La bambolona, di Franco Giraldi (1968)

di Bruno Ciccaglione

La bambolona, a dispetto di un titolo che sembra strizzare l’occhio a un pubblico in cerca di atmosfere pruriginose, è un film che meglio di altri rivela la sottile intelligenza e l’impegno del suo autore, Franco Giraldi, scomparso il 2 dicembre 2020 a 89 anni, anche lui vittima del Covid. Anche grazie alla straordinaria interpretazione di Ugo Tognazzi, il film racconta in modo originale un tipo, apparso nella società italiana negli anni ’60 del novecento: il ricco borghese che ha ormai abbandonato disinvoltamente la cultura operosa e discreta della sua classe di appartenenza e che, in piena estasi consumista, convinto di poter comprare tutto, perde la testa per una prosperosa e giovanissima popolana.

Giulio Broggini (Ugo Tognazzi) è un facoltoso avvocato, in una Italia che alla fine degli anni ’60 ha ormai interiorizzato il boom economico e si è lasciata alle spalle i valori cattolici come superati, sostituendoli col credo del denaro ed una nuova libertà nei costumi. Ha relazioni sessuali libere con diverse donne, è di mentalità liberale (ha un maggiordomo omosessuale che non esita a difendere, di fronte a una polizia che vuole “metterlo in guardia”), fa molti soldi con il suo lavoro. Perde la testa per una ragazzina dal fisico prorompente vista in un bar (Isabella Rei) e come un maniaco eccitato dal corpo esplosivo della ragazza la segue fino a casa sua. Con il piglio di chi ormai è abituato a prendersi quello che vuole, si presenta a casa della ragazza e chiede alla famiglia di poterla frequentare. La famiglia, dopo aver smascherato il suo tentativo di nascondere la propria vera identità e aver scoperto la sua florida situazione economica, accetta. Addirittura si arriverà rapidamente a parlare concretamente di matrimonio. D’altra parte questo sembra l’unico modo, per Giulio/Tognazzi, per tentare di godere subito, almeno un po’, della sensualità dalla giovane promessa sposa, Ivana, che per il resto si dimostra indolente, fredda, quasi l’unico ostacolo alla realizzazione di un progetto che sembra soddisfare tutti gli altri tranne lei.

Il film è girato con abilità da Giraldi, che sottolinea la perdita del senno di quest’uomo adulto di fronte all’erotismo prorompente e apparentemente ingenuo di Ivana. Se Giulio ritiene di poter dominare la ragazza (e la sua famiglia) dall’alto del proprio ruolo di adulto e ricco, in realtà il film, che ad uno sguardo superficiale potrebbe sembrare una versione più leggera di La voglia matta di Luciano Salce, anche lì con uno straordinario Tognazzi, se ne distacca per la prospettiva di classe che introduce. Se lì l’insoddisfazione della propria vita da parte del professionista accende una frenesia che è comunque tutta interna al mondo borghese, con una fuga illusoria dalla realtà che si concluderà con l’umiliazione del protagonista da parte delle nuove generazioni, qui il film si sviluppa attraverso il disvelamento di un conflitto di classe abbastanza evidente.

Giulio si renderà solo alla fine conto della trappola in cui è stato incastrato. La sua illusione individualista, la presunzione di riuscire a manipolare una ragazzina, la sua famiglia e – sottilmente – la classe inferiore cui i suoi interlocutori appartengono, si rivelerà un grave errore. A una delle sue amanti occasionali, all’inizio del film, cercando di spiegare quel che gli sta accadendo, spiega: “Beh insomma, innamorato o no, io ho sempre desiderato delle donne che mi piacevano, che ero orgoglioso di portare in giro, di presentare agli amici. Ma questa no! Questa non la presenterei neanche al portiere!”. E questa frase sintetizza tutto il suo disprezzo per la classe sociale cui appartiene la “bambolona”. Ebbene, all’individualismo ed al piglio da ricco manipolatore che Giulio crede di poter usare in questa situazione, si contrappone proprio la famiglia tradizionale e popolare, capace di un agire collettivo, di una riflessione comune di fronte alla strafottenza dei “signori”, cosciente di dover fare di necessità virtù e di dover ricavare il massimo dalle rare opportunità offerte dalla vita. È da questa secolare oppressione che in qualche modo ha origine la capacità di realizzare lo scacco a danno di Carlo.

Alleggerito di un po’ dei suoi soldi, nel finale Giulio tornerà alla fredda routine dei suoi incontri più o meno mercificati di sesso occasionale, però non prima di aver appreso dalla “bambolona” una lezione che forse non dimenticherà, quando lei, ottenuto quel che voleva, gli svela tutta la serie di bugie con cui ha costruito il piano ai suoi danni: “Ma allora cosa vuoi da me?”, chiede Giulio, incredulo. “I soldi!” risponde Ivana. Lei e il fidanzato Adriano lo hanno incastrato. “Adriano è il figlio del fruttivendolo. Anche suo padre è un altro fallito come il mio e noi ci dobbiamo salvare!”.

Il film è disponibile su Youtube

3 risposte a "La bambolona, di Franco Giraldi (1968)"

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  1. Grazie di questa recensione che affronta con competenza e completezza un film spesso sottovalutato. I rimandi a problematiche socio economiche, messe da voi in evidenza, stimolano la voglia di rivederlo sotto questo aspetto, anziché come il furbo raggiro di una donna, tema a cui siamo abituati dalla disinformazione culturale che regna da anni.

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  2. SUL NICHILISMO DEL PREGIUDIZIO DI CLASSE E DEL LUCIFERO NICHILISTA DENTRO GLI ESSERI UMANI.
    MANIPOLARE LE PERSONE, ESERCITANDO LA VOLONTA’ PERVERSA ORIGINATA DAL PREGIUDIZIO DI APPARTENENZA AD UNA CLASSE PRIVILEGIATA CHE SI CREDE IN DIRITTO A TRATTARE COME COSE LE PERSONE APPARTENENTI AD UNA CLASSE MENO PRIVILEGIATA, E’ VOLERE ASSOLUTAMENTE E PERVERSAMENTE L’IMPOSSIBILE. SIGNIFICA TOCCARE IL FONDO DEL NICHILISMO. SIGNIFICA PURE RENDERSI CONTO, PROPRIO IN QUESTE SITUAZIONI, DEL SIGNIFICATO ORRENDO DEL NICHILISMO. SIGNIFICA SCOPRIRE IL LUCIFERO NICHILISTA DENTRO NOI STESSI.

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