‘Marriage Story’ (2019), di Noah Baumbach

di Luca Graziani

‘Marriage Story’ (2019), di Noah Baumbach, con Scarlett Johannson, Adam Driver, Laura Dern, in concorso alla 76ª Mostra del Cinema di Venezia.

Noah Baumbach firma la regia di un emozionante dramma coniugale dai contorni tragicamente ironici, con due protagonisti d’eccezione le cui performance non lasciano indifferenti. Nonostante il film sia distribuito dal colosso dello streaming Netflix, qui a Venezia entra di diritto in concorso.

Una grande prova per Scarlett Johansson e Adam Driver, interpreti di una radiosa coppia newyorkese con un figlio, la cui vita diventa un inferno quando lei chiede il divorzio. L’attrazione -nata sul set di uno spettacolo teatrale- fra il regista Charlie (Adam Driver) e la giovane attrice Nicole (Scarlett Johansson) è destinata fatalmente a spegnersi: egoista e megalomane lui, alla continua ricerca di attenzioni lei. Nicole in questo matrimonio si sente offuscata, sbiadita, oggetto di un uomo che non la ama più, o per lo meno ha perso la capacità di dimostrarlo. È un amore che si scontra con la dura realtà dei fatti lasciando emergere differenze sempre più insormontabili, impossibili da appianare senza che una delle due parti ceda alla sopraffazione dell’altra. Ma quello che doveva essere un divorzio rapido e indolore si trasformerà presto in un’odissea legale, un bagno di sangue per entrambi che muterà un sentimento puro come l’amore in odio distruttivo. Rivalità e rancori, rivendicazioni e accuse, Baumbach non risparmia nulla ai suoi personaggi e non fa sconti nemmeno al pubblico in sala. Monologhi e primi piani d’impatto lasciano piena libertà espressiva a due volti del cinema d’oltreoceano in piena ascesa, capaci di far fluire le emozioni più intime su quello che è un tema drammaticamente attuale.

La scaltrezza e l’arrivismo dell’avvocato divorzista interpretato da Laura Dern lasciano sbalorditi, un personaggio che si fa carico di incarnare, per il regista statunitense, un’intera categoria del settore legale. Iconici gli scambi di battute nel momento delle presentazioni: dalle parabole bibliche alla reinterpretazioni delle sacre scritture, di tutto pur di convincere una coppia che aveva deciso di separarsi pacificamente a una disumana guerra senza frontiere il cui unico beneficiario sarà lei stessa, la rappresentante legale, con la sua parcella e il suo anticipo da capogiro, mentre a pagarne il prezzo più alto sarà il figlio della coppia.

Nel circolo vizioso in cui si trovano invischiati, i protagonisti sono affamati dalla voglia di vincere a tutti i costi. L’idea di accaparrarsi la fetta più grande della torta assale e trascina nel baratro i cuori di due coniugi dei nostri tempi in una storia di ordinaria follia, tanto da indurli ad accantonare desideri e bisogni reali, in primis quelli del loro unico figlio. Una lettura della vita coniugale spaventosamente chiara e disarmante quella di Baumbach, angosciante al punto di far riflettere sulla progressiva e inarrestabile deriva dei rapporti interpersonali, ma anche sul ruolo controverso di una professione, quella dell’avvocato, da sempre nota per il suo cinismo e che qui conferma avidità e arrivismo. Interpretazione memorabile, ricca di intensità, da cui traspare l’esperienza vissuta sulla propria pelle, nel caso di Scarlett Johansson che gira il film durante il suo vero divorzio.

Un cast di mattatori che va oltre il film in quanto tale, impossessandosi della cinepresa e rivendicandone in esclusiva tutta l’attenzione.

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