2001 – L’Odissea senza fine di un’opera immortale

di Mauro Valentini«Siete liberi di speculare sul significato filosofico e allegorico del film – e tale speculazione è indice che esso ha fatto presa sul pubblico a un livello profondo – ma io non voglio precisare una chiave di interpretazione di 2001 che ogni spettatore si sentirà obbligato a seguire, altrimenti lo spettatore penserà di non aver colto il punto. »

Era l’Aprile del 1968 e a Londra Stanley Kubrick così descriveva il suo film, preparando il pubblico di tutto il mondo ad un’esperienza inconsueta e appunto, allegorica e filosofica.

Ma i giornalisti che prendevano appunti mai si sarebbero aspettati un film come “2001 – Odissea nello spazio”, perché mai un film così era stato immaginato e realizzato. Un’opera di fantascienza? Tutt’altro, anche se il mondo immaginato prima da Arthur Clarke che lo aveva scritto e poi da Kubrick che lo mette in scena è chiaramente lontano… nel 2001 appunto. Il racconto dei racconti di un’epopea di sviluppo del genio umano e della creazione di una intelligenza artificiale sono un simbolico specchio con cui confrontarsi spietatamente. 

Un’Odissea quindi, quella di Kubrick, Omero moderno che attraverso il percorso del protagonista David, dal nome simbolicamente biblico, confronta e si scontra con i pericoli di un’umanità che stava correndo già allora (figuriamoci ora) verso una modernità mostruosamente affascinante.

Con un salto temporale che anche ancora oggi lascia senza fiato, l’inizio del film trasporta l’uomo dall’alba della preistoria al futuro mostrando come l’uso dell’intelligenza negli ominidi abbia portato con un soffio breve solo migliaia di anni, nulla rispetto all’eternità dello spazio a concepire un’astronave e da lì, al medesimo problema dell’inizio di tutto: il potere e l’evoluzione. Per chi non lo avesse visto in questi 50 anni, questo racconto è diviso in quattro parti e con due protagonisti inanimati ma assolutamente centrali: un misterioso e famosissimo monolite di pietra scura e il computer di bordo dell’astronave dal nome HAL 9000, un factotum essenziale che però è così perfetto da aver pensieri umani e per questo crudeli.Tante le risposte e le mille interpretazioni date al cuore filosofico del film, ma come diceva Kubrick, ognuno trovi la sua strada. “2001 – Odissea nello spazio” è prima di tutto un’esperienza visiva e auditiva che non invecchia anzi che sembra ancora più moderna oggi che all’epoca dell’uscita, forse perché su questi temi con la digitalizzazione della nostra vita siamo molto più simili al David che combatte contro HAL e purtroppo, ancora più vicini a quell’ominide che con la violenza del gesto intelligente vince contro la logica.

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