Dario Argento: Si apre La porta sul buio… ‘Il tram’ (1973) e ‘Testimone oculare’

di Fabrizio SpurioA seguito del successo della sua prima trilogia, la Rai chiede ad Argento di realizzare una miniserie per la televisione. Ne usciranno 4 episodi, due dei quali diretti da Argento sotto pseudonimo, che però per l’epoca risultano molto tesi e violenti. I telefilm sono presentati da Argento in persona, che in questo modo sfrutta il medium televisivo per rendere popolare la sua immagine.

Il tram (1973) è il primo dei due episodi firmati da Argento (con lo pseudonimo di Sirio Bernadotte). Il protagonista è Enzo Cerusico nel ruolo del commissario Giordani, nome questo ricorrente nella filmografia argentiana. Il telefilm in realtà nasce da una scena scartata dalla sceneggiatura d’esordio de ‘l’Uccello dalle Piume di Cristallo’. La scena a un primo esame risulterebbe anche buona, un’idea originale con la quale giocare con lo spettatore: come poter commettere un delitto su un tram sotto gli occhi di tutti e riuscire a non farsi scoprire. Ma il rischio di rallentare la trama del film con questa scena, era troppo alto. Quindi Argento accantona l’idea e la rispolvera in quest’occasione, aggiungendo un inizio ed una fine così da rendere il telefilm godibile.

Alcuni chiari rimandi all’opera originale si possono cogliere durante la visione del telefilm. La fidanzata del protagonista si chiama Giulia, come la fidanzata di Sam ne ‘l’Uccello’, e c’è anche una scena che sembra essere presa di peso da quel film: Giordani seduto sul divano con la fidanzata Giulia parla alla ragazza dei suoi dubbi e sospetti. Sembra quasi di rivedere una delle scene casalinghe tra Sam e Giulia alle prese con le indagini del maniaco del film precedente.

Argento mette in scena una trama però lontana dai suoi soliti canoni. Intanto la mancanza di scene violente. Il medium televisivo non è ancora ‘permissivo’ come diventerà nel tempo, quindi non sono presenti gli efferati delitti tanto cari al regista, e la trama si svolge con una linearità che non impegna molto lo spettatore. Il discorso del particolare rivelatore poi è costruito senza una vera partecipazione del pubblico. In questo telefilm Giordani ripete spesso di aver trascurato un particolare importante, e il pubblico inizia a ragionare su quello che ha visto fino a quel momento, ma realmente questo particolare non c’è mai stato fino a quando non viene svelato. Di fatto, sia il pubblico che Giordani scoprono insieme qual è il particolare rivelatore. A mente fredda ci rendiamo conto che non potevamo sapere quale fosse questo particolare perchè Argento non lo ha mai mostrato, diversamente da come ha fatto ne l’Uccello e di come farà in seguito in Profondo Rosso, in Trauma, dove veramente il pubblico può vivere “l’inganno dell’occhio” sin da inizio pellicola e quindi è portato per tutta la durata del film a cercare di capire, di codificare l’elemento che risolve la trama. Ma in fondo di questa mancanza di precisione lo spettatore non se ne preoccupa, anzi, alla fine, nel momento del disvelamento, troverà appagamento intellettuale nello scoprire il “come e quando”. Argento punta su questo elemento, in quanto la sceneggiatura lineare gli permette di giocare con la trama semplice. Non ci sono folli da smascherare e comprendere, non ci sono indizi sparsi, nenie infantili e traumi sconvolgenti da risanare.

Il movente di questi telefilm è del tutto banale, a misura di famiglia, per uno spettatore medio che in casa potrebbe essere distratto da tante cose, uno spettatore che non segue la storia chiuso in una sala cinematografica dove poter rimanere concentrato sulla visione del film. Giordani è un personaggio superficiale. Non ci pensa due volte a mandare in galera un innocente, pur di trovare il suo colpevole e rimanere in pace con sè stesso. Le sue deduzioni sono banali, spicce, senza alcun approfondimento, e forse si tratta solo per un motivo di coscienza che decide di indagare in modo sistematico e “serio”. In effetti la prima ricostruzione del viaggio in tram è di per sé fallimentare: già nel momento in cui i passeggeri, richiamati a replicare quel viaggio fatale sulla vettura, si mostrano insicuri su molte cose, automaticamente tutto l’esperimento si vanifica. Ma Giordani vuole uscirne vincitore e continua con quella farsa che non ha nulla di veramente utile. E infatti il tutto si conclude con un madornale errore: l’accusa di un innocente.

Si distacca dal resto del telefilm la scena finale, in cui Giulia, convinta dal suo fidanzato a fare da esca per l’assassino, si ritrova da sola inseguita dal folle all’interno del deposito dei tram. La sequenza della fuga nel condotto per la riparazione dei tram, con un corridoio lungo nel quale Giulia inciampa e cade ripetutamente, riporta alla mente un simile corridoio apparso precedentemente, quello però delimitato da siepi, in ‘4 Mosche di Velluto Grigio’, quando Amelia, cameriera di casa dei protagonisti, fugge nel parco braccata dall’assassino. Come in quel film anche Giulia cerca la salvezza, travolta dal panico, mentre un folle armato di uncino cerca di raggiungerla. La costruzione della scena è esemplare, e la tensione è alta, come se Argento avesse voluto, in quel frangente, liberare tutta la sua voglia di fare cinema, il suo piacere nel creare tensione con la costruzione di tempi e attese sapienti; e riesce egregiamente nel suo intento creando una sequenza che non avrebbe certo sfigurato all’interno di una pellicola destinata al grande schermo.

