Ricordi? La soggettività della memoria

 

“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.”
(Gabriel García Márquez)

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Lui e lei. Il blu e il bianco. Le tenebre e la luce. Ricordi? recupera i frammenti di una storia d’amore intensa e sofferta, percepita da due punti di vista differenti, quello di un Lui e di una Lei. Lui è cupo, inquieto, tenebroso, ossessionato dai fantasmi del suo passato; lei raggiante e felice. Sono l’incarnazione di modi opposti di sentire la vita, ma quando il loro amore li conduce su un’unica strada i loro due mondi interiori si amalgamano in un unico oceano, influenzandosi reciprocamente. Un cinema della soggettività e dell’introspezione, dove è assente il piano della presunta realtà oggettiva, che poi tanto oggettiva non è affatto, dal momento che il mondo esterno viene filtrato dalla nostra mente e dai nostri sensi.

Ricordi

Ricordi? è un trionfo visivo di grande impatto emotivo, un film italiano che rimanda a una cinematografia d’autore tipicamente straniera. Principale è il discorso sulla relatività della percezione: personaggi che ricordano i fatti passati con significative differenze, sfumature che rammentano una regola fondamentale, ovvero che la percezione della realtà , e di conseguenza il ricordo, non sono mai oggettivi. È facile notare la forte similitudine in tal senso con la serie tv americana The Affair, seppure in quest’ultima la differenza percettiva che contraddistingue i diversi personaggi sia molto più marcata e forzata, mentre in Ricordi? la sceneggiatura pesa bene il livello di confusione della mente umana e lo problematizza in modo esplicito e profondo.

 

Torniamo a parlare della grazia visiva e semantica con la quale si esprime Ricordi? Nella sequenza di apertura al personaggio di Luca Marinelli viene associato il colore blu, per esprimere un mondo interiore dominato dalla malinconia e dalla sofferenza, mentre a quello di Linda Caridi il bianco e il rosso, i quali tra l’altro nel dettaglio dell’abito di Linda si alternano costantemente. Lei è una principessa della gioia, lui il bel tenebroso cervellotico.

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Ricordi? di Valerio Mieli è un film che indaga il mistero della reminiscenza, il suo valore e le sue peculiarità.  È il ricordo che rende bello il passato deformandolo positivamente o era bello già prima ma non eravamo capaci di vederlo perché il presente ottenebra la mente?
Ricordi? è anche un film dove passato, presente e futuro si confondono e negano la propria diversità. Valerio Mieli ha scelto di rinunciare all’uso di una colonna sonora originale e servirsi al contrario di musiche tutte preesistenti, in particolare il repertorio classico di Bach e Debussy. Una propensione al passato che non sembra poi così casuale in un film sui ricordi, come se la stessa colonna sonora fosse un susseguirsi di magiche composizioni musicali di tempi remoti ma sempre vividi.

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Ricordi? è un film dall’approccio filosofico ed esistenziale, nato dalla ammirevole riflessività di un regista come Valerio Mieli (Dieci Inverni), capace di portare avanti quello che sulla carta sarebbe potuto sembrare un progetto troppo rischioso e insolito. Erede di un cinema d’autore americano e straniero, il primo riferimento evidente è Eternal Sunshine of the Spotless Mind di Michel Gondry, un capolavoro cinematografico sulla memoria e l’oblio al termine di una storia d’amore, tematiche trattate anche in Ricordi? Ma si possono cogliere delle similitudini anche con lo stile di un Terrence Malick, nelle inquadrature e suggestioni, nelle meditazioni delle voci fuori campo, nell’evanescenza del racconto. Ma a differenza di Malick che improvvisa quasi totalmente sul set, Valerio Mieli ha costruito una sceneggiatura molto solida, seppur volutamente dall’apparenza caotica, per rendere l’idea del modo in cui la mente umana si rapporta con il passato.

 

Un trionfo estetico poetico e toccante, volto a riprodurre la sinfonia della frammentarietà e soggettività della memoria e, più in generale, dello stare al mondo.
Corinne Vosa

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