La mia fantastica vita da cane, di Anca Damian (2019)

di Andrea Lilli –

Investita da un’auto nell’ora di punta del traffico cittadino (Bucarest, o Parigi, non importa), Nove giace immobile sull’asfalto. Gli occhi sofferenti hanno ancora la forza di aprirsi, guardano in alto verso di noi e oltre, al sole, al cielo infinito. Poi si abbassano verso terra, tornano a un passato ricco di ricordi: gioie, dolori, attese. Come succede in questi casi, davanti agli occhi di Nove scorre veloce il film della propria vita. E noi lo vediamo con lei, raccontato dalla sua voce stanca. Sarà intenso, ma non troppo lungo: la vittima è ancora giovane.

Nata da due opposti, un padre aristocratico ottuso e razzista (“Sarò stata solo dieci minuti di tempo con mio padre“) e una madre di rango inferiore però bellissima e dal cuore d’oro, la dolce Nove è la prova che l’amore è cieco, come la fortuna. Invece la sfiga ci vede benissimo, sicché dopo una breve infanzia in una casa piena di libri e di affetto materno si ritrova presto orfana, sbandata, iscritta d’ufficio alla scuola dell’obbligo più dura e selettiva di tutte: la strada.

“Ogni volta che cadi, sii contenta che non sia stato dall’alto.”

Manole

Viene venduta per pochi soldi a un ragazzo solitario, Manole, artista di strada. Manole è un acrobata e giocoliere eccezionale, il migliore di tutti; i suoi numeri lasciano a bocca aperta e riempiono di spiccioli il cilindro che Nove porge al pubblico entusiasta. Lui la chiama Ana perché lei è straniera, non parla la lingua del posto, non riesce a far capire nemmeno il suo nome. Condividono una vita bohémienne, umile ma felice, finché non arriva – inevitabile, irrinunciabile – la grande proposta per il bravo Manole: lo vuole il Circo della Luna (arriva prima del Cirque du Soleil).

I suoi sogni possono finalmente avverarsi però l’offerta è solo per lui, la compagna non può seguirlo. A queste condizioni il ragazzo non può accettare. Così, per amore di Manole, Nove lo lascia. La felicità è per lei la sicurezza delle cose semplici, le basta mantenere quelle poche buone che già conosce, ma non vuole costringere Manole a rinunciare all’idea inversa di felicità: inseguire i sogni, esplorare i miraggi nati dai nuovi orizzonti. Una notte, mentre Manole dorme sognando o rimpiangendo la sua gloria, Nove esce di nascosto dal suo futuro inceppato e risolve il dilemma. Riprende la strada grigia, l’asfalto buio e incerto, con l’ingombrante fardello di bei ricordi.

Sempre in terra straniera incontra un altro uomo capace di schiacciarli e scacciarli, i ricordi. Istvan, anch’egli dolce e premuroso, anche se più rude di Manole. Ha muscoli e pazienza, tanta: dopo il pesante turno da operaio edile deve occuparsi di una famiglia con due donne malate e nevrotiche. Casa e lavoro, lavoro e casa, e due lagne da accontentare. Per lui questa è una vita normale, soddisfacente, forse felice. Non per Nove, che Istvan preferisce chiamare Sara. Ancora una volta lei deve fare una scelta: e sceglie ancora di lasciare libero il compagno, stavolta il grande e grosso Istvan, libero di stare nella sua prigione dorata. “Un buon fiuto vale mille parole”, e lei, pur altruista come poche, quando sente odore di divieti e costrizioni, lei se ne va .

Tornata sotto i ponti e a ciondolare nei parchi pubblici, Nove fa amicizia con Solange, una ragazzina sveglia con la bici e un occhio pigro. Solange vive con la madre single e un nonno burbero. I due all’inizio sono scettici nei confronti di Nove, cui Solange dà il nome (definitivo?) di Marona; poi la accolgono, diventa parte integrante della famiglia. Un giorno – anni dopo – l’incidente della scena iniziale. Nove sta lì per terra, immobilizzata in mezzo al traffico, come un naufrago in mezzo al mare, come un profugo in mezzo al bosco. Nessuno si ferma a soccorrerla, solo Solange. Per uno straniero, il nono di nove fratelli, non vale la pena. Per uno che muore ce ne sono altri otto che restano, uno più uno meno che vuoi che sia.

Il rapporto squilibrato tra cane e padrone, idealizzato da Thomas Mann nell’omonimo racconto, qui viene ricondotto dolcemente e inesorabilmente alla realtà delle cose: al di là delle apparenze il cane (o chi per lui) resta sempre subordinato al padrone. Se vuole le sicurezze offerte dal dominus, è a lui che si deve adattare: alle voglie, agli ordini, agli spazi, ai percorsi e alle compagnie del padrone. Può solo sperare nella fortuna, che gli càpiti un ‘padrone buono’. Altrimenti è meglio che il cane (o chi per lui) vada altrove.

Vedere il mondo attraverso gli occhi di un cane, è come tendere a ciascuno uno specchio nel quale far riflettere una certa verità. Una verità che nessuno potrà negare. Per me questo film è come una favola moderna.

Anca Damian

Il fascino di questo poetico film d’animazione e di anime, oltre alla storia in sé, sta nella tecnica: la varietà dei pennelli, la ricchezza della tavolozza, le invenzioni illustrative offrono un’esperienza visiva ipnotica che tuttavia non soffoca mai la semplicità delle figure dei protagonisti. La romena Anca Damian, non nuova all’animazione d’avanguardia, qui si avvale di due noti disegnatori: l’autore di fumetti belga Brecht Evens e l’artista visuale norvegese Gina Thorstensen, divisa tra i murales e i video. Sorprendenti i colori, notturni o solari, le sagome dei corpi e degli oggetti, le fantasie dei loro movimenti che come musiche accompagnano le vibrazioni, le nevrosi, i sentimenti dei personaggi: il corpo elastico di Manole e quello rigido di Istvan, le facce rugose a soffietto dei vecchi, il pelo del gatto, le pareti che si restringono nei luoghi inospitali e gli spazi che si allargano in quelli accoglienti, le onde dei capelli della madre di Solange – in alta o bassa marea, secondo il momento emotivo -. Le orecchie espressive di Nove, detta Ana, detta Sara, detta Marona, detta come ogni nome straniero di tutte le giovani vittime della strada ovvero dell’esclusione. Un film per famiglie, contro le famiglie intolleranti.

Mia mamma diceva sempre ai cuccioli: “Gli esseri umani non hanno bisogno di comprendere il nostro linguaggio, ma noi dobbiamo capire il loro: imparate la lingua umana, per proteggervi da loro”.

Nove

  • nelle sale italiane dal 2 dicembre, distribuito da Wanted Cinema

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: