Atom Egoyan torna a Venezia con ‘Guest of Honour’

di Luca Graziani

‘Guest of Honour’ (2019) è un film che si propone di indagare la complessità della natura umana e le relazioni interpersonali ma che resta impelagato in una sceneggiatura caotica, frammentata e inverosimile. Tanti sono gli elementi che Egoyan getta nel calderone per il suo ritorno al Lido dopo quattro anni, riscoprendo il suo cinema delle origini per stile espressivo e tematiche intimiste. Non la si può certo definire un’opera monotematica: famiglia, multiculturalità, tradimento, abuso di potere. Gli spunti forniti sono talmente tanti, e con vari livelli di interpretazione possibili, da risultare alla fine superficiali e incompleti.

 

Tutto ruota attorno alla storia di un padre (David Thewlis, un personaggio tragicomico e complicato e sua figlia (Laysla De Oliveira), introversa e segnata da un’infanzia turbolenta.

Jim lavora come ispettore sanitario, un implacabile custode di regole inviolabili che i ristoratori sono costretti a rispettare. Nel suo lavoro c’è solo oggettività, non esiste il beneficio del dubbio, al contrario la sua vita privata è fatta di incertezze che nulla hanno a che vedere con l’assoluta trasparenza che esige durante le sue ispezioni. Sua figlia Veronica ha sviluppato una grande passione per la musica che coltiva fin da bambina e ha deciso di farne un lavoro diventando insegnate di musica. Un giorno accade qualcosa che la porterà a prendere una decisione sbagliata. Viene arrestata per abusi che non ha commesso ai danni di uno studente minorenne. È innocente ma si dichiara colpevole e a nulla valgono gli sforzi del padre per farla uscire dal carcere: lei vuole restare lì e pagare per ciò che non ha commesso.

Padre e figlia, due individui vittime di se stessi e dell’altro, entrambi assidui consumatori di bugie allo scopo di proteggersi da una verità dolorosa e insostenibile. La negazione è la strada più semplice di fronte a una realtà talmente scomoda da diventare insopportabile. Ed è questo il punto su cui insiste il regista canadese: esistono davvero bugie a fin di bene? Lo scopriamo grazie a due protagonisti assaliti dal senso di colpa per le loro azioni tremendamente sbagliate e rimaste impunite. Sono uniti dal legame di sangue ma di fatto sono due estranei che pur di evitare il confronto preferiscono indagare reciprocamente, in segreto, ognuno per proprio conto, sulla vita dell’altro.

Emblematica è la simbologia del coniglio, animale da compagnia ma anche carne da macello. Nel film lo vediamo prima accudito e rispettato e poi ucciso e steso con le orecchie mozzate sul bancone di un ristorante in attesa di essere cucinato come piatto succulento. L’ambivalenza è, infatti, il messaggio che propone Egoyan.

Guest of Honor è un film che ha il pregio di risultare molto umano, sincero nell’ammettere che di fronte alle tentazioni e ai vizi anche i legami più saldi rischiano di vacillare.

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