‘Rare Beasts’ (2019) di B. Piper

di Marzia Procopio

Se amate le commedie insolite, cercate nelle sale il delizioso “Rare beasts”, film indipendente scritto, diretto e interpretato da Billie Piper e visto alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Settimana della Critica.

Le “bestie rare” sono i protagonisti di questa commedia sentimentale caratterizzata da una scrittura insolita e dal punto di vista straniato sui personaggi: una donna single e nichilista, Mandy, interpretata appunto da Billie Piper, e il suo bambino difficile; la madre e il padre, interpretati da Kerry Fox e David Thewlis, separati da tempo ma ancora legati da un rapporto che sa andare al di là delle incomprensioni maturate in anni di conoscenza; Pete, l’uomo che lei ama – o che almeno dovrebbe amare se il film fosse una commedia romantica come il plot suggerirebbe – ma con il quale ha una relazione complicata.

La cifra del film, il suo aspetto più pregevole, è proprio l’accettazione dell’ambivalenza dei sentimenti: la mamma malata di cancro detesta l’ex marito ma gli chiede di starle accanto nel momento della fine; lo scombinatissimo padre, che la figlia odia perché “mi hai resa rotta tu” ma che è vicino, a modo suo, a Mandy e alla ex moglie, alla quale resta accanto nel momento del trapasso, uniti dal filo che lega per sempre chi si è amato; Pete, un bravissimo Leo Bill già visto in vari ruoli al cinema, che “quando è infelice diventa cattivo” e che è sempre infelice, quindi cattivo: esplosioni di rabbia, rapporto conflittuale ma intenso con il bambino di Mandy, un amore per lei che non riesce a prendere una forma stabile nel quotidiano.

L’ultima scena è molto delicata e rimanda a una delle prime, e la struttura ad anello richiama in qualche modo l’andamento dei cicli della vita: dopo che i nodi relazionali si sono in vario modo dipanati, quando arriva il momento della decisione finale, il bambino accoglie e risponde alla frase di saluto sempre rivoltagli dalla madre e sempre da lui rifiutata e così, uniti da una nuova complicità, mano nella mano, riprendono il loro viaggio da soli, riprendono il loro viaggio da soli, dopo aver ascoltato le voci di altre sorelle – quelle donne che per tutto il film, camminando per le affollate strade di Londra, si danno coraggio ripetendosi ossessivamente frasi automotivazionali, “io mi amo e mi rispetto così come sono”.

Un film segnato da un umorismo che constata la disfunzionalità delle famiglie – comica e spiazzante la scenata in quella molto religiosa di lui – e le storture di ciascun personaggio, ma porgendole allo spettatore senza giudizio e anzi con una tenerezza che ci fa uscire dalla sala divertiti e pieni di comprensione per noi stessi. Dialoghi brillanti e insoliti, musica mai banale, protagonista strepitosa. Fino al 24 settembre nelle sale che ospitano la rassegna “Venezia a Roma”, poi non si sa.

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