‘Climax’: la follia tra danze psicotiche ed eros

di Corinne Vosa

climax fff“Nella seduta spiritica lo sciamano è la guida. Un panico sensuale, deliberatamente evocato attraverso droghe inni e danze, lo conduce in trance. La voce è alterata, i movimenti convulsi, lo sciamano agisce come un folle posseduto. Questi isterici di professione, scelti proprio per le loro inclinazioni psicotiche, un tempo erano tenuti in gran conto, mediavano tra l’uomo e il mondo degli spiriti. I loro viaggi mentali costituivano il nucleo della vita religiosa della tribù.”

(Jim Morrison)

 
E se si mettesse in moto inspiegabilmente una forza devastante il cui climax coincide con la distruzione e la pazzia? Se i demoni interiori, le paure e i desideri proibiti fuoriuscissero senza limiti dalla zona in cui sono confinati? Forse è questo l’inferno?

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1996. Terminate le prove per un imminente spettacolo, i membri di un’importante compagnia di ballo francese si abbandonano ai piaceri della danza e dell’alcool, assaporando una gustosa sangria, che come una pozione fatale esercita imprevedibilmente su di loro un effetto oscuro e oltre alla sobrietà iniziano a perdere il controllo di sé.

Tratto da una storia vera, Climax è un film disturbante e feroce, senza filtri ed espressione della totale libertà artistica di un regista, Gaspar Noé (Irréversible, Enter the Void, Love), che ama osare e scioccare il suo pubblico. Oggetto di analisi sono l’essere umano e le sue pulsioni nascoste; l’occhio onnisciente della cinepresa sembra condurre, scrutando e filmando, un attento e spietato studio sociologico, a cui si accenna fin da quando su un televisore sono trasmessi i provini dei danzatori che poco dopo conosceremo. Climax è un’indagine nel mondo torbido e malato dell’inconscio umano. Una volta che vengono a mancare le barriere della razionalità e del pudore qualunque cosa è possibile e la collettività precipita nel caos.

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Angosciante. Brutale. Sublime. In Climax gli istinti bestiali umani pulsano veementemente e si esprimono attraverso movimenti corporei, selvaggi e sensuali. I soggetti sono assorti in uno stato di trance e delirio dei sensi e come menadi e satiri danzano follemente, invasi da una potenza irrazionale spaventosa. Il dionisiaco impregna ogni cellula del film, sollecitando terrore e disgusto, ma anche estasi e fascinazione.

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Esclusa la tragica scena iniziale, il film è girato tutto al chiuso, nell’isolata struttura dove i ballerini vivono e si esercitano continuamente. L’immersione in uno spazio che genera una netta sensazione di claustrofobia si rivela essenziale nella creazione architettonica e metaforica di un labirinto infernale, nei cui corridoi i personaggi si aggirano disorientati e alienati. La tecnica di ripresa, un piano sequenza digitale, intervallato in rare occasioni da netti stacchi che lo smascherano volutamente, risponde all’esigenza di spiare e quasi documentare la discesa negli inferi di questo gruppo di ballerini. Questa sensazione di spontaneità è assicurata dal metodo di lavoro adottato da Gaspar Noé, che si è affidato al potere dell’improvvisazione, rinunciando a una vera sceneggiatura e confidando nell’intesa con i danzatori professionisti. Nessuno di loro aveva un’esperienza cinematografica o recitativa pregressa, ad eccezione di Sofia Boutella (La Mummia, Atomica Bionda, Star Trek Beyond), che interpreta molto bene la sensuale, dolce e trasgressiva coreografa Selva.

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Euforia, passione, erotismo. Morbosità, orrore, disperazione. Fotografia ed illuminazione alludono all’estetica di un girone infernale, con colori espressivi tipici dell’horror come il rosso, verde e viola; la cinepresa spesso si capovolge ribaltando la realtà e lasciando emergere una spettrale dimensione sottosopra, in cui l’aria è attraversata da urla agghiaccianti e le anime dannate perseverano nella loro danza della pazzia. Il corpo è il veicolo di ogni emozione e l’aver scelto come soggetto la danza permette a Noè di esplorarlo come non mai. Una danza libera da convenzioni, che riproduce il più fedelmente possibile il ritmo ipnotico e lo stato di trance dei rituali sciamanici e delle danze psicotiche. Climax, attraverso la suggestiva regia e i corpi in movimento, esplora infatti il mistero dell’alterazione percettiva e della perdita di sé; dell’esternazione degli impulsi più reconditi e proibiti; della solitudine dinanzi alla morte e al vuoto esistenziali. La vita e la morte, le grandi energie dell’universo, si impossessano dei corpi umani travolgendoli in un’estasi dionisiaca. Inferno e paradiso coesistono in un unico luogo della mente.

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