Smog, di Franco Rossi (1962)

di Greta Boschetto

Smog è un film del 1962 diretto da Franco Rossi, con Enrico Maria Salerno, Annie Girardot e Renato Salvatori. Purtroppo quasi totalmente sconosciuto, questo piccolo capolavoro andrebbe recuperato e inserito nei classici del cinema italiano di quegli anni, grazie anche a una meravigliosa colonna sonora di Piero Umiliani e Chet Baker, malinconica, a volte nervosa e a volte dolorosamente romantica, assolutamente perfetta per una passeggiata metropolitana.

Un film sospeso in un momento d’attesa, quello tra un volo e l’altro, un’avventura momentanea, uno squarcio di un’altra vita aspettando di poter tornare alla propria: l’avvocato Vittorio Ciocchetti (Enrico Maria Salerno), un italiano diretto in Messico per lavoro, si ritrova bloccato 48 ore a Los Angeles e, tra disorientamento e curiosità, rimarrà imprigionato in un limbo, quello del sogno americano, che si scoprirà fatto soprattutto di arrivismo e di grandi progetti confusi, una spinta continua verso un futuro che non riesce a creare un vero benessere (se non quello economico e soprattutto non per tutti), ma solo alienazione e angoscia.

Dall’ascesa dell’industria cinematografica negli anni ’20, Los Angeles ha avuto una presa sull’immaginazione di persone in tutto il mondo: aspiranti attori, scrittori, registi, sceneggiatori e architetti sono stati tutti attratti, come delle falene, dalle fiamme di una possibile fortuna e Smog è stato il primo film europeo girato interamente a Los Angeles, con uno sguardo straniero ma preciso, senza il cinismo del cinema noir americano verso la città più emblematica ed enigmatica di un certo tipo di America.

La storia è una delle più semplici, il protagonista è un tipico borghese medio italiano, occhialuto, un po’ calvo, rispettabile, ben fornito di pregiudizi e giudizi qualunquistici verso qualsiasi cosa che non conosce e che si allontana dalla sua realtà, ovviamente sempre la migliore. Non succede nulla di anormale o artificioso: esce dall’aeroporto, cammina un po’, incontra per caso il giovane Mario (Renato Salvatori) che si presta volentieri a fargli da guida, cercando di inserirlo negli stessi ambienti nei quali lui spesso viene rifiutato; incontra Gabriella (Annie Girardot), con la quale ha un flirt, innamorata di Mario ma ormai troppo benestante e desiderosa di una sistemazione famigliare stabile per potersi accollare quel ragazzo opportunista, furbo e senza troppi scrupoli; e poi va al bowling, cena, visita Hollywood, va a un cocktail party, si sbronza, visita i pozzi di petrolio di Culver City e una di quelle nuove case di design di quegli anni a forma di globo. 

Insomma, due giorni normalissimi per chi spesso viaggia per lavoro. Eppure Franco Rossi, con questo film reticente fino quasi all’ermetismo, contrappone al meschino prototipo di fenomeno italiano del dopo guerra e che ancora oggi è vivo nel nostro presente, il forsennato e agitato nuovo mondo americano e crea un film sull’incomunicabilità, non quella tra uomo e donna come nelle pellicole di Antonioni, ma tra un uomo e uno spaccato di una civiltà. 

Nessuno viene ritratto in maniera pura e pulita, la società e in particolar modo gli italiani in America vengono dipinti come viscidi, infelici, meschini e carnefici di chiunque sia più debole ma contemporaneamente vittime di loro stessi, capaci di suscitare disgusto ma anche una gran pena, oppressi da un sistema capitalistico nuovo che sta prendendo il sopravvento, schiavi del guadagno da ostentare, dipendenti dal denaro e ossessionati dal doversi creare una reputazione, disposti a imbrogliare, a rubare e a umiliare il prossimo pur di ottenere un piccolo spazio nel sogno americano.

Ogni protagonista è un nessuno qualunque in un sistema impoverito, senza valori morali e in balia della legge del profitto; non contano più i rapporti umani, vissuti di nascosto quando non necessari ad accrescere la propria apparente grandezza, ma solo le conoscenze, quelle importanti, quelle di facciata, quelle che contano. Tutti in questa storia sono degli esseri mediocri, anonimi nello spirito, signori nessuno in una società che continua a vedere in certi miraggi e illusioni un paradiso terrestre, ignorando volutamente la cappa di smog che ormai offusca Los Angeles e di conseguenza tutti i sogni che avrebbe da offrire, sogni non più angelici e celestiali ma infranti, di angeli caduti.

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