) e Romolo (Andrea Sartoretti). Il primo è il minore dei due, forse un po’ ingenuo, certamente onesto ma poco tenace nella ricerca di un lavoro che gli consenta stabilità. Il secondo è la pecora nera della famiglia, con un passato da carcerato per diverse rapine ma un presente da padre, marito e lavoratore, in cerca di redenzione e di una seconda chance. Due facce di una medaglia che non ruota mai su se stessa: Mauro è il buono e Romolo il cattivo, a prescindere dalle azioni che compiono o dalle decisioni che prendono. Si rintraccia in loro il primo grande tema dell’opera, ossia il pregiudizio, quello per cui se nasci buono, buono resti, ma se sbagli resti per tutti quello che ha sbagliato, come scrive Marco Bocci nelle ‘Note di regia’. E i due ci provano a dimostrare il contrario, che la disperazione o il pentimento possono spingere a cambiare la propria natura. Quantomeno, questo è quello che vorrebbero dimostrare, riuscire a farlo è tutta un’altra cosa.

a-tor-bella-monaca-non-piove-mai_5

Dalle vite di Mauro e Romolo si diramano i racconti di chi sta loro più vicino. La madre, Maria (Lorenza Guerrieri), che non riesce a camminare per via di un piede malato, che necessita di un’operazione che non riescono a pagare. Guglielmo (Giorgio Colangeli), il padre, un tempo artigiano, che passa le giornate logorandosi dalla rabbia per colpa di Ciro (Massimiliano Rossi), un napoletano cui ha fittato il suo locale e che per una scusa o per un’altra da nove mesi non paga l’affitto, e per colpa delle leggi che non riescono a tutelarlo. Samantha (Antonia Liskova), ex-fidanzata di Mauro, che convive con un dottore in una casa piena di cuori e decori ma vuota di reale coinvolgimento sentimentale da parte di lei. Una ragazza combattuta tra il desiderio di conquistarsi una pur flebile stabilità, costi quel che costi, e il richiamo della sua vera natura, ribelle e assetata di emozioni forti. Uomini e donne, tutti, che vivono di sogni infranti e di patti stretti con gli eventi, che prendono ciò che possono da ciò che hanno. Il grande tema della felicità, che appare intangibile eppure presente, in qualche modo. Da ritrovare in un passato di spensieratezza, o nel voler credere che un cambiamento sia possibile e sia concreto, dietro l’angolo. Da ottenere facendo i conti con se stessi e accontentandosi delle piccole, grandi cose che ogni giorno ci vengono donate.

a-tor-bella-monaca-non-piove-mai_1

“A Tor Bella Monaca non ‘piove’ mai” è un film fatto di personaggi veri. Come lo stesso Bocci ha più volte sottolineato, lo scopo era raccontare più vite diverse che disegnassero la realtà della periferia, senza se e senza ma. Probabilmente per questo motivo, il vero protagonista diventa, agli occhi attenti dello spettatore, il paesaggio. Quei campi lunghi su cui spesso indugia la macchina da presa, quegli orizzonti carichi di silenzi in cui si perde lo sguardo di coloro che si affacciano dal balcone in un momento di pausa. Le sigarette lasciate a metà e gettate dal parapetto non vanno nel vuoto, ma verso il destino incerto che attende ognuno di loro. Con l’unica certezza che è la loro periferia, quella in cui sono nati e cresciuti e che ha visto tanti di loro invecchiare. E, a far da cornice all’immensità del quartiere, l’eccezionale arrangiamento musicale di Emanuele Frusi, che tra bassi e ritmi incalzanti sposa perfettamente ogni scena.

a-tor-bella-monaca-non-piove-mai_11

Una domanda sorge spontanea leggendo il titolo. Che significa che “A Tor Bella Monaca non ‘piove’ mai”? Bocci ha dato due interpretazioni alla frase. Una legata al significato del termine dialettale romano piovere: si dice per indicare la presenza della polizia, o, per meglio dire, delle guardie. Il collegamento con il film è che, stranamente, ogni qual volta Mauro (principale punto di vista del film) ha paura o si sente insicuro e cerca una pattuglia, quella non c’è. In effetti, ciò ha una corrispondenza al vero: nella periferia romana spesso e volentieri le pattuglie di polizia non sono che di passaggio. È interessante, a tal proposito, una frase di Gianluca Curti, uno dei produttori: ciò che lo ha convinto sul luogo delle riprese è stato il blitz delle forze dell’ordine per cancellare due murales che inneggiavano a due capi-mafia del quartiere. “Se la polizia ha potuto farlo, io potevo girare un film a Tor Bella Monaca”. La seconda interpretazione è più poetica, come dice Bocci: ha voluto rappresentare una Tor Bella Monaca sempre inondata dal sole, bisognosa di pioggia nel senso sia letterale che metaforico del termine, una pioggia di speranza e di possibilità. Quelle che vengono negate ai personaggi del film quanto ai giovani che vivono realmente nella zona e che tentano, con difficoltà, a sfuggire alle numerose e pericolose tentazioni che il quartiere offre loro.

a-tor-bella-monaca-non-piove-mai-trailer-ufficiale

Si è parlato di una sfida vinta da Marco Bocci nella realizzazione del film. La sfida è stata creare come opera prima un adattamento del suo stesso libro, omonimo, che non rimanesse troppo attaccato alle idee proprie della narrazione, ma diventasse una versione prettamente cinematografica. Spesso gli autori tendono ad innamorarsi delle proprie creazioni, tendendo a preservarle pressoché intatte in ogni forma in cui vengono convertite. Questo Marco Bocci non lo fa, bensì riadatta ogni sequenza narrativa in una fruibile su schermo, di modo che lo spettatore possa seguire ogni azione come un naturale sviluppo degli eventi. Senza con ciò sacrificare la riflessione, che è onnipresente in tutto il film: a partire dai dettagli nelle inquadrature, frutto di un’attiva collaborazione con gli attori, a finire a quei silenzi che non hanno bisogno di una voce fuori campo per comunicarne il significato. E, in più, si ritaglia un cammeo che non è di poco conto: lui è uno dei vicini della famiglia di Mauro e Romolo, che ascolta sempre a volume altissimo la canzone “Rock’n’roll robot” di Alberto Camerini e con cui lo stesso Romolo ha uno scontro. Non è un caso, però, che proprio questa canzone sia associata ai momenti più tranquilli e leggeri del film. Bocci rende così manifesta la sua volontà di lanciare allo spettatore un messaggio positivo, ritornando sul concetto di una felicità che sia a portata di mano.

a-tor-bella-monaca-non-piove-mai_8

C’è solo una nota che potrebbe sembrare staccata dal contesto, uno strascico di narrazione che sembra non essere sfuggito alle cesoie dell’adattamento. Una figura silente, quella di Ruggero (Giordano De Plano), che si aggira per Tor Bella Monaca come un fantasma, dal cui viso traspare un dolore che non si comprende subito. È gli occhi del quartiere, ogni giorno cammina senza sosta e apparentemente senza meta per le strade assolate e gli angoli bui di Tor Bella Monaca. Ha così la possibilità di vedere tutto ciò che accade. È non solo spettatore degli eventi, ma anche testimone delle tante vite che si intrecciano e di cui custodisce i segreti. Eppure, anche lui è un personaggio con il suo passato, una vittima di quel quartiere pieno di luce, di storie e di non detti, che fino alla fine accompagnerà lo spettatore nel suo viaggio solitario, per poi chiudere i numerosi cerchi che l’intero film racconta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: