‘Jekyll and Hyde’, un classico della letteratura, al cinema: tre versioni interessanti

di Roberta Lamonica

‘The Strange case of Dr.Jekyll and Mr. Hyde’ (1886), di Robert Louis Stevenson, è un classico della letteratura inglese, un romanzo breve (a ‘novella’) che si poneva l’ambizioso obiettivo di smascherare l’ipocrisia della società vittoriana, una società che nascondeva -dietro l’apparente perfezione della vita borghese- un mondo di desideri sordidi e repressi. Una società che non accettava il ‘sia…sia’ ma solo l’‘o…o’, veniva messa di fronte all’analisi dell’ipertema del doppio, di fronte a un individuo in cui coesistevano due personalità, una buona e una cattiva, una accettabile e una indicibile, l’uomo e il mostro.

Il cinema ha reso omaggio a questo classico, letto da generazioni e generazioni in tutto il mondo, con produzioni che hanno trovato il loro climax tecnico e tematico nella trasformazione del mite ed elegante Dr. Jekyll nel pantoclastico e passionale Mr. Hyde.

I tre film che hanno forse meglio rappresentato questo iconico romanzo sono:

1. ‘Dr Jekyll and Mr Hyde’, ambiziosa versione prodotta dalla Paramount nel 1920 per la regia di J.S.Robertson. Il grande divo del muto John Barrymore interpreta una versione molto teatrale di Jekyll/Hyde, con un linguaggio del corpo esplicito nel momento della trasformazione nell’uomo orripilante con testa a punta e dita stregonesche (riprese poi da Murnau per il suo Nosferatu nel 1922).

2. ‘Il dottor Jekyll’ (Dr. Jekyll and Mr. Hyde, 1931) di Rouben Mamoulian, con Frederic March. L’ottima interpretazione di Frederic March (premiato con l’Oscar nel 1932), ha fissato il canone di tutte le interpretazioni future di questo Doppio mostruoso, scimmiesco, primitivo e grottesco. In realtà i meriti del film sono soprattutto nel comparto tecnico con riprese in soggettiva, fotografia e illuminazione espressioniste, voce fuori campo.

Indimenticabile la sequenza della trasformazione di Jekyll in Hyde, splendidamente realizzata con una sola inquadratura tramite un make-up che si svelava gradualmente tramite una particolre illuminazione ad infrarossi Solo nel 1957 il grande Mario Bava fu in grado di ricrearlo per la trasformazione dell’attrice Gianna Maria Canale ne ‘I Vampiri’ di Riccardo Freda.

3. Nel 1941 la MGM produsse un remake del classico di Mamoulian, ‘Il Dottor Jekyll e Mr. Hyde’ (Dr. Jekyll and Mr. Hyde) diretto da Victor Fleming. Nonostante la regia di Fleming sia più statica rispetto a quella di Mamoulian e il makeup scialbo di Spencer Tracy (non all’altezza di quello di March) ne abbia messo in ombra anche l’interpretazione, va detto che questa versione è in assoluto la più vicina al modello letterario nel tentativo di dipingere il male non come qualcosa di platealmente orripilante ma piuttosto lo suggerisca tramite uno sguardo, un broncio o la postura del corpo. Il male percepito come tale da una società bigotta che accetta compromessi tra la sfera pubblica e privata a patto che rimangano rigorosamente separate.

E voi, quale versione preferite?

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