Cassandra crossing, o della consolazione ai tempi del coronavirus

di Marzia Procopio

Sembra inevitabile, ed è quasi piacevole, rivedere in questi giorni Cassandra crossing, celebre film del 1976 diretto da George Pan Cosmatos; appartenente al filone catastrofico degli anni ’70, Cassandra crossing aveva l’ambizione di interpretare questo genere tipicamente hollywoodiano in un’ottica europea e presentava un cast stellare e di sicuro richiamo al botteghino: Sophia Loren, Richard Harris, O.J. Simpson, Ava Gardner, Lee Strasberg, Martin Sheen, Lou Castel, Ray Lovelock e Alida Valli, Ingrid Thulin e Burt Lancaster. Ispirato all’omonimo romanzo del giornalista investigativo Robert Katz, che firmò la sceneggiatura con il regista George Pan Cosmatos e Tom Mankiewicz, fu prodotto da Carlo Ponti e realizzato con un reparto tecnico quasi tutto italiano. Suo modello di riferimento, il primo della serie Airport, film del 1970 diretto da George Seaton e interpretato, tra gli altri, da Burt Lancaster, Dean Martin e George Kennedy.

A Ginevra, nel corso di un attentato contro il palazzo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, due terroristi entrano in un laboratorio dove i servizi segreti statunitensi, violando i trattati internazionali, fanno esperimenti sulle armi batteriologiche, e vengono contagiati da un terribile virus. Uno dei due muore, l’altro riesce a sfuggire alla polizia e a salire su un treno per Stoccolma, contagiando suo malgrado una parte dei passeggeri. Essendo da escludere l’ipotesi di confessare al mondo intero la verità sulla natura degli esperimenti, il colonnello americano Mackenzie (Burt Lancaster) ordina che il treno sia dirottato in Polonia, verso un vecchio ponte in disuso – Cassandra Crossing appunto – in modo che tutti i passeggeri muoiano e con loro ogni prova a carico degli americani. Ma sul treno il dottor Chamberlain (Richard Harris) e la sua ex moglie scrittrice (Sophia Loren) si accorgono di quello che sta accadendo e si attivano per sventare il malvagio piano e fermare il viaggio della morte.

Durante il viaggio, sfila una teoria di personaggi-tipo, ciascuno impegnato a fare del proprio meglio per salvare i molti passeggeri: O. J. Simpson, poliziotto sotto copertura, Martin Sheen, gigolò di professione spacciatore e amante dell’ancora bellissima Ava Gardner; Lee Strasberg l’ex-deportato che non vuole tornare verso l’orrore del suo passato; completano il cast il capotreno di Lionel Stander, l’anziana di Alida Valli e l’hippy di Ray Lovelock.

Il regista è più bravo nelle sequenza d’azione che nella direzione degli attori, che corrono costantemente il rischio di scadere nella caricatura, penalizzati da una sceneggiatura che ambisce a delineare un discorso sulle paure di nuovi olocausti resi possibili da una scienza che obbedisce ai poteri occulti e sui meccanismi corrotti del potere e della sicurezza globale, ma assume i toni convenzionali del film catastrofico; il finale è patetico, con l’abbraccio finale tra la ricostituita coppia Harris-Loren e la bambina rimasta sola, ma Cassandra crossing, con la sua malattia respiratoria nata in laboratorio, può risuonare ancora oggi evocativo, e quindi moderno e inquietante in questi tempi di complottismi e dietrologie.

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