Il Piacere (Francia/ 1952) Regia Max Ophuls

di Girolamo Di Noto

Presentato nella cornice magica e suggestiva di Piazza Maggiore a Bologna, nel corso del Cinema Ritrovato ( 22-30 giugno 2019 ), Il Piacere( Le Plaisir ) di Max Ophuls ha deliziato la numerosa platea accorsa a vederlo e l’ha resa, almeno per qualche ora, partecipe di uno straordinario racconto di vita, colorato di gioie e sofferenze.

Tre episodi compongono Le Plaisir, tre storie confezionate con tenerezza e crudeltà, diverse tra loro, ma accomunate da tutto ciò che il piacere porta con sé: illusione, senso di provvisorietà, felicità effimera e appena accennata, morte.

Da sempre attento nell’attingere a modelli letterari per i suoi film, in particolare Schnitzler, Ophuls sceglie tre racconti di Guy de Maupassant: Le Masque (La Maschera), La Maison Tellier (La casa Tellier), La Modéle(La Modella). La voce del narratore, calda e profonda di Jean Servais, che impersona lo scrittore francese, ha lo scopo di tenere stretti i legami sottili tra i vari episodi.

Si inizia con Le Masque: c’è un ballo mascherato all’ Elysée- Montmartre e a frequentarlo c’è gente di ogni ceto: uomini in cerca di giovani prede, di divertimento e ” donne vecchie e ingioiellate, ma anche giovani e seducenti piene di voglia di bagordare”. Tra questi emerge la figura di uno strano personaggio coperto da una bella maschera lustra sul viso che ” ballava con sforzo convinto, ma senza destrezza, con comico slancio”. Ad un certo punto, mentre è intento a sgambettare, crolla nel bel mezzo di una danza sfrenata. Un dottore lì presente gli presta le prime cure e quando riesce- non senza fatica- a togliergli la maschera, uno stupore lo avvolge: l’apertura di quel guscio aveva messo allo scoperto una vecchia faccia di uomo logora, emaciata, rugosa. L’uomo verrà riportato dal dottore a casa alla rassegnata moglie che gli racconterà la storia di suo marito.

Un ritratto amaro e crudele di un uomo che non accetta la vecchiaia, che continua a ballare perché sotto la maschera lo credano giovane, che non si rassegna neanche quando anni prima la moglie aveva scoperto il suo primo capello bianco, il primo di una lunga serie. ” Ebbene, dottore, avevo indovinato giusto: due anni dopo non era più riconoscibile. Come cambia presto un uomo! Era ancora un bel giovanotto, ma perdeva la sua freschezza, e le donne non lo cercavano più “.

Il secondo episodio, La Maison Tellier, quello con Jean Gabin nelle vesti di un ingenuo e bonario contadino, è il più corposo e più degli altri esprime meglio il tema del piacere appena accennato e subito fuggito. Le ‘ pensionanti’ di una casa di tolleranza passano una domenica in campagna perché la loro padrona, la dignitosa Madame Tellier, deve fare da madrina alla figlia del fratello. Anche in questo episodio la ‘ maschera ‘ assume un ruolo fondamentale: se nell’episodio precedente il vegliardo la utilizza per essere diverso da quello che è in realtà, qui richiama due aspetti. Da un lato nasconde l’ipocrisia dei clienti illustri e notabili che frequentano la casa, clienti che vanno alla ricerca di un piacere sfrenato, corporale, che incarna la natura fisica del desiderio, dall’altro la maschera porta con sé- almeno solo per un breve istante- il desiderio da parte delle prostitute di essere altro e altrove. L’atmosfera campestre, il candore delle comunicande, il ricordo dell’ infanzia spingono le ragazze ad immergersi in emozioni e in un candore che mai più ritroveranno. I paesaggi che esse vedono sfilare dal finestrino del treno sono lieti e luminosi e appartengono loro solo per 24 ore; poi ritorneranno ad essere nascoste dietro tende e persiane, prigioniere della loro sorte.

E infine La Modéle: una coppia di giovani artisti si ama alla follia, poi inevitabilmente il ” disgusto segue sempre il possesso, l’appetito fisico presto si spegne e anche l’accordo di anima, di indole, di umore vien meno”. Lui se ne va, lei minaccia di buttarsi dalla finestra, lui non le crede, lei passa dalle parole ai fatti. Qui Ophuls esprime il concetto di disillusione nel piacere e la difficoltà in generale di comprendere le donne. Le parole di Maupassant non lasciano scampo: ” Esse sono sempre sincere, sono impulsive, devote, ammirevoli, sempre alle prese con una continua mobilità di impressioni. L’imprevedibilità e la rapidità delle loro decisioni ce le fanno apparire come enigmi indecifrabili “.

Al centro delle opere di Ophuls c’è sempre una tematica decadente: la morte dietro al piacere, il tempo che fugge, la fragilità del desiderio.

Nato a Saarbrucken, metà tedesco e metà francese, Ophuls ha diretto film in diversi paesi europei. Come giustamente ha osservato il critico Goffredo Fofi, il suo essere ” lontano da dove” ha fatto sì che si incarnasse in lui in particolare ” la leggerezza parigina e la concretezza berlinese”, per non parlare poi della decadenza viennese, di quel ” mondo di ieri” evocato con immensa nostalgia da Stefan Zweig. Godard, a proposito di Le Plaisir, si espresse in questi termini: ” È il romanticismo tedesco in una porcellana di Limoges”.

Giudizio che chiaramente mette in luce come nell’opera di Ophuls ci siano leggerezza e disincanto, decadenza e malinconica nostalgia, gusto del piacere e senso dell’ effimero. Il tutto accompagnato da movimenti di macchina di eleganza ineguagliabile e da uno stile meraviglioso, attento ai minimi dettagli che, nel raccontarci la vita con struggente disincanto, ci emoziona e ci aiuta soprattutto a capire chi siamo.

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