Arrivederci professore (Richard says goodbye)

di Luca Graziani

Un carpe diem artificioso per il carismatico Johnny Depp, annebbiato da droghe e alcool e in lotta contro la mediocrità.

Personaggio sopra le righe ma non troppo, che sfida il politicaly correct restando però nella comfort zone, limitando gli affondi a semplici provocazioni. Non c’è la pretesa di prendersi sul serio, lo si sottolinea in diversi passaggi, e non si ha la minima intenzione anche solo di cercare il confronto con il professore del film culto di Peter Weir del 1989.

Questa volta, infatti, ad invitarci a cogliere l’attimo è Richard, docente di letteratura in un’università del New England malato di cancro ai polmoni con un’aspettativa di vita di soli 6 mesi.

Appresa la diagnosi, la vita assume una prospettiva del tutto nuova. La sua crisi di mezza età prende una piega inaspettata tanto per i suoi studenti quanto per la sua famiglia…meno per il pubblico. Richard accantona il precedente metodo di insegnamento e sposa la filosofia dell’attimo fuggente.

Dopo aver sfoltito la sua classe cacciando gli studenti non interessanti e a parer suo mediocri, riporta l’ordine anche in casa e negli affetti seppur costantemente tramortito da un abbondante mix di droghe e alcool. La moglie Veronica (Rosemarie DeWitt) lo tradisce apertamente con il rettore dell’Università, ma ora Richard è pronto a prendersi le sue libertà sessuali ripagandola con altrettanta infedeltà.Comincia così quel percorso che lo porterà a tagliare i ponti con un’esistenza deludente e a congedarsi dalla vita a modo suo, recuperando in extremis un po’ d’orgoglio. Lui, dimesso e remissivo, da sempre vittima delle circostanze, a differenza del professor Keating dell’’Attimo fuggente’, ha avuto bisogno di un evento drammatico come la morte per cogliere il valore di ogni singolo istante di vita vissuta. E ora, per soffocare i rimpianti, spreca inutilmente i suoi ultimi giorni di vita in uno stato di continua debaucherie mentre predica ai suoi studenti di non arrendersi alla mediocrità. Un invito a non accontentarsi della semplice esistenza – “esistere fa schifo” – ma vivere la propria vita al massimo, nel suo caso senza limiti né freni inibitori. Un atteggiamento questo che ricorda quello dello stesso Depp degli ultimi anni, schiacciato da problemi finanziari e provato da eccessi di ogni tipo.

Arrivederci professore è il secondo film per il regista Wayne Roberts e ciò potrebbe forse spiegare la scelta di approfondire meno dei personaggi, di sorvolare su alcuni dettagli invece importanti. È Il caso della figlia del protagonista elogiata come persona dalle mille risorse di cui però il pubblico conosce solo i gusti sessuali. Il finale accontenta lo spettatore con il cosiddetto happy ending (per quanto si possa con un uomo condannato a morte certa) chiosando con un sospirato inno all’anticonformismo.

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