Roma ore 11(Italia/1952) Regia di Giuseppe De Santis

di Girolamo Di Noto

A pochi giorni dalla scomparsa di Lucia Bosé, è giusto e meritevole ricordarla in uno dei film cult del neorealismo, Roma ore 11, di Giuseppe De Santis. Due anni prima, nel 1950, l’attrice, al culmine del suo splendore, era stata diretta sempre dallo stesso regista , nel bellissimo film Non c’è pace tra gli ulivi, rendendosi testimone inconsapevole dello spostamento dell’attenzione operato dal regista dal mondo arcaico a quello urbano. Con Roma ore 11 De Santis abbandona la descrizione del mondo rurale, così perfettamente delineato in Riso amaro e, dopo aver esplorato la dimensione contadina nei suoi primi lungometraggi, cambia rotta e, partendo da un fatto di cronaca avvenuto nella capitale, racconta, da grande regista corale qual è, una miriade di storie di donne, ritratti femminili che offrono uno spaccato dell’Italia del dopoguerra.

” Signorina giovane intelligente volenterosissima attiva conoscenza dattilografia miti pretese per primo impiego cercasi “: a questo annuncio, apparso a Roma sul Messaggero nel gennaio del 1951 per un unico posto di lavoro si presentano centinaia di ragazze. La scala della palazzina di via Savoia 31, dove avviene la selezione, alle 11 crolla e una di loro, Anna Maria Baraldi muore, mentre settantasette restano ferite. Prendendo spunto da questo fatto di cronaca, il regista si rivolse ad un giovane giornalista dell’Unità, Elio Petri, che ebbe l’incarico di intervistare le ragazze coinvolte nella sciagura. Il futuro regista di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, allora ventitreenne, dà vita ad un’inchiesta così accurata che non solo ci illumina sui singoli destini e sul loro fatale intrecciarsi in quel giorno e in quel luogo, ma è anche una denuncia delle miserie di queste vite.

L’indagine mette in luce le storie delle ragazze, ricostruisce le loro famiglie, i loro ambienti, sonda i sogni, le attese. Affiora come le ragazze per cercare un lavoro dovessero scontrarsi con un mondo lavorativo dominato dagli uomini, in cui le proposte equivoche e le richieste di natura sessuale erano all’ordine del giorno. All’inizio del film, mentre sono accalcate in attesa di essere chiamate per la prova, le ragazze si scambiano impressioni, accennano alle loro vite e subito emerge una riflessione amara da parte di un’aspirante dattilografa quando si fa riferimento al concetto di ‘bella presenza’. L’avvenenza viene vista come discriminatoria delle capacità professionali poiché ” se una è brutta può pure morire de fame…eh chissà che cercano…una va a fare la dattilografa…si sa bene quello che cercano”.

Nel film emergono i più disparati motivi per cui si cerca il lavoro: ricerca di indipendenza, ristrettezze familiari, desiderio di sfuggire dalla noia. De Santis, grazie all’ apporto prezioso di Petri e alla collaborazione alla sceneggiatura di firme autorevoli quali quelle di Zavattini, Sonego, Franchina, Puccini, ripercorre sogni, aspirazioni e illusioni di tante giovani riuscendo a dare una forte coralità alla vicenda e al tempo stesso riesce, grazie ad un cast eccezionale, a restituirci anche la personalità delle singole ragazze.

Come non ricordare Gianna( Eva Vanicek ), ragazza timida, che si presenta su pressione della madre( Paola Borboni ) davanti al cancello della palazzina, già alle cinque del mattino. Indossa un cappotto sdrucito, è povera e incantata dai cartelloni pubblicitari del cinema.

Adriana ( Elena Varzi ), sicura di sé, fa una brillante prova, ma poi scoppia a piangere. Quando sarà in ospedale, apprenderemo il perché: la donna è incinta, aspetta un bambino dal suo ex principale che l’ha però rinnegata. Adriana è la sintesi di quello a cui sono costrette tante ragazze per mantenere un posto di lavoro.

Clara( Irene Galteri ), costretta a lavorare per aiutare il padre, affascinata dal mondo dello spettacolo. Quando sarà ricoverata in ospedale avrà il suo momento di celebrità cantando Amado mio alla radio. Indimenticabili sono Caterina ( Lea Padovani ) e Cornelia( Maria Grazia Francia ): la prima è una prostituta che spera di voltare pagina, è esuberante, allegra. Quando torna a casa, al Campo Parioli, lì la notizia del crollo non è mai arrivata, i giornali sono quelli vecchi e servono solo per coprire le finestre. L’altra ha il volto ingenuo e candido della giovinezza

.

Le sue calze sono smagliate, gli sguardi d’intesa che scambia con un marinaio fermo ad aspettare l’autobus, alle cui spalle primeggia il manifesto pubblicitario di Cenerentola della Walt Disney, richiamano e alludono ad un realismo fantastico, ad un’illusione che di lì a poco svanirà nel crollo della scala. Degne di nota sono Luciana( Carla Del Poggio ), la ragazza che cerca di rimediare ai continui insuccessi lavorativi del marito( Massimo Girotti ) e Simona( la bellissima Lucia Bosé ), ragazza borghese che vuole emanciparsi dalla famiglia di appartenenza cercando un lavoro che possa permettere al suo fidanzato (Raf Vallone ) di coltivare la sua passione per la pittura. De Santis ripropone la coppia Vallone/Bosé di Non c’è pace tra gli ulivi e se nel precedente film l’ostacolo da superare è lo spregevole allevatore Agostino Bonfiglio( Folco Lulli ), qui c’è da sconfiggere il codice di rispettabilità della famiglia borghese. Le parole della madre di Simona ” ma perché mettere sempre in piazza i nostri stracci, le nostre miserie…gli italiani hanno questo vizio…”, che sono pronunciate ai giornalisti desiderosi di notizie, alludono anche alla famosa metafora dei ‘panni sporchi’ che l’allora Ministro dello Spettacolo Giulio Andreotti non voleva che fossero sventolati al mondo intero.

Roma ore 11 è uno straordinario film-inchiesta, colpisce la sua straordinaria attualità: la precarietà del mondo del lavoro, la presenza invadente dei mass-media, la condizione subalterna della donna, l’eterno scaricare le colpe sugli altri- ” Vedono”?- dice il ragioniere Ferrari, interrogato dal commissario-” Che colpa ne ho io se la disoccupazione è cresciuta e se oggi se ne sono presentate in duecento”? , sono le testimonianze più evidenti di un malessere che da sempre attanaglia l’Italia e che De Santis, cineasta scomodo, metterà sempre in risalto, subendo censure e boicottaggi, ma anche apprezzamenti e soddisfazioni per essere riuscito, con sensibilità e raffinatezza, a restituire coralità alla tragedia umana e voce agli umiliati e offesi del nostro Paese.

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