Christian, di Stefano Lodovichi – serie Tv Sky (2022)

di Roberta Lamonica

Locandina

Christian, la supernatural crime dramedy che non ti aspetti

Liberamente tratto dalla graphic novel Stigmate, scritta da Claudio Piersanti e Lorenzo Mattotti e edita da Logos Edizioni, Christian è una crime dramedy a tinte fosche che a tratti strizza l’occhio al pulp, ideata da Roberto “Saku” Cinardi e nata da un progetto Sky in collaborazione con Lucky Red. Avvincente fin dalla primissima puntata, Christian fa leva sul gusto ormai consolidato del pubblico per le storie criminali con i bad guys come protagonisti e sul fascino mai in declino del soprannaturale, del miracolo e dei ‘segreti vaticani’ in un modo davvero geniale: al tirapiedi picchiatore di un potente criminale, sovrano incontrastato di una specie di enorme inferno di cemento – città nella città che gestisce come proprio regno – appaiono improvvisamente delle ferite misteriose sulle mani che inevitabilmente gli impediscono di svolgere il suo ‘mestiere’. La scoperta di avere poteri da santo guaritore gli aprono nuovi possibili orizzonti esistenziali ma allo stesso tempo gli alienano la fiducia di Lino, fino a quel momento quasi un fratello maggiore.

Giordano De Plano è Lino

Progetto decisamente autoriale, Christian si avvale di un cast tecnico e artistico validissimi. In un Corviale grigio e senza coordinate (e che proprio per questo potrebbe essere una qualsiasi altra periferia di cemento di qualunque città), dove va a finire tutta l’umanità dimenticata, quella stessa che più ha bisogno di credere ai miracoli, si intrecciano le vicende dei protagonisti, tutti legati da storie personali drammatiche e tutti in qualche modo condannati dall’incontro con Lino, il boss spietato e onnipotente. Eppure dietro questa agghiacciante emarginazione e cupa disperazione c’è una comunità il cui cuore continua a pulsare. Dove non c’è Stato, non c’è ordine, né legalità, la condivisione e anche l’incontro con il Divino assumono i tratti di speranza e purificazione salvifiche. Personaggi e sceneggiatura scritti benissimo da Valerio Cilio, Enrico Audenino, Renato Sannio e Patrizia Dellea, regia autoriale e cinematografica di Stefano Lodovichi; fotografia naturale che illumina di una luce livida i labirintici corridoi dell’eco-mostro romano, fanno di Christian un prodotto veramente unico nel suo genere, anche se si potrebbe ravvisare un precedente interessantissimo ne ‘Il miracolo’, di Niccolò Ammaniti (con uno strepitoso Tommaso Ragno) e in Dogman di Matteo Garrone per certe atmosfere e suggestioni ‘criminali’. Eppure il prodotto risulta assolutamente originale e innovativo.

Christian serie tv|| Re-movies
Edoardo Pesce è Christian

I personaggi di Christian, storia corale

Edoardo Pesce, ovvero il protagonista Christian, è perfetto nel ruolo del ‘predestinato imprevedibile’. Grande e grosso ‘cattivo ma non troppo’, fa l’unica cosa che sa fare: intimidire e picchiare. È un supereroe alla ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’, Christian: un uomo difettoso, per certi versi, ma anche tenero e protettivo. L’accettazione dell’altro, la cura, l’accoglienza e la sospensione del giudizio ne fanno il perfetto veicolo della volontà ‘divina’. I rumors sui segni miracolosi sulle sue mani e sulla capacità di Christian di compiere guarigioni inspiegabili attirano Matteo (Claudio Santamaria), postulante del Vaticano, personaggio misterioso e affascinante che, toccato dalla Grazia da bambino, è determinato a smascherare ogni evento in cui la Grazia possa essere tirata in ballo a sproposito. Eppure una profonda crisi che tocca la sua sfera personale, lo porrà di fronte a una scelta di ‘fede’ pericolosa.

Claudio Santamaria è Matteo

Oltre a queste due linee narrative principali, nei sei episodi della serie ci sono tante piccole grandi storie, storie di dolore, rabbia repressa e desiderio di vendetta e riscatto che di volta in volta concorrono alla coralità del racconto. E infatti meritano decisamente una menzione i comprimari della serie. Silvia D’Amico, bravissima nei panni di Rachele, novella Maria Maddalena, la meravigliosa Italia di Lina Sastri, madre/Madonna su cui si accende e spegne la Luce a più riprese, e la Anna di Milena Mancini rappresentano la forza indomita e il coraggio di rialzarsi, sopportare e resistere proprio dell’elemento femminile. Dal canto opposto Lino e Davide, padre e figlio interpretati da Giordano De Plano (strepitoso) e Antonio Bannò; il cinico veterinario senza scrupoli dal passato oscuro Tomei, interpretato da Francesco Colella e, ancora, il Penna di Gabriel Montesi, a rappresentare debolezza, fallacia, incapacità di reinventarsi e accettare il cambiamento. Forse…

Durante le riprese

Allo squallore del Corviale fa da contraltare la bellezza imperscrutabile e assoluta del Vaticano. Il Bene e il Male sembrano essere polarizzati anche architettonicamente in questi due luoghi. La fotografia di Benjamin Maier, la scenografia di Massimiliano Sturiale, i costumi di Veronica Fragola e in qualche modo anche la colonna sonora firmata da Giorgio Giampà, (premiata a Canneseries) contribuiscono a rendere gli spazi del Corviale una specie di monolite Kubrickiano, alfa e omega, ‘om’ che risuona in vicoli, androni e sotterranei di un universo-mondo impenetrabile e necessario per rappresentare la contrapposizione di fondo che muove la storia. Se il Bene e il Male sono un concetto ‘fluido come la carbonara’, anche nel buio e nel grigio del Corviale possono farsi largo la speranza e i colori. Eh, sì perché il destino può darci opportunità inaspettate ma sta a noi decidere se essere ‘grigia’ o ‘amatriciana’.

Silvia D’Amico è Rachele

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