‘Buñuel nel labirinto delle tartarughe’, di Salvador Simó (Buñuel en el laberinto de las tortugas, Spagna 2018)

  • di Andrea Lilli

TRAILER


Omaggiare Buñuel riducendolo a personaggio di cartone animato, farne una caricatura protagonista di 80 minuti di tavole colorate che raccontano la personalità del più celebre maestro del cinema surrealista durante una fase cruciale della sua vita, è una scommessa difficile. Essendo anche una sfida alle convenzioni cinematografiche, lo stesso Buñuel l’avrebbe certamente osservata con curiosità.

Il regista animatore Salvador Simó, basandosi sul libro illustrato di Fermín Solís Buñuel en el laberinto de las tortugas, l’ha vinta con un disegno semplice e un’agile sceneggiatura, efficace nel fondere la fedele narrazione storico-biografica con una rappresentazione creativa del complesso mondo interiore di Luis Buñuel.

Bunuel_3

Corre l’anno 1930 quando il trentenne regista aragonese si ritrova emarginato dal mondo del cinema e soprattutto dai finanziatori, dopo lo scandalo provocato dai suoi primi due film, i surrealisti Un chien andalou e L’âge d’or, ideati con Salvador Dalí, il quale però reagisce in modo ambiguo di fronte agli strepiti conservatori e alle scomuniche clericali.

Bunuel-e-Dalì-1933
Buñuel e Dalí

Buñuel, dichiarando “Io non voglio ingannare gli amici, ma scandalizzare la gente. Dalí inganna gli amici“, rompe i rapporti con l’ex compagno di studi universitari a Madrid, lascia Parigi e le interminabili discussioni ai tavolini dei caffé intellettuali, è in rotta con la propria famiglia.

Non ha mezzi economici, ma grazie alla provvidenziale vincita alla lotteria di un altro amico artista più affidabile, Ramón Acín, nel 1932 forma una troupe con lui e due sodali e parte per l’Estremadura, diretto alla zona più povera della Spagna: Las Hurdes. Ha in mente un nuovo scandalo, ma di altro tipo. Vuole svelare sul grande schermo la realtà di una provincia dimenticata tra le montagne: un labirinto di 52 miseri villaggi fatti di grotte e casette di pietra che dall’alto sembrano gusci di tartarughe, una bolgia infernale dove ogni giorno si lotta contro la fame e malattie endemiche o della povertà come il gozzo e la malaria.

Bunuel_01

Il viaggio dura due mesi fra strade impervie, disagi e litigi. Il carattere di Buñuel è difficile, la sua complessa personalità presenta tratti violenti, oltre che intransigenti. Ma infine il girato è sufficiente a realizzare nel 1933 un documentario, o meglio un “saggio cinematografico di geografia umana” di mezz’ora, Las Hurdes – che in seguito prenderà il titolo di Terra senza pane (Tierra sin pán). Il pane infatti era un cibo esotico in quella zona arida e scollegata, portato da fuori solo da chi riusciva ad emigrare, e poi a tornare.

Nell’autobiografia Dei miei sospiri estremi, Buñuel scriverà: Quelle montagne diseredate mi hanno conquistato subito. Mi ha affascinato l’impotenza dei suoi abitanti, ma anche la loro intelligenza e attaccamento al loro paese remoto, alla loro terra senza pane. In almeno venti villaggi il pane era sconosciuto. Tuttavia, il suo non è solamente un viaggio antropologico attraverso zone selvagge, perlopiù ignote alla cosiddetta società civile, da esplorare per denunciare le diseguaglianze tra le miserie di quei villaggi e la sovrabbondanza del mondo evoluto. Man mano che procede tra case prive di ogni minima comodità, tra donne invecchiate precocemente, uomini scalzi e in stracci e bambini moribondi, il regista compie pure un viaggio interiore, attraverso i propri incubi, le manìe, le ossessioni che lo perseguitano continuamente.

Buñuel 0

Il percorso a ostacoli nella dura realtà di una comunità indigente lo reimmerge nelle proprie sofferenze mai del tutto affrontate e risolte: così che i ricordi di traumi infantili si intrecciano e si confondono con lo spettacolo di animali uccisi o in decomposizione; e i riti antichi di una società ancora medievale si accompagnano, nell’immaginazione di Luis, agli abituali fantasmi impostigli da un’educazione religiosa e scolastica repressiva e soffocante. Il padre autoritario e affettivamente lontano ricompare tra galli sgozzati, capre e asini abbattuti. Gli effetti cromatici e le invenzioni grafiche dei disegni animati di Salvador Simó rispettano e ben restituiscono questa miscela fra realtà e sogno, nello spirito del documentario originale di Buñuel, frammenti del quale sono qui inseriti con attenta contaminazione. Un film d’animazione consente proprio questo: la riproduzione e proiezione di un sogno, il farsi immagine di una fantasia onirica elaborata a partire da esperienze vissute e dati di realtà oggettiva. Del resto è attraverso i cartoni animati che sono passate le nostre prime emozioni sul grande schermo, così come per Buñuel fu il regalo (paterno) di una lanterna magica a fargli amare il cinema.

bunuel1

Questo slideshow richiede JavaScript.

Riconoscimenti:
2019 – EFA (European Film Award) – Miglior film d’animazione
2020 – Premio Goya – Miglior film d’animazione


In sala dal 5 marzo                 bunuel-nel-labirinto-delle-tartarughe

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: