I’m easy di Keith Carradine in Nashville di Robert Altman (1975)

di Bruno Ciccaglione

L’utilizzo delle canzoni nei film può avvenire in molti modi. Spesso si prende una canzone famosa e la si inserisce nella colonna sonora, come ad esempio è accaduto con le canzoni di Bob Dylan in molto cinema americano. Negli ultimi anni, invece, nel cinema mainstream prevale un uso delle canzoni funzionale alla campagna di lancio del film: si chiede ad una star del pop o del rock di eseguire una canzone originale da associare al film, anche se poi magari la sentiremo soltanto sui titoli di coda, senza un vero intreccio con il film, magari con la prospettiva di una possibile nomination per gli Oscar. Completamente diversa, invece, è l’origine di I’m easy di Keith Carradine, brano vincitore dell’Oscar nel 1976 e scritto appositamente per il film Nashville di Robert Altman.

La scena in cui Keith Carradine esegue I’m easy nel film Nashville

Anche il fatto che una canzone sia scritta espressamente per la colonna sonora di un film, naturalmente, è stato tradizionalmente uno dei modi più ovvi di legare il cinema alla musica popolare, basti pensare a tutti i musical, ma anche al lavoro di compositori di colonne sonore che non hanno disdegnato di scrivere canzoni come parte delle composizioni per un film (si pensi al Morricone di Sacco e Vanzetti che scrive per Joan Baez Here’s to you). Altman invece, per il film Nashville, una delle città degli Stati Uniti più connotata musicalmente, epicentro discografico di molta musica folk e country, fa una scelta di grande originalità.

Locandina: Nashville
La locandina del film

In un film corale con una trentina di personaggi, le cui storie convergono verso un finale spettacolarmente tragico, Altman decide di affidare a ciascun attore il compito di contribuire alla scrittura della storia del proprio personaggio e all’interno di questo approccio chiede anche a molti di loro di scrivere una canzone, dato che molti dei personaggi sono legati al mondo della musica, sono cantanti o aspiranti tali e che gli attori sono stati spesso scelti proprio per le loro doti anche di performer a cavallo fra musica e recitazione. Con la supervisione del compositore Richard Baskin, gli attori scriveranno ben 27 canzoni, che saranno poi inserite ed eseguite, per lo più dal vivo, nel film. Tra queste, naturalmente, c’è I’m easy, scritta ed eseguita da Keith Carradine, che diventerà una hit grazie al film e che aprirà una carriera anche da musicista all’attore.

Lily Tomlin e Keith Carradine in una scena del film

Ma quel che rende magica la canzone, quel che la fa emergere tra tutte quelle che ascoltiamo durante il film, è il modo in cui Altman la mette in scena, caricandola di significati completamente diversi da quelli che la canzone contiene, in una magistrale sequenza in cui il cinema mostra tutta la sua capacità di plasmare la musica e di attribuirle il significato che vuole.

Cristina Raines e Keith Carradine in una scena del film

La canzone è una canzone folk, cantata dal vivo da Carradine che si accompagna con la chitarra, padroneggiando la tecnica del fingerpicking. Il suo personaggio, Tom, è una star del folk e suona dal vivo in un locale di Nashville. Presenta il brano al pubblico e lo annuncia come un brano nuovo, scritto per una persona speciale, che si augura sia presente in sala. Ma noi a questo punto del film sappiamo già che tra il pubblico ci sono almeno quattro persone, ciascuna delle quali si illude di essere quella persona speciale cui la canzone sarebbe dedicata e con cui Tom va a letto come un perfetto “sciupafemmine”: la giornalista della BBC interpretata da Geraldine Chaplin, la componente del trio vocale di cui Tom fa parte assieme al di lei marito, interpretata da Cristina Raines, una stravagante aspirante cantante interpretata da Shelly Duvall, la non più giovane madre di due figli disabili interpretata da Lily Tomlin. Ma se la presentazione del brano prelude ad un momento di autenticità di cui finalmente Tom sembra voler far dono ad una di loro (quale?), il testo è così palesemente in contrasto con la realtà, da risultare una vera presa in giro.

Keith Carradine e Geraldine Chaplin

Il testo, infatti,  è il racconto in prima persona di un uomo “semplice” (easy), tranquillo, che si adatta a essere trattato dalle donne come a loro meglio piace, un personaggio che se sembra all’inizio rammaricarsi di essere un po’ usato e poi gettato, poi accetta e canta tutta la propria fragilità e romantica – anche eccessiva – disponibilità alla sottomissione (anche sessuale).

Shelly Duvall, è una delle quattro donne che pensano, tra il pubblico, che la canzone sia dedicata a lei

Give the word and I’ll play your game
So that’s how it ought to be
Because I’m easy

Dì una parola e starò al tuo gioco
In modo che sia come dovrebbe
Perché sono una persona semplice

Al pubblico del locale, così come avverrà ai milioni di ascoltatori che scopriranno la canzone dalle radio senza aver visto il film, sembra un brano tipico dello spirito dei tempi, da figli dei fiori.

Lilly Tomlin, nascosta in fondo al locale, è forse la donna a cui effettivamente si riferisce Tom/Carradine nella dedica romantica, ma è anche quella che con maggiore chiarezza coglie la falsità nelle parole che il cantante pronuncia

L’atmosfera dilatata di un folk molto west-coast, l’armonia semplice ma efficace costruita su una cadenza facilmente riconoscibile, tutta giocata sulla leggera tensione che passa dalla sottodominante alla dominante, prima di risolvere su un accordo di Do maggiore con la settima maggiore. La melodia è costruita su frasi discendenti e Carradine riesce a connotarla con efficaci fraseggi vocali sui bassi a chiudere i versi delle strofe. Questo movimento melodico e queste armonie sembrano perfette per accompagnare la leggerezza rilassata con cui l’uomo “semplice” si lascia dominare.

Geraldine Chaplin, come le altre donne con cui Tom/Carradine è andato a letto nelle giornate in cui si svolge la vicenda del film, si illude che il brano riguardi lei

È quasi troppo mieloso, questo brano, ed è forse proprio a questo che si deve il suo grande successo commerciale al di fuori delle sale cinematografiche. Non fosse che c’è lo zampino di Altman – e la forza del cinema – a guastare la festa e a dare al tutto quel fondo di amaro sarcasmo che è uno dei tratti tipici del suo cinema. Se proprio volete credere a tutto quel miele fate pure, ma sicuramente da qualche parte all’inferno il vecchio Bob Altman starà ridendo di voi.

Keith Carradine mentre, nella finzione del film, sta scrivendo una nuova canzone dal titolo “I’m easy”

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