High Life, di Claire Denis (2018)

🔴 Anteprima – Film in uscita il 6 agosto 2020 per Movies Inspired
di Paola Salvati
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“Willow, dove ti stai nascondendo? Tra luci e ombre…sotto un albero?”
I colori brillanti di un giardino curato, di un orto, sono quelli della serra, unica oasi nel grigiore denso ed opprimente di una navicella spaziale. Una bimba piccola, Willow, è lì dentro, mentre un uomo è all’esterno, occupato a riparare un guasto. Sembra essere il suo papà. Le parla, la imbocca e la accudisce con fare amorevole e insieme si trovano a vivere in completa solitudine nello spazio.
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Monte (Robert Pattinson) si aggira tra i corridoi deserti, svolgendo le attività quotidiane, che si ripetono uguali ogni giorno, come il necessario rapporto da inviare alla base; assorto nei suoi pensieri e nelle sue continue riflessioni, tra flashback e monologhi, viene interrotto solo dai gorgoglii o dai pianti della piccolina. Nei suoi occhi ci sono la paura, il peso della responsabilità, sorretti dalla voglia di resistere a tutti i costi per lei, che considera sua.
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Parte l’irrigazione nella serra, dove c’è vita, mentre lui è costretto a confrontarsi con la morte: ‘liberarsi del superfluo’ per migliorare le condizioni di navigazione. La zavorra di cui dovrà disfarsi sono i corpi dei suoi compagni di viaggio. Li porta fuori e per un attimo resta ad osservare il vuoto dello spazio e il loro fluttuare tra le stelle. Cos’è accaduto prima?
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“Al 99% della velocità della luce, la sensazione di andare indietro anche se si sta andando avanti, di allontanarsi mentre ci si avvicina, proprio non la sopporto”. L’astronave 7 è stata inviata nello spazio per un esperimento scientifico, verso il buco nero più vicino al nostro pianeta, per assorbirne l’energia, ‘missione suicida di prima classe’, come la definisce Monte.

HIGH LIFE

L’equipaggio è formato da uomini e donne, scelti nelle carceri tra i condannati all’ergastolo o nel braccio della morte, senza speranza di uscirne. Nulla da perdere, dunque, ma con la possibilità di rendersi utili alla scienza. Cavie da laboratorio con lo scopo di perpetuare la specie umana, gestite dalla dottoressa Dibs (Juliette Binoche), fredda esecutrice di inseminazioni artificiali. Ognuno di loro ha caratteristiche differenti, accomunati solo da un passato fatto di violenza e dall’odio sviluppato nei confronti della dottoressa/strega, soprannominata Vultura, sciamana dello sperma. Gli uomini danno il loro seme, tranne Monte, che dopo un po’ di tempo decide di praticare la castità, così da rafforzarsi.
HL_JB_REEL08_08180925Il film racconta la loro avventura in una prigione orbitante lanciata verso il nulla, che per anni viaggerà nell’universo, Bisogna staccarsi però da quell’inevitabile riferimento che viene subito alla mente, 2001: Odissea nello spazio, di Stanley Kubrick. Non possiamo definirlo un film di fantascienza o di science-fiction con le caratteriste classiche di questo genere, anche se poi di scienza si tratta e in forma di fiction. “È più un film di pulsioni e di solitudine, che si svolge nello spazio, ma tenendo i piedi per terra, in un certo senso (…) La sessualità è trattata non come sesso, ma come mera funzione fisica, volta alla sola riproduzione”, dichiara la regista francese Claire Denis, che, come per la maggior parte dei suoi film, ne ha scritto anche la sceneggiatura, assieme a Jean-Pol Fargeau. È entusiasta della sua opera (dopo aver impiegato anni per giungerne alla produzione), presentata nel novembre 2018 e che solo ora verrà distribuita nelle sale in Italia. Teneva molto al suo progetto: non voleva nulla di convenzionale o perfetto o ultratecnologico. Tutto molto essenziale e scarno, come l’astronave a forma di scatola di fiammiferi.
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Un lavoro che non si basa sull’estetica o sugli effetti speciali, ma sul contenuto e sulla riflessione. La vita e la morte, semplicemente, e la basicità dei comportamenti umani.
Un film di quella fantascienza d’autore, minimalista, che fa sua in pieno, ispirata da Solaris e Stalker di Tarkowsky, da Denis definiti i suoi portafortuna. In alcune sequenze, sono presenti dei monitor che trasmettono di continuo le stesse immagini, archivio scarno ma emblematico di una Terra ormai lontana. In uno viene trasmessa una partita di rugby, in un altro immagini amatoriali di un ragazzo che fa surf. Nel terzo viene riprodotto un funerale degli indiani d’America, i Kwakiult, riuniti intorno al fuoco, scena tratta da In the land of Head Hunters di Edward S.Curtis, del 1914. Si riallaccia in questo modo a Dead Man, dedicato alla cultura indiana, di Jim Jarmush, regista con il quale ha lavorato per il film Daunbailò. Va ricordato che Claire Denis si è formata nel cinema, lavorando come assistente di registi del calibro di Robert Enrico, Wim Wenders, Costa Gavras e Jacques Rivette.

HIGH LIFE

Curata attentamente dalla regista è stata la scelta degli attori, caduta su Pattinson e Binoche per i ruoli principali. Robert Pattinson, divenuto famoso con la saga di Twilight, si conferma attore talentuoso, di una bellezza magnetica, messa al servizio dei ruoli più diversi che sperimenta con successo. Intensa la sua prova, in cui traspare la dolcezza oltre la bellezza, la tristezza  del criminale pentito, la potenza della determinazione.
Lo scopriamo persino interprete di ‘Willow’, brano con cui si chiude il film. Juliette Binoche, attrice consolidata in ruoli raffinati e sensuali, interpreta con classe la dottoressa Dibs, disturbata e maledetta, criminale tra i criminali. Mia Goth per ‘Boyse’ e Andrè Benjamin per ‘Tcherny’, vestono in modo impeccabile i panni di due dei più caratteristici personaggi, ospiti della navicella. Jessie Ross è Willow adulta e miss Scarlett Lindsey è la piccola Willow, che muoverà realmente i suoi primi passi proprio davanti alla telecamera. La musica è curata da Stuart A. Staples dei Tindersticks, che realizza un sound di bassa frequenza, dolce e lento, perfettamente adatto al tipo di narrazione.
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Per la sua particolarità, High Life è stato designato Film della critica’ per il 2020 dal Sindacato nazionale critici cinematografici italiani (SNCCI). Questo film, dai tratti claustrofobici, provoca insieme fascino e repulsione con le sue scene volutamente scarne, che portano l’attenzione sul senso del film: la forza dell’amore, la vita che prepotentemente si perpetua con la promessa di una nuova dimensione spazio-tempo.
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“Willow, dove ti stai nascondendo? Cammini sulla sabbia? Le onde si infrangono su di te?
I tuoi sogni si estendono al di là delle nuvole, oltre la luna, fino alle stelle. Questo amore ha una meta? Un sospiro…un abisso”

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