A qualcuno piace caldo (1959), di Billy Wilder

di Roberta Lamonica

“Suona quella musica moderna, il jazz?”

“Già…jazz caldo!”

“Oh Beh… a qualcuno piace caldo, personalmente io preferisco il classico”.

Una delle commedie più divertenti di sempre, deliziosamente irriverente e leggera come una pioggia primaverile, A qualcuno piace caldo (Someone like it hot), è un film del 1959 scritto, diretto e prodotto da Billy Wilder.

Pur attingendo a due topic scottanti per l’epoca, la messa in scena di episodi violenti degli anni del Proibizionismo e il tema dell’omosessualità latente e della fluidità di genere, Wilder riesce ad ammaliare e convincere lo spettatore puritano statunitense tramite una messa in scena esilarante e apparentemente disimpegnata.

L’intelligenza e l’unicità di A qualcuno piace caldo risiedono nel fatto che, al di là delle battute comiche, del ritmo serrato e dei momenti divertenti legati al travestimento, la comicità irresistibile del film non resta in superficie ma va molto più in profondità.

Ed è una comicità che esalta una storia oggettivamente divertente, piena di ironia e di ribaltamenti, tinta di momenti di pathos che contribuiscono a creare una connessione emotiva molto forte tra il pubblico e i personaggi. Si può anche considerare il film più ‘significativo’ per l’arte di Marilyn Monroe, dove la sua sensualità è calibrata ed usata da Wilder in modo estremamente sapiente e arguto.

Wilder ebbe l’idea di scrivere A qualcuno piace caldo dopo aver visto il film tedesco a basso budget Le fanfare dell’amore, di Kurt Hoffmann nel quale due simpatici squattrinati disoccupati si dipingevano il volto di nero per entrare a far parte di una band di soli uomini di colore e in seguito si vestivano da donna per entrare in una band di sole donne. Wilder trovò il film “brutto in modo delirante” ma l’idea del travestimento gli piacque molto. Con il suo co-sceneggiatore I.A.L.Diamond, buttò giù un soggetto dal titolo “Non stanotte, Josephine”, nel quale due musicisti sono testimoni del massacro di S. Valentino e scappano in Florida con una band di sole ragazze.

All’inizio Wilder pensò a Danny Kaye e Bob Hope per i due personaggi maschili; poi pensò a Tony Curtis e Frank Sinatra. Ma quando vide Jack Lemmon in Operazione Mad Ball, fu certo che Tony Curtis e Jack Lemmon sarebbero stati una coppia perfetta. Rob Reiner, grande estimatore del film ha dichiarato: ”È difficile rendere giustizia all’immenso lavoro fatto da Curtis e Lemmon. Recitano gran parte del film travestiti da donna e lo fanno senza ricorrere a nessuno degli artifici tipici di per quel tipo di ruolo. C’è grande supporto e armonia da tutti i comprimari – da George Raft nel ruolo del malavitoso Ghette Colombo, a Joe E. Brown nel ruolo del miliardario Osgood – ma gran parte del film è sulle loro spalle”. Per il ruolo di Zucchero Kandinski, la cantante e suonatrice di ukulele super sexy di cui si invaghiscono i due, Wilder avrebbe voluto Mitzi Gaynor, fino a quando non seppe che la Monroe era interessata alla parte.

Wilder aveva lavorato con Marilyn nel 1955 in Quando la moglie è in vacanza e aveva giurato che non lo avrebbe fatto mai più. ‘Riuscire a farla recitare è come cavarsi una dente’, aveva detto. Ma lui sapeva che nessun’altra attrice aveva il sex appeal di Marilyn e il personaggio di Sugar Kane doveva essere un concentrato esplosivo di sensualità. Fu difficile anche stavolta lavorare con lei: spesso una scena doveva essere girata dozzine di volte, prima di poterla definire buona (celebre è la storia secondo cui Marilyn non riuscisse a ricordare la semplice battuta nella stanza di albergo “Dov’è il bourbon?”, nonostante Wilder avesse messo cartelli nel cassetto in cui la diva doveva fingere di cercarlo, sbagliando sempre cassetto); inoltre, ogni volta che sbagliava, Marilyn si metteva a piangere, per cui poi ci voleva molto tempo per rifarle tutto il trucco. Eppure alcune battute le uscivano in modo cosi deliziosamente naturale che il grande regista si rese conto che a piccoli pezzi avrebbe avuto da Marilyn una grandissima prova d’attrice. Come ebbe a dire in seguito “Tutti possono ricordare delle battute ma venire sul set, non sapere le proprie battute e recitare come fa lei, è da grande artista”. Aggiunse che Marilyn sapeva sempre riconoscere i tempi comici in ogni battuta e in ogni scena, cosa non così ovvia o scontata.

A qualcuno piace caldo è l’antesignano di film come Tootsie o il più recente Mrs Doubtfire in cui il travestimento e il capovolgimento di ruolo e di identità danno il via a una serie di gag comiche e di misunderstanding legati allo smarrimento dello spettatore nel riconoscimento del genere; eppure a questi film manca la disinvoltura di Wilder nel giocare con l’identità, scomponendola, destrutturandola, rendendola camaleonticamente mimetica e infine irrilevante ai fini dell’equilibrio profondo dell’individuo; ma soprattutto nessuno di questi film riesce ad eguagliare la naturalezza e l’eleganza – perché di eleganza si tratta – con cui Lemmon e Curtis danno vita alle loro Daphne e Josephine.

Molte le scene memorabili del film: quella in cui Jack Lemmon dice a Curtis di essere fidanzato con Osgood mentre suona le maracas o la comica imitazione di Cary Grant da parte di Tony Curtis quando si finge miliardario (non presente nella sceneggiatura ma ideata da Tony Curtis e molto apprezzata dallo stesso Grant), o ancora la scena dello show in treno con la celeberrima I wanna be loved by you o ancora la scena di Curtis e Marilyn sullo yacht.

Wilder e Diamond scrissero l’ultima battuta del film una domenica notte e girarono la scena il giorno subito dopo: consideravano quella battuta l’opzione più accettabile di tutte quelle che avevano pensato e che comunque non li soddisfaceva completamente. Per fortuna andò così… niente avrebbe potuto essere più azzeccato o squisitamente moderno di quell’irresistibile e lapidario “Nessuno è perfetto!”.

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