Le ‘giuste’ rivendicazioni dei doppi in ‘Us’ di J. Peele.

di Fabrizio Spurio.

Jordan Peele è alla seconda prova registica, dopo il successo ottenuto con “Get out – scappa”. Nel precedente film il protagonista si ritrovava prigioniero in una casa nella quale era stato invitato in qualità di fidanzato. In questo secondo lungometraggio, invece, la situazione si ribalta, e i protagonisti, la famiglia Wilson, padre, madre ( Lupita Nyong’o, bravissima) e due figli, Zora e Jason, sono tenuti in trappola nella loro stessa casa da una minaccia che viene da fuori: i loro doppi. Il richiamo al tema del Doppelganger è forte nel film, e ognuno dei protagonisti deve confrontarsi con la sua controparte crudele e foriera di sciagure. Il presagio di sventure e morte è introdotto fin da subito con il riferimento a un verso di Geremia dell’Antico Testamento, che recita così:

Perciò, così parla il SIGNORE: “Ecco, io faccio venir su di loro una calamità, alla quale non potranno sfuggire. Essi grideranno a me, ma io non li ascolterò.”

Perché il Signore non dovrebbe ascoltare chi lo chiamerà? E perché dovrebbe essere così arrabbiato con gli esseri umani da voler mandare su di loro delle sciagure? Fin dalle prime scene, Jordan Peele stabilisce i binari entro i quali vorrebbe che il suo film si sviluppasse: su un vecchio televisore passano le immagini dell’evento ‘Hands across America’, che ebbe luogo negli anni ‘80 per aiutare i bisognosi e che si rivelò invece un fiasco che mise in evidenza l’incapacità di empatizzare realmente con gli ultimi degli ultimi se non in un superficiale e inutile show off. Le storiche contraddizioni della società americana sono ancora irrisolte, i problemi degli anni ’80, l’altra faccia del trionfalismo reaganiano, quegli stessi problemi che le parti più liberal della società hanno cercato di affrontare a colpi di iniziative caritatevoli come Hands across America, trent’anni dopo sono ancora lì, come doppi senza voce, come memento senza pietà.

I doppi sono tutti vestiti di una tuta arancione e brandiscono grosse forbici come arma per uccidere. Meticolosi nella loro azione di distruzione, non si fermano davanti a nulla pur di eliminare le loro controparti umane. L’esperimento di controllare un popolo e di privarlo dell’autonomia di pensiero fallisce, e dopo 30 anni i conigli escono dalle loro gabbie e i Tethered, i cloni, fuggono dalle loro fogne sotterranee, i loro ‘cunicoli’ ( nome latino per coniglio, fra l’altro).

Il tema centrale ha una chiara portata etica e ha il suo centro d’attenzione sulla clonazione. Clonare un essere umano è giusto o sbagliato?

Quando lo spettatore vede morire i cloni per mano degli ‘originali’ si dispiace o prova indifferenza? Il dilemma viene portato alla luce dal clone della protagonista: un clone non ha diritti? Ha un’anima? E l’essere clone fa di lui una semplice copia o lo trasforma in un ‘essere umano’, comunque degno di rispetto e considerazione?

Il regista non vuole dare una risposta e non si sbilancia. Riprende i suoi personaggi con distacco. Sia i cloni che gli originali provano dolore e sensazioni. E la rabbia del clone ha lo stesso valore della rabbia dell’originale. E’ lo spettatore che deve darsi una risposta, e lo deve fare analizzando i propri valori, sopratutto quello della sacralità della vita. Cosa rende un essere umano degno di rispetto e di considerazione?

Ad un certo punto sembra quasi che siano i cloni ad avere più sentimenti rispetto agli originali. Sicuramente agiscono per uno scopo, un bene comune (dal loro punto di vista naturalmente; per la nostra logica, e quindi per la logica degli originali, i cloni sono una minaccia mortale); c’è più collaborazione tra loro che tra gli esseri umani civilizzati.

Il tema della clonazione è presentato già all’inizio del film, ma le vere domande da porsi sono: perché e chi ha voluto tutto questo?

Quando i cloni si distaccano dalla ripetizione sistematica delle azioni degli originali, si ha il vero cortocircuito, perchè significa che la ‘copia’ ha deciso e sviluppato un senso di unicità e quindi una personalità e con potere decisionale, diventando quindi, a sua volta, Individuo, unico.

E’ chiara però, all’interno della trama, la presa di posizione degli originali umani. I cloni sono da distruggere, e gli umani lo fanno con la stessa sistematicità dei loro avversari, ma con una differenza null’affatto banale: quando uccidono, i cloni lo fanno per una sorta di ‘diritto’, quasi lo giudichino giusto e naturale. Quando invece gli umani uccidono si riscontra in loro una sorta di piacere, di sadismo nell’infierire sui corpi dei cloni, come a voler sfogare su di loro tutta la rabbia che il mondo civilizzato vuole comunque sopita e trattenuta.

I cloni agiscono meccanicamente, uccidono con decisione, in modo diretto e veloce, sicuramente spietato. Uccidono con la stessa precisione con cui una leonessa uccide la sua preda. Non infieriscono sulle vittime. Il massacro in casa degli amici dei protagonisti si risolve in pochi fulminei istanti. La morte dei cloni per mano degli umani, invece, è dura, lunga, dolorosa e insistita. Spesso un umano continua ad infierire sul cadavere del clone anche dopo averlo ucciso. Solo in un momento, verso la fine, Adelaide, la vera protagonista della vicenda (che è l’origine di tutto), prova un moto di pietà nei confronti del clone del figlio che sta per morire. Vorrebbe fermarlo, salvarlo. Ma non può. Lui comunque si getta verso la distruzione, imitando il comportamento di Jason, l’originale, che muovendosi spinge il clone, che ne imita i movimenti, a distrugersi.

Il film in realtà parte bene nella prima parte dell’assedio in casa. Ci si aspetta di vedere come si risolverà la vicenda, ma poi gli umani riescono a fuggire dalla casa e la pellicola diventa, nella seconda parte, simile a tanto cinema horror sulle invasioni aliene e/o zombie: un nucleo di persone, in questo caso la famiglia, che cerca di sopravvivere alla calamità che intanto si è abbattuta su tutto il paese.

I personaggi principali, Adelaide, suo marito, i due bambini, non coinvolgono emotivamente nella loro vicenda, si fa fatica ad immedesimarsi con loro. Quasi si spera che vengano tutti massacrati. Rimane però, forte, la curiosità di sapere come faranno a salvarsi.

In realtà la verità è in tutt’altra parte, e riesce a dare un finale originale alla vicenda. Avrebbe però giovato alla pellicola una durata inferiore e l’eliminazione di qualche lentezza, proprio nel blocco finale. Che rimane comunque godibile e funzionale alla storia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: