A volte ritornano, dal cimitero dei micmac, ‘Pet Sematary’ (2019) di Dennis Widmyer

di Fabrizio Spurio.

A distanza di trent’anni arriva sugli schermi cinematografici il remake del film tratto dal romanzo omonimo di Stephen King “Pet Sematary – Cimitero vivente”.

La vicenda ruota attorno a un cimitero di animali nei boschi del Maine, presso la località di Ludlow. Louis Creed (interpretato da Jason Clarke) si trasferisce in questa cittadina per lavorare nell’ambulatorio di primo soccorso della scuola locale. Con lui ci sono anche la moglie Rachel (Amy Seimetz) ed i due figli Ellie e Gage. Accanto alla loro casa c’è una strada sulla quale transitano camion pesanti a forte velocità. Proprio su questa strada perdono la vita tanti animali che vengono poi sepolti nel cimitero degli animali dai bambini del luogo.

Presto la zona dove i Creed vivono diviene teatro di strani avvenimenti soprannaturali. Un’atmosfera arcana sembra prendere corpo nei boschi circostanti, incarnandosi nella figura mitica del Wendigo, uno spirito della foresta temuto anche dalla popolazione indiana che un tempo viveva nella zona. Proprio gli indigeni Mi’kmaq (Micmac) avevano eretto, oltre il cimitero degli animali, una barricata di rami, un chiaro segno di dove un essere umano doveva fermarsi. Una barriera da non superare. Oltre quella barriera un sentiero nel bosco conduce a un tumulo di roccia. Sul tumulo è situato un terreno di sepoltura con proprietà particolari: chi viene sepolto in questo terreno resuscita dopo poco tempo, ma con indole decisamente negativa e violenta.

Il tema principale del film è il rapporto che i protagonisti hanno con la morte. Come si comportano le persone davanti a un decesso. Rachel ha avuto un incontro traumatico con la morte già da bambina, quando, rimasta sola in casa, assiste al decesso della sorella Zelda, gravemente malata e deformata dalla malattia. In quel momento Rachel prova sollievo per essersi liberata dal peso della sorella. La sua vita rimane segnata dal profondo senso di colpa per quel sentimento di libertà nato dal decesso di Zelda. Louis invece ha un violento incontro con la morte quando in ambulatorio arriva un’ambulanza con un ragazzo travolto da una macchina. Louis cerca di salvarlo ma il ragazzo muore. Sarà proprio questo ragazzo ad avvisare Louis (sotto forma di spettro benevolo) di non superare la barriera. Ma la mente dell’uomo è indifesa di fronte alla morte di un familiare, specialmente se si tratta di un figlio. Louis vive tutto l’orrore di questa esperienza devastante, e a seguito del consiglio di un vicino di casa, il vecchio Jud Crandall (John Lithgow), scopre il potere del terreno dei Micmac. La variazione nella trama rispetto all’opera letteraria (e al film del 1989) è in un colpo di scena che eviteremo di rivelare per non rovinare la sorpresa allo spettatore. Ma da quando il potere del terreno maledetto si manifesta inizia un doloroso dialogo nella coscienza di Louis.

L’uomo è impotente di fronte al vuoto che lo travolge e la sua frustrazione precipita in un insano e clamoroso egoismo, che lo porta a prendere decisioni contro natura pur di essere ancora padre, pur di dimostrare, più a se stesso che agli altri, di non aver fallito il compito principale di un genitore, che è quello di difendere e proteggere la propria famiglia. L’unico modo per poter risolvere questo problema è quello di andare contro le leggi della natura, cercando così di nascondere il proprio fallimento. Ha paura del giudizio della moglie ma ancor più ha paura di ammettere a se stesso la sua débâcle come uomo. Inoltre vuole colmare il vuoto lasciato dalla perdita, anche a costo di convivere con un simulacro inutile. Louis non si rende conto che chi è morto vuole rimanere tale, e che questo “essere” tornato dalla tomba lo punirà duramente per l’atto osceno che l’uomo ha compiuto contro le leggi della natura. E’ presente anche il discorso sulla religione e di come l’uomo si rapporta alla fede. Ellie, la figlia di Louis, non riesce a comprendere il motivo per cui si debba morire e rispecchia in parte l’egoismo che sarà poi sublimato dal padre. La bambina in definitiva non vuole accettare il discorso di un Dio che toglie la vita a quelli che lei ama, compreso il suo gatto, il quale sarà a sua volta, proprio la prima vittima travolta sulla strada. Il gatto, seppellito e poi rinato dal terreno sacro dei Micmac, sarà per Louis un monito vivente. Lui vede il gatto vivo, ma sa che è solamente un concentrato d’odio, il prezzo da pagare per poter soddisfare l’egoismo del non rimanere soli a causa di un affetto perduto. Stravolgere le leggi della natura ha sempre conseguenze negative. La pellicola riesce ad essere inquietante e rispetta in gran parte lo spirito del libro, giudicato dallo stesso Stephen King una delle sue opere più macabre. L’atmosfera arcana, oltre la barriera di rami, è resa perfettamente da un comparto sonoro curato, fatto di rumori e sospiri. La nebbia che si alza nel bosco diviene quasi una presenza palpabile del Wendigo che scivola tra gli alberi, e ci immedesimiamo nel viaggio verso il magico luogo intrapreso da Louis e Crandall. Il film è anche disseminato di momenti di paura nei quali lo spettatore indulge con soddisfazione. Gli attori sono tutti nella loro parte e la regia, non eccezionale, ma comunque dignitosa, conferisce al film un buon ritmo che non annoia lasciando scorrere la trama. Manca nel film qualche passaggio che nella pellicola originale era approfondito. Ad esempio, le storie narrate da Crandall a Louis sulle vicende del cimitero non sono presenti: storie che avrebbero dato allo spettatore qualche elemento in più per arricchire l’aura sinistra del film. Decisamente diverso il finale, anche se in parte rispettoso dell’opera letteraria. Ma queste variazioni non disturbano nemmeno gli spettatori più legati al romanzo, in quanto era logico e forse anche opportuno fornire delle varianti a una storia già nota.

Possiamo dire che questo film e la versione che del romanzo ne fa il regista, non sia un semplice remake del film di Mary Lambert e che dia respiro nuovo a quello

Che ormai si può considerare un classico del genere horror.

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