Soul, di Pete Docter (2020)

di Roberta Lamonica

«Questo film parla di allargare il proprio punto di vista per pensare in modo più ampio a ciò che la vita può offrirci e a quello che noi possiamo offrire alla vita». (Pete Docter)

Locandina

“Things Ain’t What They Used to Be” (“Le cose non sono più come una volta”) di Mercer Ellington, suonata da una sgangherata e annoiata orchestra scolastica di preadolescenti, introduce Joe Gardner, il protagonista di Soul, ultimo splendido film di animazione della Pixar Studios (disponibile su Disney +) in un momento di scelte importanti, quello in cui si decide di riporre nel cassetto i sogni e fare i conti con la realtà. Rinunciare ai propri sogni sembra quasi far perdere senso alla nostra esistenza. Ma se il senso della nostra esistenza fosse invece semplicemente… vivere? E se le nostre passioni non fossero lo scopo ma uno strumento con cui cantare un inno alla vita stessa?

Joe Gardner

In una New York iperrealista Joe Gardner (doppiaggio di Neri Marcoré nella versione italiana, Jamie Foxx nella v.o.) è un pianista jazz, uno di quei musicisti talentuosi a cui la vita e la sorte sembrano aver sempre negato la grande occasione. Una chiamata inaspettata – proprio nel giorno in cui riceve una proposta di assunzione a tempo indeterminato nella scuola media in cui insegna musica – sembra aprirgli la porta a un’altra possibilità per la realizzazione del suo sogno di suonare all’ Half Note con la grande Dorothea Williams. Mentre cammina “on the sunny side of the street”, il suo destino si compie e per Joe inizierà un viaggio nell’astratto e visionario Ante-Mondo, il non luogo prima della vita, dove incontrerà 22 e dove riuscirà finalmente a capire il senso della sua esistenza.

Joe e 22

Un film da ‘grandi’, quello di Pete Docter – già regista di Monsters & Co., Up e Inside Out, tra gli altri – e un tuffo in emozioni spesso sopite e nascoste dietro il rumore assordante delle nostre ambizioni e delle nostre aspirazioni egoistiche. Docter (insieme al suo aiuto regista Kemp Powers, autori del film da una sceneggiatura scritta con Mike Jones.) prova a dare una risposta alla più grande domanda esistenziale e lo stesso titolo si presta a interpretazioni stratificate, come la produzione, libera come il vero spirito del jazz. Soul è quella qualità che rende la musica ‘umana’, vicina ai sentimenti ma è anche avere un’anima, esserne una e provare a capire cosa farne. Splendido il lavoro di Trent Reznor e Atticus Ross nel confezionare una colonna sonora strepitosa. Sarà la musica a dire ritmo a personaggi e narrazione.

Un rocchetto, un lollipop, il cornicione di una pizza, un petalo caduto da un fiore, diventano metafora dell’importanza delle relazioni e dell’amore, della condivisione e del sostegno come unico mezzo per vivere la vita con pienezza e darle senso. E cosa c’è di più significativo di lasciare traccia del nostro passaggio sulla Terra, donando ciò che per noi è più importante alle future generazioni? 22 è un numero, come tutti noi siamo numeri in un universo troppo grande perché noi lo possiamo capire (‘Jerry’ è quanto di più comprensibile per gli esseri umani, diranno le figure Kleeiane al ‘fantasma’ di Joe) ma 22 è la speranza che attraverso il dono quotidiano, attraverso l’amore si possa ancora vedere il sole splendere attraverso le foglie e inspirare a pieni polmoni il profumo della vita… per quella che potrebbe essere la nostra seconda ed ultima opportunità.

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