Female Trouble, di John Waters (1974)

di Greta Boschetto

Female Trouble è un film del 1974 diretto da John Waters e interpretato da Divine, Mink Stole e Edith Massey.

Chi è John Waters? Nato nel 1946 a Baltimora, è un regista, sceneggiatore, scrittore, attore e docente statunitense, conosciuto per le sue opere dissacranti, blasfeme e provocatorie verso i tipici valori americani ed è considerato uno dei massimi esponenti del cinema indipendente. Non a caso William Burroughs l’ha definito “The Pope of Trash”. 

Divenuto famoso grazie allo scandaloso Pink Flamingos e al più fruibile (anche dalle masse) Hair Spray, credo che Female Trouble sia la sua vera opera magna, opinione condivisa sia dal regista stesso che da Divine, la star del film e grande amico di Waters, l’iconica drag queen divenuta un culto mondiale per tutte le persone queer.

Non ci si può aspettare correttezza politica nella trama di un film di un regista che è considerato dai freaks di tutto il mondo come il loro papà. Dawn Davenport (Divine) è un’adolescente piena di rabbia che scappa di casa e rimane incinta di un molestatore che le ha dato un passaggio (tra l’altro interpretato sempre da se stesso). Abbandonata dall’uomo, da adolescente di periferia si trasforma in delinquente seriale, rapinatrice, prostituta, modella, assassina, galeotta, ma soprattutto nella parodia della figura della madre (“Ho fatto tutto quello che una madre può fare, l’ho rinchiusa nella sua stanza, l’ho picchiata con l’antenna dell’auto. Niente la cambia!”)

Tutto nei film di Waters è una parodia cattiva, divertente e a tratti esasperante della società. Il cattivo gusto regna sovrano e si lega indissolubilmente a pilastri del cinema e della società di quegli anni stimati da Waters. Ci sono citazioni ovunque: i capelli di Elizabeth Taylor, la sensualità e l’iconografia della Hollywood di Marilyn Monroe e Jayne Mansfield, i film underground di Andy Warhol, omaggi a pellicole “b” come “Faster, Pussycat! Kill Kill!” e “The Valley of the Dolls”, l’omosessualità esplicita dei film di Fassbinder e la fotografia di Diane Arbus.

Tra gli intenti principali di John Waters vi è senza dubbio il rifiuto della regola di trattare la tipica famiglia etero come sacrosanta (Waters, Divine e molti altri loro collaboratori/amici erano omosessuali). Vuole distruggere la sacra trinità creando una madre single senza marito, spregevole e insensibile verso “il frutto del suo seno”, madre di una figlia che nel film è vestita come la malvagia bambina omicida del purtroppo poco famoso “Bad Seed” del 1956.

La celebrazione dell’essere queer arriva ai massimi livelli nella frase di zia Ida, che cerca di convincere il nipote Gator a uscire con un ragazzo che fa il parrucchiere: “Sarei così orgogliosa se tu fossi un frocio. Ho paura che finirai a lavorare in un ufficio, che avrai figli e celebrerai anniversari di matrimonio. Il mondo degli eterosessuali è davvero malato e noioso!”

In questo Grand Guignol moderno, il regista non risparmia nemmeno chi è sessualmente più aperto e scherza su ogni cosa, esorcizza tutto prendendoci in giro: il male e il crimine non sono ovviamente esaltati in quanto tali, ma diventano un simbolo di rivoluzione, di cambiamento di tutti quei valori considerati sacri (dio, patria, famiglia), un modo per lasciarci andare a sentimenti estremi e antisociali senza che nessuno si faccia davvero del male.

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