‘La prima notte di quiete’ (Italia/1972), di Valerio Zurlini

di Girolamo Di Noto

” È uno di quei giorni in cui rivedo tutta la mia vita, bilancio che non ho quadrato mai”. ( da Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni).

Bisogna leggere i libri che mordono, sosteneva Kafka. Un libro “deve essere la scure per il mare gelato dentro di noi”. Se estendiamo questo pensiero anche per un’opera cinematografica, possiamo senz’altro affermare che La prima notte di quiete di Valerio Zurlini di certo ha occupato un posto preminente nel panorama del cinema italiano degli anni Settanta, raccontando attraverso suggestioni letterarie e figurative, il senso della fine( di un’epoca, di un amore, di un’illusione) e soprattutto quella malinconia- che come cantava la Vanoni in una celebre canzone- ” fino a sera non ti lascia più “.

Regista tra i meno prolifici del cinema italiano, scomparso prematuramente nel 1982 all’età di cinquantasei anni, Zurlini conserverà sempre, nella sua seppur breve carriera, una vocazione essenzialmente letteraria. Esordirà con Le ragazze di San Frediano, tratto dall’omonimo romanzo di Vasco Pratolini, realizzerà Cronaca familiare, sempre adattato dallo scrittore fiorentino, concluderà il suo percorso cinematografico con Il deserto dei Tartari di Buzzati, senza dimenticare il fatto che non riuscirà a portare a termine due lavori: uno dal romanzo di Hemingway, Di là dal fiume tra gli alberi, e l’altro da Lo scialo, sempre di Pratolini. Si respira letteratura anche in questo penultimo film del regista bolognese.

La prima notte di quiete è un verso di Goethe, che designa la morte perché si dorme senza sogni, il protagonista è un professore di lettere, la protagonista si chiama Vanina che prende il nome da un racconto di Stendhal. E poi c’è Rimini, avvolta in un bianco opaco e lattiginoso, lo sguardo sbiadito del mare, i giorni che non conservano altro che- come direbbe il poeta Caproni – ” la prima/ luce d’un’alba che non ha calore/di figure e di suoni”. Daniele Dominici( Alain Delon ), trasandato supplente di lettere, in crisi sentimentale con la sua compagna, si lega con Vanina( Sonia Petrova ), una sua studentessa. La passione che li unisce li porterà ad abbandonare i rispettivi legami affettivi e a cercare l’illusione di una nuova felicità. Ma i sogni di fuga avranno vita breve. La solitudine e la malinconia pervadono questo struggente film, tutto imperniato sulla straordinaria interpretazione degli attori. Alain Delon nella parte del professore disilluso è perfetto nel saper incarnare, con quella sua aria svagata e distratta, un uomo ormai alla deriva, votato all’autodistruzione.

Di bell’aspetto, di poche parole, con quell’indimenticabile cappotto di cammello, uguale a quello di Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi, le mani affondate nelle tasche e la sigaretta tra le labbra, Daniele Dominici, sin da quando lo si vede per la prima volta camminare sul molo, da solo, senza meta, ha l’aria di chi è uno straniero nell’ambiente che lo ospita. Si muove da estraneo, sembra un intruso, un uomo nobile in un mondo di cialtroni, ha un atteggiamento dimesso, non ha ideali politici ( ” Per me neri e rossi siete tutti uguali, i neri sono più cretini”), convive con Monica( Lea Massari ), ma non hanno nulla da dirsi e stanno insieme per abitudine e disperazione, trascorre il tempo libero con un gruppo di uomini annoiati, meschini, ancora goliardici, ” vitelloni di ritorno” , ma malamente invecchiati. Non si aspetta più nulla dalla vita, cela dentro di sé un vecchio e mal cancellato dolore per il suicidio di un amore giovanile, al quale ha dedicato un libro di poesie intitolato La prima notte di quiete. Unici sussulti della sua vita sono l’arte e la letteratura. Come il principe Myskin ne L’idiota di Dostoevskij parla di una bellezza che salverà il mondo, così lui ha come unico scopo quello di far capire perché un verso di Petrarca è bello, perché un quadro può segnare in profondità la nostra esistenza. L’incontro con Vanina costituirà una inaspettata e vitale boccata d’ossigeno.

La ragazza è molto bella, ma stranamente malinconica, ” con tanto passato, poco presente e niente futuro”. Dominici rivede in lei La Madonna del parto di Piero della Francesca, l’esaltazione della purezza, ma non è che un’illusione. Legata al facoltoso Gerardo ( Adalberto Maria Merli ), nasconde dietro il candore un segreto sconforto, un passato torbido che non può essere cancellato né messo da parte neanche dall’intenzione di rifarsi una vita. Sullo sfondo di questa devastante storia d’amore, ad accompagnare la vicenda dei due amanti, c’è una provincia in cui l’innocenza sembra perduta, popolata da persone fragili, annoiate e corrotte che vivono di stanchi divertimenti, sopraffatti da alcol, droga e sesso senza sentimento. Tra i personaggi più meschini va ricordato il fidanzato facoltoso e sbruffone di Vanina, Gerardo Pavani.

Questi la maltratta, la tradisce, la considera un soggetto carne e ossa solo per portarla a letto, un oggetto di puro consumo visivo. A fare da sfondo è- come disse lo stesso Zurlini- ” quella costiera adriatica che avevo visto l’inverno, quando non c’è l’esplosione del turismo estivo, stretta dal rancore, dalla ferocia della violenza. L’avevo vista, quella violenza dell’uomo sulla donna”. Lo stile inconfondibile di questo regista sta nell’ essere riuscito a fondere il disorientamento dei suoi personaggi con l’ambiente in cui vivono. La Rimini nebbiosa, sonnolenta, anti felliniana partecipa della condizione interiore di Dominici, amplifica la sua inquietudine. Per rappresentare la condizione interiore di solitudine, Zurlini si serve di due procedimenti contrastanti tra loro: utilizza campi lunghissimi deserti, dai quali emerge la figura umana o vi scompare, oppure primi piani che hanno la funzione di esaltare il disagio interiore degli attori. Memorabili, in tal senso, il gioco di sguardi tra Vanina e il professore in classe e indimenticabile lo scambio di sguardi a tre, tra Vanina, Dominici e Gerardo nella scena in cui, in una balera, Vanina e il fidanzato ballano un lento sotto gli occhi di un Delon innamorato, sulle note di Domani è un altro giorno della Vanoni. La prima notte di quiete sarà un film che, nonostante il successo, Zurlini amerà meno degli altri, perché i rapporti con Delon non furono affatto idilliaci: ” Il protagonista era l’opposto morale del personaggio e non ne rifletteva che esteriormente la profonda intelligenza e l’inguaribile malinconia “.

Al di là di queste considerazioni personali, va comunque sottolineato il fascino di Delon, qui in una delle sue migliori interpretazioni, senza tralasciare il cast strepitoso che lo ha accompagnato: la bellissima Sonia Petrova, l’algida Lea Massari, la mamma della Vanina, la ” megera” Alida Valli, Salvo Randone nel ruolo del Preside del Liceo e un giovanissimo Giancarlo Giannini, (Spider), l’unico che riesce meglio a comprendere la sofferenza interiore di Dominici.

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