George Stevens: una retrospettiva al Festival del Cinema Ritrovato

di Girolamo Di Noto

Chi avrà quest’anno la possibilità di assistere alle proiezioni del Festival del Cinema Ritrovato (a Bologna, dal 20 al 27 luglio) si potrà considerare doppiamente fortunato: prima di tutto avrà modo di respirare la bellezza dei film classici, di ammirare opere difficili da reperire, quegli sguardi dei Maestri del cinema che generano autentiche emozioni e poi perché finalmente potrà ritornare a godere le “ritrovate” sale e piazze, che riprenderanno nuovamente a gremirsi di persone curiose, cinefili, critici, uniti dalla condivisione di uno spazio pubblico creato per stare insieme, per godere di film bellissimi.

La magia del Cinema Ritrovato non è solo legata al fatto che è un festival che, pur mostrando film del passato, parla continuamente del nostro presente, ma è anche capace di saper riannodare quei fili della memoria che il tempo ha spezzato, perché ci ricorda, in questo periodo difficile, quanto possa essere importante non arrendersi e ritrovare il sorriso attraverso un’emozione.

Tra le retrospettive presenti in questa edizione spicca l’omaggio a George Stevens, tra i migliori e più personali registi di commedie romantiche che sanno raccontare insidie e delizie dei rapporti di coppia. Tra i film che saranno in programmazione vale la pena di ricordare La donna del giorno (The woman of the year/Usa,1942), la storia del matrimonio tra un cronista sportivo (Spencer Tracy) e una famosa opinionista politica (Katharine Hepburn), minato dall’eccessivo attaccamento di lei al lavoro.

Una commedia briosa imperniata su litigi, difficili compromessi, fughe, forte di una sceneggiatura, premiata con l’Oscar, capace di creare gag divertenti e abile nel saper dissacrare modelli di comportamento consolidati, come si evince nella splendida sequenza in cui la Hepburn tenta per la prima volta in vita sua di preparare la colazione al marito. Una scena senza commento parlato che vede protagonisti solo gli oggetti che sembrano essere in rivolta (toast che volano, uova e caffè fuori controllo) e le irresistibili occhiatacce unite ai sorrisi a labbra strette di Spencer Tracy, che valgono da sole il prezzo del biglietto.

Un altro film da non perdere è il musical Follie d’inverno (Swing time/Usa,1936), fantasia newyorchese che incorona la bella prova di Ginger Rogers e Fred Astaire, ballerini che sembrano andare in direzioni opposte ma che alla fine nessun destino potrà separare.

Un gioiello di eleganza unica corredato, come la tradizione delle commedie musicali richiede, di equivoci, contrattempi, sguardi ammiccanti e soprattutto da tanta danza. Una sequenza di numeri e canzoni indimenticabili (A fine romance, Waltz in swing time, The way you look tonight, quest’ultima premiata con l’Oscar) senza dimenticare l’omaggio che Astaire dedica al ballerino Bill Robinson quando, con faccia nera e labbroni, balla nel numero Bojangles of Harlem, insieme alle proprie altissime ombre.

Saranno diversi i film di Stevens in programmazione: oltre ai più conosciuti Un posto al sole (A place in the sun/Usa, 1951) con Montgomery Clift e Elisabeth Taylor, tratto da Una tragedia americana di Theodore Dreiser, storia di un sogno che si corrompe e di una scalata sociale destinata alla rovina e Il cavaliere della valle solitaria ( Shane/Usa,1953) con Alan Ladd nella parte di un avventuriero errabondo che si erge a paladino della famiglia di coloni che lo ospita, va menzionato anche il meno noto Molta brigata, vita beata (The more the merrier/Usa,1943) che delinea in tono ilare e tenero il tema della convivenza forzata, già al centro del film Un evaso ha bussato alla porta. A Washington, in tempo di guerra, la carenza di alloggi induce una ragazza (Jean Arthur) ad affittare una stanza ad un anziano signore (Charles Coburn) che, subaffittandone una metà ad un giovanotto (Joel McCrea) fa sbocciare l’amore tra i due.

L’umorismo garbato, la messa in scena scoppiettante che ricorda le comiche di Stanlio e Ollio, rendono questa commedia esilarante. Come la maggior parte dei film di Stevens, anche questo ritrae interni, case, appartamenti e ancora una volta si fa un gran uso di porte e finestre che innescano senza volerlo equivoci, fungono da protezione momentanea, diventano parte della storia, come barriere che vanno rimosse. Imperdibile la Arthur con quei suoi dolci e incoerenti discorsi sulla scala di casa mentre pian piano va cedendo all’innamorato, anche se la vera star è Charles Coburn che per questo film vinse l’Oscar come attore non protagonista.

Maestro della Hollywood classica, con una filmografia impressionante nella quale convivono Stanlio e Ollio, Fred Astaire e Ginger Rogers, commedie brillanti, melodrammi, musical e western, Stevens ha raccontato e messo in scena le dinamiche familiari con veleno e dolcezza, con senso dell’humour e un velo di malinconia e la rassegna di Bologna perciò potrà essere presa in considerazione non solo per scoprire opere sorprendenti e indimenticabili ma anche per ritornare a vivere insieme il cinema e riprendere confidenza con una libertà ” ritrovata” e, si spera, duratura.

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