’Le invisibili: finché c’è humor, c’è speranza’

Nonostante la giovane età, Louis-Julien Petit classe 1983, vanta un curriculum di tutto rispetto e Le invisibili, presentato nei giorni scorsi come film d’apertura al Rendez-vous festival e in uscita nelle sale dal 18 aprile distribuito da Teodora Film, non fa che confermare il coraggio e l’impegno di un autore sensibilmente coinvolto in realtà sociali spesso dimenticate, ma drammaticamente attuali. Ciò che colpisce è lo sguardo con il quale il regista si relaziona con un mondo, quello delle senza tetto parigine, ostile e indecifrabile, popolato da un’umanità ai margini sempre in bilico tra speranza e disperazione. La Francia non è nuova a tematiche di questo tipo, basta pensare al notevole ‘Senza tetto né legge’ della compianta Agnes Varda, ma nel caso di Petit a sorprendere è la sua abilità nel raccontare con assoluta leggerezza una storia corale, tutta al femminile dove far convivere emarginazione, tolleranza e solidarietà.

La storia, basata sulle testimonianze dirette di donne senza fissa dimora e sul prezioso supporto di Claire Lajeunie che ha raccontato la sua esperienza nel libro “Sur la route des invisibles – Femmes dans la rue” e nel documentario “Femmes invisibles – survivre à la rue”, non si limita a descrivere la difficile condizione delle clochardes, ma estende lo sguardo anche al difficile ruolo delle assistenti sociali, angeli custodi senza ali sottoposte a dei veri e propri tour de force emotivi. Il film prende avvio dalla chiusura improvvisa di un centro di accoglienza e focalizza l’attenzione sui disperati tentativi di quattro impavide operatrici di garantire alle invisibili un accettabile margine di sopravvivenza. Il tutto raccontato con sottile humor e indispensabile autoironia capace di strappare di tanto in tanto il sorriso necessario a empatizzare con un microcosmo così lontano, ma in fondo così vicino al nostro modo di pensare.

Volutamente lontano dal feroce e disperato acume di Ken Loach, Petit riesce a trasmettere con convincente lucidità l’importanza di certi valori e a restituire dignità a tutti coloro classificati ingiustamente e pericolosamente come “ultimi”.

Laura Pozzi

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