Leos Carax, 60 anni vissuti pericolosamente

di Laura Pozzi

“Bisogna gettare tutto ciò che è costruito per terra. Partire dal caos dentro di sé e dintorni, e cercare nel buio un bagliore nuovo, camminare passo dopo passo verso questo bagliore non essendo mai sicuri che non si tratti di un miraggio”. Un cinema visionario, vertiginoso, abbagliante, testardamente spericolato quello di Leos Carax, ex enfant prodige del cinema francese che oggi taglia il traguardo dei sessanta. Cinque film, alcuni cortometraggi e un mediometraggio in quasi quarant’anni di carriera. Una carriera vissuta pericolosamente, alla luce di rovinose cadute e accecanti bagliori. Nel mezzo un film, Gli amanti del Pont-Neuf definito I cancelli del cielo francese per le inquietanti similitudini con la pellicola “malata” e maledetta firmata dal geniale Michael Cimino undici anni prima. Un azzardo che Carax pagherà caro, costringendolo ad esiliarsi ripetutamente dalla settima arte. Autore schivo, misterioso, impenetrabile restio a parlare ed apparire in pubblico  Alex Christophe Dupon, trasformatosi in Leos Carax dall’anagramma di Alex à l’Oscar, dopo una breve e poco esaltante esperienza come critico ai Cahiers du cinéma, decide di passare alla regia lasciandosi guidare dalla scia luminosa del mentore Jean-Luc Godard. Carax esordisce nel firmamento cinematografico francese in un momento di stallo e profondo smarrimento dovuto alla morte François Truffaut. La scomparsa di uno dei padri fondatori della Nouvelle Vague irradia una luce sinistra e getta il cinema nelle pericolose sabbie mobili di un futuro senza speranza. In Boy meets girl folgorante esordio in bianco e nero, che vede per la prima volta la presenza del suo attore feticcio Denis Lavant (sarà in tutte le opere tranne in Pola X), “il ragazzo terribile” già dimostra una cura formale fuori dal comune e un gusto per la citazione che al pari di Godard celebra in toni meno dissacranti la morte del cinema. Il film basato sull’incontro tra un ragazzo tradito e una ragazza abbandonata oscilla continuamente fra sogno e realtà recuperando una dimensione metafilmica intrinseca al film. Le emozioni fanno un tutt’uno con le immagini, il linguaggio cinematografico evolve in un linguaggio visivo che riporta agli albori di quel cinema puro dove l’emozione si riflette nello sguardo, nella vista dell’altro e nel suo riconoscimento. L’uso della parola pur essendo ridimensionato si pone come antitesi dell’immagine stessa e grazie all’uso della sovraimpressione e dissolvenza incrociata, lo spettatore può scivolare nell’interiorità dei personaggi, sfiorare il loro stato d’animo, percepire il loro pensiero. Le premesse per la nascita di un nuovo originalissimo autore ci sono tutte e con il  successivo Rosso sangue (dall’originale Mauvais Sang, ispirato a Una stagione all’inferno di Rimbaud) Carax è ufficialmente atteso “al varco”. Il film già impreziosito da leggende metropolitane (budget sforato, tempi di lavorazione lunghissimi, misteri e silenzi intorno alla lavorazione), seduce critica e pubblico diventando in breve tempo un autentico cult movie “di nicchia”. Un’opera prodigiosa, spigolosa, ma terribilmente affascinante resa immortale da una delle sequenze più elettrizzanti e potenti della storia del cinema: l’allucinata e acrobatica corsa di Alex/Denis Lavant sulle note della palpitante Modern Love di David Bowie. L’opera successiva Gli amanti del Pont-Neuf dovrebbe rappresentare quella della definitiva consacrazione e invece per una serie di lunghi e sfortunati eventi evolverà in una disfatta senza precedenti. Un prematuro e inaspettato canto del cigno danzato da due outsiders sul fatiscente ponte in occasione dell’anniversario del 14 luglio. Dopo una latitanza durata otto anni nel 1999 Carax presenta a Cannes Pola X, il suo film più folle e controverso. Una storia fuori misura, eccessiva, cervellotica pervasa da un palpabile e ipnotico senso di morte. Dopo l’ennesimo flop, la sua già agonizzante carriera sembra a un passo dal baratro. E’ lecito pensarlo fino al 2012, quando con Holy Motors, Carax dimostra ancora una volta che a dispetto delle apparenze e in barba a chi lo dava per morto lui è sempre là, pronto a sorprendere, ad irritare, ad esaltare lo sguardo di chi al suo cinema non può proprio rinunciare. Con Carax non vi è mai nulla di scontato, è quasi sempre una questione di vita o di morte. Ecco perché la tanto più volte annunciata (e rimandata a causa di forza maggiore) uscita di Annette, appare l’unica salvezza o fine possibile.

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