L’amore infedele, di Adrian Lyne (2002)

di Carla Nanni

L’amore infedele (o quasi) è il titolo italiano di Unfaithful, film del 2002 di Adrian Lyne. I titoli italiani lasciano a volte un po’ di sconcerto, deve essere il risvolto sessuale ad attirare lo spettatore, piuttosto che la reale carica del film, anche se si discosta molto dal reale contenuto della pellicola. Possiamo citare mille titoli tradotti in malo modo, o addirittura che sconvolgono il senso della trama del film, ma riguardo ai film di Adrian Lyne dobbiamo pure ammettere che il contenuto è più o meno monotematico: passione, tradimento, sesso, tremolii di ginocchia dovuti ad una patinata eccitazione. Perciò il titolo ci sta, anche se non ha senso compiuto.

Unfaithful è la creazione di Adrian Lyne datata duemiladue. (Non è un regista prolifico, sebbene sia pluripremiato e si ha anche il  sospetto che abbia  delle raccomandazioni forti alla Accademy). Narra la storia di una famiglia felice e agiata di New York: Edward e Connie sono una bellissima coppia con un bimbo a carico, lui professionista a Manatthan, lei casalinga un poco annoiata e con una vita pressoché perfetta. Poi succede l’inevitabile: lei si scontra e si incontra con un tipo, in una giornata di pioggia e vento, lui è solo un libraio, certo, ma è un figo della madonna ed è probabilmente per la giovine età che supera in “figaggine” anche Edward, che – sottolineiamo in rosso – è interpretato da un Richard Gere che, anche se ha un ruolo del tutto diverso da quello di American gigolò, la sua figura la fa sempre.

Comunque a Connie casca l’occhio sul giovane Paul , casca pure lei e si ferisce il ginocchio, lui l’aiuta e le regala una poesia. Paul non ha bisogno di sedurre Connie e comunque Olivier Martinez  ha quella presenza per cui a una donna normale e sessualmente attiva (e un po’ annoiata) potrebbero cadere gli slip così per caso. Cose che accadono e accade anche a Connie, che alla seconda visita in cui il maschio latino sembra non promettere niente, scorda il cappotto a casa di lui e nel rientrare per riprenderselo inciampa in un orgasmo e finisce per cornificare il consorte.

Diane Lane viene candidata all’Oscar per l’interpretazione (io non avrei nemmeno finto di fingere, c’è del talento in questo): magari è per come mente drammaticamente al marito o per come tenta di lavare le mutande nel treno per levare poeticamente il profumo di lui (pensa a farlo su un treno locale Roma-Fiumicino) mentre ripensa al tradimento perpetrato, tra un rigurgito di piacere e un pentimento. La storia tra Paul e Connie va avanti per un bel tratto di pellicola, facciamo in tempo a a vedere una scenata di gelosia e la conseguente sottomissione di lei a suon di ” prendimi tutta, prendimi forte” nell’androne delle scale, che 50 sfumature di grigio è equiparabile ai Puffi. Finalmente poi arriva il punto di svolta, il marito si accorge di avere un certo peso sulla testa, la fa seguire, scopre il misfatto e invece di chiederle il divorzio e mollarla sull’autostrada, attende che lei lasci il talamo fredifrago per affrontare virilmente il maschio latino amante della moglie. Dopo uno scambio di battute più o meno blande lo ammazza con la palla di vetro che aveva regalato alla moglie e che lei aveva lasciato (inavvertitamente) dall’amante.

il film potrebbe finire qui e lasciarci tranquillamente passare a cose un poco più stimolanti, tipo l’ennesima visione di Star Wars, invece continua, perché è doveroso che la coppia dopo gli scontri e si riunisca e in qualche modo si chiarisca. Il film finisce in un’auto mentre loro ancora sono indecisi se confessare l’omicidio o meno. Perché la famiglia è importante, loro sono importanti, più di un’avventura (finita male.). Sono cose che accadono, accade che ci sia un tradimento, accade che la passione, che l’amore, che la bellezza di una donna siano la causa di un atto o di un comportamento “giustificato” da parte dell’uomo. Accade in tutti i film di Adrian Lyne.

 Anche in Unfaithful si può riconoscere un po’ di Nove settimane e mezzo, un po’ di Attrazione fatale, un po’ di Lolita, un po’ di Proposta (prostata) Indecente e se andiamo a vedere alcuni scenari e la fotografia ci si nota anche un pochino di Flash Dance. Ne ha fatti pochi altri (per fortuna) , ma Adrian Lyne ha cercato di infondere nei suoi film tutto il concetto della famiglia d.o.c. americana, con la sua sacralità e i pericoli cui viene sottoposta (qui il la minaccia è un maschio latino, in attrazione fatale una bionda mozzafiato, in Proposta indecente la minaccia è un vecchio Robert Redford, che c’ha un’età ma comunque c’ha pure i soldi) e risulta che in definitiva, la femmina è sempre colpevole per qualcosa: della sua stessa morte o dell’omicidio di qualcun altro. Non sarà un tantinello misogino? Possiamo pensarci su, mentre aspettiamo che Ed e Connie vadano allla polizia.

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