‘Figli’ (2020), di Mattia Torre – regia di Giuseppe Bonito

di Andrea Lilli


“Ma c’era proprio bisogno di un altro figlio?”, chiede sincera ai genitori la piccola Anna, mentre Pietro, il neonato fratellino, col suo pianto continuo va sconvolgendo l’equilibrio familiare. “1+1 fa 11, non fa 2. Col primo va tutto bene, resti abbastanza libero. Quando nasce il secondo, è una botta tremenda”.

I genitori Sara e Nicola (Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea, qui alla loro prima prova insieme) si vogliono bene, ma entrambi hanno un lavoro impegnativo cui non vogliono né possono rinunciare, e non sono più giovanissimi. Il secondo figlio prosciuga tempo libero, pazienza, attenzione, tolleranza: quello che ti invecchia è lui, non il primogenito. “Se in Italia non si fanno più figli, ci sarà un motivo. Se li fai a 37 anni e per gli altri genitori sei ‘quello giovane’, ci sarà un motivo”. Cerchi aiuto nei nonni? Povero illuso. Se ne fregano. “Abbiamo già dato, cari”… Vecchi egoisti, che non hanno nemmeno il buongusto di andarsene all’altro mondo prima di te. E le babysitter sono sempre più costose, rare, improbabili, inaffidabili. Grasso che cola se ne trovi una che, come massimo sforzo di fantasia creativa, insegni alla figlia la ricetta dell’uovo “alla cocca”.

Scritto e sceneggiato da Mattia Torre, Figli è stato il suo ultimo lavoro, incompiuto. Ispirato dalla vita privata (i due figli), dalle scritture precedenti (monologo I figli ti invecchiano), esprime la sua speranza di vita, una specie di seguito positivo dopo la serie de La linea verticale. Purtroppo non ha potuto portarlo a termine: in corso d’opera lo ha consegnato al suo aiuto regista Giuseppe Bonito (Pulce non c’è, 2012), qui al secondo lungometraggio.

FIGLI

Rimpiangendo l’amico e collega, Bonito ha voluto diffondere questa nota, che ci sembra giusto riportare integralmente:

Figli è un film di Mattia Torre. Questa premessa mi sembra necessaria per raccontare il mio approccio alla regia del film dopo la prematura scomparsa di Mattia [a 47 anni per un tumore, ndr]. Dico “un film di” e non semplicemente “un film scritto da” perché conoscevo bene Mattia e sapevo quanto vissuto ci fosse in questo copione. Il film è un distillato innanzitutto della sua vita ma, a mio avviso, trascende questa sfera privata per diventare lo specchio della vita di tutti noi.
L’esistenza stravolta dall’arrivo di un figlio, l’ansia di crescere, la sensazione di non farcela, la difficoltà ad accettare i cambiamenti piccoli e quelli enormi che la vita pone a Sara e Nicola, tutto questo viene passato costantemente sotto la lente d’ingrandimento ironica della commedia ed era già contenuto in nuce nel monologo “I figli invecchiano” da cui il film trae spunto. Figli è la storia, comica e commovente, di una coppia, di due persone che si amano e che provano a reggere all’onda d’urto della genitorialità in un tempo caotico e in un Paese sempre più ostile. In questo film si fondono insieme il registro comico ma anche l’analisi profonda; si mescolano, talvolta persino nella stessa situazione, la realtà, la percezione della realtà e l’inconscio, con una disinvoltura e una apparente leggerezza che solo i grandi autori posseggono.

Figli in tre

Avendo lavorato con Torre, tra l’altro in Boris-il film (2011) e nella serie tv La linea verticale (2018), Bonito se ne fa dunque erede, ne riprende la scrittura e confeziona Figli proseguendo sul solco già tracciato, sia nei contenuti che nello stile. Negli otto episodi de La linea verticale, rappresentazione ironica e struggente del proprio dramma di ricoverato oncologico, Torre aveva posto accanto al protagonista (sempre Valerio Mastandrea, il suo attore feticcio) una moglie amorevole, in procinto di partorire il secondo figlio (sempre di nome Pietro). La ritroviamo in Figli, seppure con le sembianze di Paola Cortellesi, dove si rinnova il bel rapporto tra la primogenita (qui Anna anziché Anita) e i genitori, la loro lotta contro le sfide della vita (qui un secondo figlio impegnativo, là un tumore). Altri elementi comuni: la classificazione dei Tipi Umani (lì i ricoverati, qui i genitori), la confusione spiazzante e geniale fra realtà e immaginazione, la finestra come via di fuga, la musica di Beethoven, gli stacchi onirici su sfondo bianco assoluto che interrompono la trama, alleggerendola.

Figli in quattro

E nel cast di Figli, con Mastandrea ritroviamo altri attori de La linea verticale: Babak Karimi, Paolo Calabrese. Si percepisce la (di)sperata continuità fra le due sceneggiature autobiografiche. Mattia Torre desiderava con tutte le sue forze che Luigi, il ricoverato (ovvero Nicola, ovvero sé stesso) potesse sopravvivere al tumore, vincerlo, e vivere l’arrivo di Pietro (ovvero Nico, il secondo figlio di Torre) felicemente, malgrado ogni difficoltà. E questo potente desiderio lo aveva espresso con la “Poesia dei doni” di Borges, citata nell’ultimo episodio della serie tv.

Figli papà bus

Certo, Figli tratta anche il tema dell’essere padri e madri oggi, del conflitto tra doveri/piaceri parentali, impegni lavorativi e tempo libero. Si fa luce sulle figure anomale, quelle più nocive ai figli. I genitori ansiosi che non fanno uscire di casa il bambino. I genitori menefreghisti che lo abbandonano al tablet e alla tv. I genitori ambiziosi che lo iscrivono immediatamente ai corsi di inglese e musica. I genitori naturalisti che gli negano ogni prodotto industriale. I genitori permissivi e stoici che sopportano di farsi picchiare dai figli. I genitori che invece li maltrattano rabbiosamente col fazzoletto, la terza volta che gli puliscono il viso.

FIGLI

Si affronta pure il problema della donna che trasformandosi in madre diventa invisibile all’uomo, e non si sente più percepita come compagna ma solo come allevatrice della prole. Si seguono le fughe presso gli amici, gli isterismi, i rimpianti, gli esaurimenti nervosi, i rancori. Le eventuali riconciliazioni.

Si getta uno sguardo, perfino, sulle bizzarre figure che sono diventati certi nonni: eterni giovanotti egocentrati, allergici alle responsabilità, si risposano, magari vogliono nuovi figli, e guai a rompergli le palle, ché in Italia “noi siamo la maggioranza, se ci mettiamo d’accordo facciamo il culo a tutti”.

Tutti questi soggetti contundenti ed altri turbinano nel tifone Pietro che piomba su Sara, Nicola e Anna. La coppia Cortellesi-Mastandrea funziona bene, interpreta perfettamente questi genitori che affrontano il nuovo che avanza avanzando come possono, con le unghie e coi denti, arrangiandosi, sbranandosi, perdendosi o ritrovandosi, infine adeguandosi. Torre e Bonito non fanno morali, non sostengono tesi: ci fanno ridere, commuovere. Riflettere. Sul grande vuoto bianco che Mattia Torre ha lasciato sugli schermi, troppo presto.

Figli aguzzini


In sala dal 23 gennaio

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