The Millionaire, di Danny Boyle (Slumdog Millionaire, UK/India 2008)

di Andrea Lilli

khan
Irrfan Khan, figlio di un commerciante di pneumatici, diventato star del cinema indiano e internazionale, scomparso prematuramente il 29 aprile scorso. In The Millionaire interpreta l’ispettore di Polizia che ascolta il racconto straordinario di Jamal, “pezzente milionario”.

Chi apprezza le favole ha amato e non dimentica facilmente questo film, che però scuote soprattutto gli aridi e i diffidenti, quelli che alle favole – e alle virtù dei premi Oscar – non credono molto. E di statuette dorate, The Millionaire se ne portò via ben otto. Diavolo d’un Danny Boyle. All’uscita del trasgressivo Trainspotting (1996), chi avrebbe mai scommesso che il regista britannico avrebbe poi realizzato questa macchina emozionale più che perfetta, priva di sbavature, efficace per ogni genere e geografia di pubblico? Un irresistibile congegno strizzacuori costruito nel rispetto dei canoni più classici del racconto popolare: il fratello buono e quello cattivo, il sacrificio di una madre, la strada che insegna più della scuola, i gatti e le volpi dietro l’angolo, il nano che sconfigge il colosso, la fortuna che aiuta l’audace, la ragazza perduta che si ritrova, l’eroico gesto del malvagio pentito; l’invidia, la gelosia, i mostri, le guardie, il traffico congestionato che nulla possono contro il destino; il miserabile che diventa straricco e famoso, il coro del popolo a sostegno, la verità dell’amore puro – che infine su tutto trionfa.

happyend

Anno 2006. Chi vuol essere milionario? è il format tv più seguito dai telespettatori di tutto il mondo, quindi anche dai milioni di baraccati di Mumbai (o Bombay), India.

Il diciottenne Jamal Malik (Dev Patel), orfano, chai wallah (garzone che porta il té) in un call center, sta per vincere 20 milioni di rupie, il premio più alto mai raggiunto nel popolare programma a quiz. Manca solo la risposta all’ultima domanda, che gli sarà posta tra poche ore. Prima però deve difendersi dall’accusa di frode. Trascinato nella stazione di polizia, viene interrogato spietatamente, torturato: nessuno crede che un ragazzotto ignorante possa superare tutti quei quiz senza trucchi. “Professori e sapientoni non sono andati mai oltre le 16.000 rupie. Cosa cavolo può sapere un pezzente della baraccopoli?”.

– Quando qualcuno mi fa una domanda, io tendo a rispondere.

Jamal Malik è la sincerità fatta persona, non ha nulla da nascondere. Non ha barato, né studiato. Le risposte giuste non le ha imparate sui libri ma sulla sua pelle, per strada. Le risposte ce l’aveva già dentro. Il destino ha voluto che fossero giuste le domande. E ha voluto così, perché non è per i soldi che Jamal ha voluto partecipare a Chi vuol essere milionario?, ma per amore. Il ragazzo lo dimostra raccontando all’ispettore l’incredibile storia della sua vita. La sua vita di miserabile. Inizia così il primo flashback di una serie alternata alle sequenze dell’interrogatorio con montaggio perfetto.

bombay

3 mosch ape

Jamal e Salim sono due bambini, due piccoli slumdogs che crescono coi loro coetanei tra le lamiere, le discariche e le fogne a cielo aperto di Juhu, zona povera di Mumbai. Giocano, marinano la scuola, sfottono i poliziotti, guadagnano pochi spiccioli razzolando tra i rifiuti. Sono ovviamente devoti fan delle star del cinema indiano, di quella Bollywood al cui stile s’ispira felicemente The Millionaire, grazie alla co-regista Loveleen Tandan, responsabile anche del casting.

Memorabile la scena in cui il ‘fratello cattivo’ compie la prima malvagità, mentre ‘il buono’ dimostra la sua irriducibile volontà di ottenere ciò a cui tiene. Imprigionato in un cesso all’aperto dal perfido Salim, Jamal non esita ad immergersi nel liquame pur di riuscire a raggiungere il suo mito, un famoso attore bollywoodiano in visita allo slum, per conquistarne l’autografo.

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Danny Boyle riesce a mescolare buoni sentimenti e ambienti degradati evitando patetismi dickensiani. Riprende con ironia la baraccopoli e con spietatezza la successiva mostruosa speculazione edilizia, senza distogliere lo sguardo da quelle assurde condizioni di vita. Povertà assoluta, assenza di igiene e di pianificazione urbana, esposizione ad ogni tipo di rischio e violenza, inettitudine o avversione della polizia, nessun ostacolo alle persecuzioni etnico-religiose.

