The Guilty – Il colpevole: Il cinema come rappresentazione mentale

“C’è del marcio in Danimarca”: chi non conosce la celeberrima frase con il quale Marcello nell’atto I scena IV dell’Amleto apostrofa i turbamenti esistenziali del giovane principe shakespeariano? Entrata di diritto nel linguaggio comune, la sinistra locuzione allude a situazioni poco limpide, intrighi e azioni disoneste. Se volessimo invece associare l’oscura riflessione a un personaggio attualmente in voga nell’odierno panorama cinematografico non potremmo non pensare che a Lars Von Trier e in misura minore a Nicolas Winding Refn. La peculiarità del cinema danese, ma più in generale quella del cinema nord europeo non ha mai suscitato dalle nostre parti grande partecipazione e forse per questo The Guilty, opera prima di Gustav Moller classe 1988 ha fatto gridare al miracolo. Presentato lo scorso novembre al festival di Torino (dopo la consacrazione al Sundance, dove si è aggiudicato il gran premio della giuria) il film ha ottenuto consenso unanime, mettendo d’accordo in modo compatto stampa e pubblico. E i tre riconoscimenti (premio del pubblico, migliore sceneggiatura e migliore attore) ne sono la conferma. Si tratta in effetti di un’opera prima interessante, ben congegnata, permeata da una suspence pressochè perfetta. Trattandosi di un’opera prima, il regista evita con scaltrezza un’ingenuità (del tutto comprensibile) comune a molti esordienti: quella di mettere troppa carne al fuoco. Moeller è uno che non ha paura di osare e andare in controtendenza, per questo il film pur ricalcando una formula narrativa già ampiamente sperimentata (si pensi a Locke di Steven Knight con Tom Hardy (2013) o In linea con l’assassino di Joel Schumacher con Colin Farrell (2002) risulta originale e dotato di un’identità ben precisa.

Asger Holm (un glaciale ed efficace Jakob Cedergren) è un ex agente di polizia declassato ad operatore telefonico a causa di una condotta poco chiara. La sua mansione è rispondere alle chiamate d’emergenza, fornendo assistenza e sostegno agli sfortunati utenti in attesa di soccorso. Durante una conversazione, si imbatte nella disperata richiesta d’aiuto di Iben (Jessica Dinnage), vittima di un drammatico rapimento ideato dal marito. Holm non resta indifferente ad un dramma coniugale che vede tra l’altro coinvolti i due figlioletti e nonostante le interminabili difficoltà nel comunicare con la donna, inizia una corsa contro il tempo per salvarla. Ma imparerà a sue spese come niente e nessuno è mai come sembra e dovrà presto confrontarsi con una realtà inafferrabile e dalle mille sfaccettature. Il regista contestualizza la storia all’interno di un unico ambiente, isolando volutamente il protagonista per interfacciarlo in modo quasi ossessivo con i suoi strumenti di lavoro: l’auricolare e il monitor da cui può localizzare gli sos d’aiuto. La macchina da presa non lo molla un attimo, scrutandone dubbi, reazioni e stati d’animo sospendendo abilmente ogni giudizio. Non conosciamo molto di quest’uomo che attende di essere giudicato dalla legge e Moller si dimostra particolarmente parsimonioso nel soddisfare le nostre aspettative. Ma è proprio dietro a questa atipicità che si nasconde l’aspetto più innovativo del film. Perché tutto ciò che non viene mostrato, alla fine può essere solo immaginato attraverso una rappresentazione mentale mai fine a se stessa, ma protesa verso una propria unicità e soggettività. Come dire a ognuno il suo film, ma senza voler eccessivamente semplificare, c’è un chiaro input per lo spettatore invitato a costruire la storia per mezzo di un’elaborazione del tutto personale, capace di azzerare qualsiasi distanza con il protagonista. Sarà questa inusuale e stimolante collaborazione ad aver infuocato gli animi, questo essere presi direttamente in causa a trasformare un discreto film nella rivelazione dell’anno.

Di certo il cinema nordico regala non di rado belle sorprese, e anche stavolta ci ha riservato un buon prodotto. Già si parla di un remake americano, che avrebbe individuato in Jake Gyllenhaal il futuro protagonista.

Laura Pozzi

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