‘Loro 1 e Loro 2’: Sorrentino e il disagio con il modello di riferimento.

di Donato Ferdori

“Loro” (1 e 2) è un film di P. Sorrentino del 2018, con T. Servillo e E. Sofia Ricci.L’ultima fatica del cineasta napoletano è un film che provoca uno strano effetto. La prima parte è all’altezza delle cose migliori di Sorrentino; la seconda rischia costantemente di cadere nel moralismo più stucchevole e becero.

Nel confronto finale tra Silvio e Veronica – dove è evidente da che parte il regista vuole che lo spettatore stia – si rischia di stare dalla parte di B.

Anche perché, per almeno tre quarti del film, non ci si può non chiedere se Berlusconi sia veramente così come qui viene dipinto, e nel caso di capisce molto meglio il suo successo imprenditoriale e politico. Il Berlusconi del film è un uomo di grande tempra: non la si può certo dire tempra morale, ma tempra psichica indubbiamente sì. Nell’immaginario collettivo Berlusconi Io si immagina infinitamente più viscido e meschino.

Forse l’unica scena davvero raccapricciante è quella in cui B., per confermare a se stesso di essere ancora un grande venditore, chiama un numero a caso dall’elenco telefonico e con una lunghissima, sapiente e cinica telefonata a una donna separata e sola, giocando con i suoi sentimenti, riesce a convincerla a interessarsi seriamente a una casa che non esiste; ma il raccapriccio nasce solo nel momento in cui ti rendi conto che quel che lui sta vendendo è il nulla: se quella casa esistesse, anche la telefonata in questione potrebbe apparire semplicemente come un esempio di efficacissima manipolazione commerciale, una prassi intrinseca al mondo della compravendita.È vero che poi B. applica, senza filtro alcuno, la logica del commercio alla politica comprandosi i senatori, ciò che è ovviamente squallido; ma perfino nel far questo il personaggio appare talmente sordo a ogni considerazione morale da risultare a suo modo puro, dotato di un’innocenza fanciullesca. In questo è diverso da molti che lo circondano, la cui piccolezza sembra figlia dell’esser venuti miseramente a patti con i propri scrupoli. Il Silvio di Sorrentino è intelligente e appassionato: vive della convinzione, quasi calliclea o nietzschiana, che l’egoismo è la norma in tutti; che si tratta dunque di essere egoisti meglio degli altri, cioè più radicalmente; e che la morale, la virtù e la correttezza non sono che la maschera della paura della vita.Sarà anche per l’interpretazione di Servillo, il cui viso trasformato porta in sé tracce delle interpretazioni precedenti, ma ne viene fuori una figura affascinante, un fascino che il tentativo di demolizione morale delle ultime scene non scalfisce. È un tentativo troppo plateale…che forse, chissà, nasce – più o meno consapevolmente – proprio dal bisogno di controbilanciare un personaggio risultato troppo accattivante, a parere di chi scrive decisamente troppo generoso nei confronti del suo modello reale. Mi pare che nel “Divo” la condanna di Andreotti fosse più implicita nella semplice narrazione dei fatti, senza bisogno di essere così tanto, e inutilmente, detta.Anche alla “santa” della “Grande bellezza” veniva messa in bocca una sorta di sintesi morale – il discorso sul valore delle radici – ma quella della santa era una caricatura, in miracoloso bilico tra figura dell’autenticità etica e kitsch ecclesiastico, sicché la sua predica non risultava affatto dolciastra, tanto più che si confrontava alla pari con il disincantato incanto di Jep Gambardella in un testa a testa fino alla fine senza vincitori.

Tra l’altro, in “Loro” viene riproposto in altra salsa quello che per me è l’unico momento veramente debole dello splendido film sulla morte a Roma: quello in cui una bambina chiede a Jep “tu chi sei?” e lui, stordito, abbozza qualcosa, interrotto dalla bimba che gli fa “no, tu non sei nessuno”. “Nessuno? Ma io…” Nel film sul Cavaliere, è un vecchio e rimbambito Mike Bongiorno a rivelare a Silvio di essere stato sconvolto dalla stessa domanda rivoltagli non so da chi… Ok, messaggio chiaro, ma decisamente troppo plateale e scontato, Mr. Sorrentino! Sarebbe meglio che il cineasta napoletano non trattasse gli spettatori come ha fatto B. (quello vero): con troppa furbizia e poca intelligenza!

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