Durante un attacco incendiario di fanatici contro la comunità islamica viene uccisa la madre di Jamal, che così resta orfano e sbandato, con Salim al seguito pronto a cacciarsi nei guai. I due incontrano Latika, anch’essa orfana e senza più casa. Diventano “i tre moschettieri”, ma è tra Jamal e Latika che si crea un incantesimo – un legame così forte che spingerà i due a cercarsi sempre, a ritrovarsi ogni volta che il caos della vita li separerà.

3 moschett

Si lotta per sopravvivere, senza casa né altri luoghi protetti. I tre bambini vengono rapiti da sfruttatori di mendicanti che non si fanno scrupoli di menomare ad arte gli schiavi accattoni, con l’obiettivo di ottenere più elemosine. I due fratelli riescono a scappare, Latika no. La sua bellezza verrà sfruttata nel modo più infame e insopportabile per Jamal, che la raggiungerà, poi la perderà ancora, più volte nel corso degli anni. Ogni personaggio è interpretato da tre attori così ben selezionati e disinvolti che quasi diventa impercettibile il loro passaggio dall’infanzia all’adolescenza, e da questa alla maggiore età. Di grande effetto il salto da un treno dei due fratelli, che a terra si ritrovano più grandi.

Danny Boyle è un maestro nell’elasticizzare il tempo: “Questo è il potere del cinema, ciò che il cinema può ancora fare di unico anche oggi in mezzo a tutta questa televisione, quando tutti si domandano se potrà sopravvivere. Per me ciò che ha ancora di unico è come influisce sul tempo. Da cineasta puoi comprimere il tempo nel montaggio, lo puoi fermare e far ripartire.

Altra caratteristica distintiva di Boyle: le riprese veloci a spalla, le inquadrature oblique, anche nei primi piani. Scelte formali potenzialmente rischiose, ma che invece qui si integrano bene col ritmo preciso della narrazione.

prost bambina

Per Latika, Jamal rompe il rapporto complice e fraterno con Salim, indifferente se non ostile al benessere della ragazzina. Salim è un Caino accecato dal denaro facile e destinato alla criminalità, ma non giunge mai al punto di uccidere il fratello, anzi cerca di proteggerlo e gli salva la vita più volte. Tanto tetragono diventa Jamal nella sua passione per Latika, quanto tormentato risulta Salim, combattuto tra le crudeltà della legge del più forte e l’affetto fraterno, consolidato delle esperienze condivise per strada, sui treni (elemento scenografico caro al regista di Trainspotting), nei tanti lavori rimediati, più o meno leciti.

Nel frattempo Latika – complice Salim – prima bimba, poi adolescente e infine donna (Freida Pinto) passa da un boss all’altro, da una schiavitù all’altra.

– Vuoi fare una cosa per me?
– Tutto.
– Allora dimenticami.

Jamal non molla. Per lui c’è solo lei nell’universo. Per lei l’unica salvezza è lui, la sola alternativa ai mostri, allo squallore di una vita da serva. In uno degli sporadici e avventurosi incontri, Jamal nota l’interesse di Latika per Chi vuol essere milionario?, che lei segue fedelmente. Approfittando dell’impiego di garzone nel call center di una compagnia telefonica, Jamal riesce ad avere la dritta giusta per partecipare al programma tv, e riagganciare così l’altrimenti irraggiungibile ragazza.

dom finale

Comincia dunque la successione fantastica dei quiz indovinati: ad un sempre più stupefatto, sospettoso e invidioso conduttore, che fa di tutto per evitare il successo totale del ragazzo, Jamal snocciola risposte giuste una dopo l’altra, riesumandole dalle esperienze dirette. Solo sull’ultima esita, ma a quel punto non gli interessa più tanto indovinarla. Il suo premio è un altro e l’ha già vinto, con coraggio e intelligenza, poco prima di dare la risposta. Il frastornato presentatore deve arrendersi: talvolta non si gioca per i soldi, ma per amore. E in questo caso, oltre a Latika (liberata da Salim, redento e martire), l’ispettore, l’intera baraccopoli di Juhu e 90 milioni di spettatori, gli dei o il destino stanno con Jamal Malik, ragazzo del tè.

Il ballo finale in una Victoria Station sormontata da cartelloni pubblicitari è il giusto omaggio hindi-pop a questo gran bel racconto della buonanotte. Quel che ci vuole ogni tanto, per dormire meglio.


ballo

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