‘Monuments Men’ – l’atto d’amore di George Clooney per la Cultura

di Mauro Valentini

Questa è la storia di un manipolo di romantici esperti d’arte che non si rassegnarono al saccheggio di opere d’arte che i Tedeschi stavano perpetrando in tutta Europa. Salvare l’arte per salvare la Storia e la Cultura, eroi straordinari realmente esistiti che George Clooney porta sullo schermo con successo per raccontarci che per l’Arte vale la pena morire.

Sono passati ormai 80 anni dall’inizio del conflitto, il periodo più lungo di pace in Europa, ma la memoria degli orrori del conflitto mondiale rimane accesa e con una prova da regista convincente, il “più bello del reame” hollywoodiano riesce nell’intento di riflettere come in uno specchio magico quel momento, dimostrando che quando si tratta di gridare “ Ciak – Azione!” lui, George, sa il fatto suo.

Un Kolossal, “Monuments Men”, ambizioso e dalle immagini mozzafiato, con al centro la bellezza dell’arte, le opere di Veermer e di Michelangelo da salvare dalle grinfie dei nazisti che, nel loro delirio di onnipotenza, volevano riempire dei capolavori di tutta Europa il loro sinistro “Führer Museum“  di Linz.

Tratto dal libro di Robert M. Edsel e Bret Witter, Monuments Men è la storia vera di questi soldati non più giovani ed esperti d’arte (chi direttore di museo, chi storico dell’arte) che, sbarcando un mese dopo il “D-Day” in Normandia, corrono dietro le truppe che accerchiano i tedeschi in ritirata cercando di recuperare quello che spariva dai musei del nord Europa e dall’Italia.

Un bellissimo omaggio all’Italia Clooney lo regala quando mostra (decontestualizzato dalla vicenda del film che si svolge dal Belgio a Monaco di Baviera ), la difesa dai bombardamenti dell’affresco Milanese del Cenacolo di Leonardo da Vinci, un atto d’amore, uno sguardo verso la patria della Cultura nel mondo, vilipesa in questi ultimi anni non dalle bombe ma dal degrado e dal taglio dei fondi… ma questa è un’altra storia.

Trama avvincente, ricostruzioni minuziose degli scenari di guerra, tono da commedia e una fotografia quella di Phedon Papamichael ( che aveva già “fotografato” Clooney in “Paradiso amaro” e “ Le idi di Marzo”) bellissima e luccicante che sfiora con la stessa dolcezza i colori dei quadri di Monet e di Picasso e i paesaggi splendidi e feriti dai bombardamenti che i nostri eroi attraversano nel loro pellegrinaggio salvifico, oltre ad un cast ricco di divi che non gareggia per primeggiare ma che fa un gioco di squadra straordinario, altro merito di abilità e personalità del regista.

Vale la pena dunque rischiare le vite di uomini per salvare opere d’arte di inestimabile valore culturale? Questa è la domanda che accompagna tutto il film e la risposta che Clooney ci dà è tutta negli sguardi rapiti dei soldati intorno alla “Madonna di Bruges” scolpita da Michelangelo nel 1505 e centro simbolico della missione.

Grandissimi attori per un grande film dunque, con George Clooney che si ritaglia un personaggio centrale che sembra dirigere il resto del cast, quasi come un regista in scena di un gruppo fantastico, da Matt Damon a Jean Dujardin per cui trovare difetti sarà impossibile; possiamo solo spendere due parole in più per la personalità di Bill Murray e la leggiadria con cui Cate Blanchett si trasforma in una eroina francese seducente e dolente.

Ultimo omaggio per la colonna sonora, affidata ad un fuoriclasse del calibro del Parigino Alexandre Desplat, che a scorrere il suo curriculum si rimane storditi, da “Il discorso del Re” ad “Argo” solo per dirne alcuni e che ha musicato il già citato “ Le idi di Marzo” con Clooney, che con un’epica sinfonia accompagna il gruppo di eroi a cui il mondo deve dire grazie.

Un film questo che George Clooney consegna alla Storia, un atto d’amore verso l’umanità e la Cultura che bisogna assolutamente recuperare.

 

 

 

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