Bene, ma non benissimo: l’esordio che non ti aspetti

Diciamolo subito Bene, ma non benissimo opera prima (in solitaria) firmata da Francesco Mandelli, (sì, il Ruggero De Ceglie de I Soliti Idioti) non è un film sul bullismo, ma come tiene a precisare il suo autore, sul valore e l’importanza dell’amicizia. La puntualizzazione appare doverosa in primis per rispetto ad un’opera riuscita, ma non perfetta (ma questo non è necessariamente un difetto) e poi per non cadere in facili fraintendimenti capaci di influenzare in modo poco obiettivo la visione. Del resto risulta assolutamente comprensibile il contagioso entusiamo suscitato nei ragazzi (e non solo) che hanno avuto modo di vederlo in anteprima all’ultima edizione della Festa di Roma nella sezione Alice nella Città, perché il film nella sua semplicità e nel suo essere a tratti improbabile, conosce bene i propri limiti e non osa giustamente e intelligentemente oltrepassarli.

Candida (una dirompente Francesca Giordano) è una paffutella ragazzina siciliana costretta in seguito alla scomparsa della madre ad emigrare a Torino insieme al padre disoccupato. Le sue origini, il suo fisico e persino il suo cognome (preso di mira dai soliti bulletti di turno) non facilitano di certo un’ integrazione sempre in bilico, ma la solarità tipicamente meridionale mista ad un carattere forte e determinato le consentono una difesa ad oltranza per anestetizzare le continue provocazioni di chi la considera inferiore o poco conforme alla realtà circostante. Al contrario di Jacopo suo compagno di banco benestante, ma più interessato all’Egitto che alle fortune di famiglia, incapace di tener testa ai suoi sciocchi coetanei. Due caratteri così diversi non possono che dar vita ad una stramba alleanza, destinata a tramutarsi in una solida amicizia. Il tema del bullismo è presente certo, ma resta umilmente sullo sfondo perché i reali problemi di Candida e Jacopo, non si limitano di certo a degli insulsi adolescenti, ma comprendono ahinoi il paradossale mondo degli adulti sempre pronto a dettare dogmi.

La parte più riuscita e credibile della storia è senza dubbio quella incentrata sul conflittuale rapporto genitori figli, in particolare per Jacopo, vittima di un padre ambizioso ed egocentrico, completamente accecato da soldi e successo che inconsapevolmente finisce per essere il primo a bullizzare il figlio. Mandelli approfondisce con cura un aspetto tutt’altro che scontato, cercando di tenere la storia in equilibrio tra dramma e commedia. Non sempre gli riesce perché l’ago della bilancia pende inevitabilmente verso quest’ultima, ma alcune soluzioni narrative appaiono davvero significative e necessarie nel tratteggiare il delicato e complesso universo giovanile. Un’ opera leggera, ma non superficiale capace di alternare a godibilissimi momenti cinematografici come la visita “fuorilegge” al museo egizio, spunti di inaspettato spessore (l’esitazione di Jacopo nel lasciare sul banco dei compagni gli inviti per la festa di compleanno). Mandelli pur realizzando una sorta di vademecum per ragazzi, non tralascia il difficile ruolo di genitore e questa sorprendente duplicità rappresenta l’aspetto più interessante e innovativo della pellicola.

Laura Pozzi

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