Ma al termine di questa sequenza strettamente cinematografica, la pellicola torna sui più semplici e lineari binari televisivi, con la scoperta dell’assassino (che agisce per una semplice vendetta d’amore) e il suo arresto da parte della polizia. In questo caso l’assassino non subisce quella spettacolare punizione tipica dei prodotti destinati alla sala del regista. Argento sa che non è costretto, in questa sede, ad offrire uno spettacolo particolare per attirare il pubblico.

In fine è particolare l’aneddoto della scelta dell’arma dell’assassino. I dirigenti Rai esclusero l’uso di coltelli nei telefilm, i quanto simboli fallici. In questo caso al coltello è stato preferito un (di gran lunga) più inquietante uncino.

Un’altra porta si apre:

“Testimone oculare” (1972)

“Testimone oculare” è il secondo telefilm diretto da Dario Argento dopo “Il tram” per la serie “Una porta sul buio”, anche se risulta firmato da Roberto Pariante.

Pariante a quel tempo era stato aiuto regista per Argento, e per questo era stato scelto a dirigere l’episodio. Ma iniziate le riprese Argento si rese conto dell’inadeguatezza di Pariante a portare avanti il telefilm; decise così di sostituirlo, ma di lasciare la firma a lui per la regia. Il telefilm in realtà sembra un campionario dell’armamentario argentiano messo in campo fino a quel momento nei film precedenti. Molti esempi di scene ricordano la trilogia che li precede. Vediamo ad esempio, ad inizio episodio, la protagonista Roberta (interpretata da Marilù Tolo) intenta ad esaminare quello che crede il cadavere di una donna, morta di fronte alla sua auto. Roberta indugia sul corpo della donna, lo osserva, lo sfiora come a voler capire la realtà della morte. Indugia sul cadavere. Sembra in attesa di una spiegazione, una rivelazione che quel corpo le deve fornire. In quel momento Roberta si trova al cospetto della Morte, e quasi pretende un segno che la aiuti a comprendere quel mistero che le è davanti. Il contatto con la Morte, e con il morto, riporta a una scena analoga del “Gatto a nove code” quando il giornalista Giordani si trova in una cripta, davanti a una bara aperta, al cospetto del cadavere di Bianca Merusi. Anche in quella situazione ci troviamo davanti ad un incontro ravvicinato con un cadavere. I due protagonisti rimangono incastrati dalla visione del morto. Fissando quelle salme, riportandole alla realtà con il tatto, toccandole, cercano quasi un confronto diretto, quasi l’abbattimento di un tabù; la scoperta della verità di cosa ci aspetta alla fine di tutto. Ma anche un’altra sequenza ci riporta con al memoria alla pellicola precedente. La macchina da presa inquadra in primo piano una tazza, mentre avanza verso Roberta, fino a quando lei lo prende per bere. Nel “Gatto” vediamo un’inquadratura simile quando Giordani offre un bicchiere di latte ad Anna Terzi: c’è la medesima inquadratura con primo piano del bicchiere di latte e carrello verso la donna, finché lei non lo prende. Possiamo anche notare tra le altre cose la tecnica del flashback di Roberta, mentre lei racconta al commissario (Glauco Onorato) l’episodio della morte della donna sconosciuta e della sua tentata aggressione da parte dell’assassino.

Argento si avvale qui della tecnica già sperimentata ne “L’uccello dalle piume di cristallo” quando Sam Dalmas, cercando di scoprire il particolare rivelatore nascosto nella sua memoria, riesamina i suoi ricordi come fossero stralci di sequenze ripetute in moviola.

In generale il telefilm risulta però un po’ inarticolato, alternando sequenze di tensione con altre statiche, ma non in maniera omogenea. Probabilmente questo è dovuto al cambio di regia in corso d’opera.

Lo spettatore smaliziato, conoscitore dell’opera del regista sicuramente intuisce di trovarsi di fronte ad una pellicola surrogata, che purtroppo manca dell’idea originale che era il fulcro del precedente episodio “Il tram”. In effetti, a guardarlo bene, questo telefilm risulta realmente essere una sorta di remake, in chiave ridotta del film “4 mosche di velluto grigio”, la cui variante dall’originale è solo nel ribaltamento dei ruoli (qui Roberto, il protagonista perseguitato di “4 mosche” diventa Roberta). In effetti anche la trama segue, quasi episodicamente, la struttura del film precedente, dalla messa in scena dell’omicidio iniziale fino alla scoperta finale dell’assassino.

Un’opera quindi riuscita a metà, che però ha come punto di forza le sequenze di tensione, brevi purtroppo, ma riuscite, disseminate nella pellicola (l’incidente iniziale, il tentato omicidio in strada ai danni di Roberta, la finale attesa dell’omicida in casa, anche questa mutuata dal film precedente). E la scoperta finale dell’assassino persecutore lascia nello spettatore un po’ di amaro in bocca.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: